11 mar 2026

Ungheria blocca ostacolo inaspettato al prestito di 90 miliardi di euro della UE all'Ucraina

La Commissione europea ha incontrato un ostacolo inaspettato nella sua strategia per finanziare il piano di prestito di 90 miliardi di euro destinato all'Ucraina, durante un incontro tra ambasciatori in programma venerdì.

21 febbraio 2026 | 03:25 | 4 min di lettura
Ungheria blocca ostacolo inaspettato al prestito di 90 miliardi di euro della UE all'Ucraina
Foto: The New York Times

La Commissione europea ha incontrato un ostacolo inaspettato nella sua strategia per finanziare il piano di prestito di 90 miliardi di euro destinato all'Ucraina, durante un incontro tra ambasciatori in programma venerdì. L'opposizione di Ungheria, guidata dal ministro degli Esteri e del Commercio Peter Szijjarto, ha creato un'incertezza sulle prospettive del finanziamento, un elemento cruciale per sostenere la difesa ucraina in un momento in cui il paese necessita di risorse aggiuntive. L'obiezione ungherese, segnalata inizialmente dal Financial Times, ha interrotto i progressi verso il completamento del piano, che prevedeva di finanziare il prestito emettendo debito supportato dal bilancio dell'Unione Europea. La decisione ungherese ha rivelato tensioni politiche e strategiche, mettendo in luce le complessità del coordinamento tra gli Stati membri per affrontare una crisi globale.

La posizione ungherese si basa su una serie di preoccupazioni legate al trasporto di petrolio attraverso il tubo Druzhba, che attraversa l'Ucraina e fornisce petrolio russo a Ungheria e Slovacchia. Secondo le dichiarazioni del ministro Szijjarto, il blocco del trasporto di petrolio da parte dell'Ucraina rappresenta una forma di "burocrazia" che impedisce a Ungheria di ricevere le risorse necessarie. L'ambasciatore ungherese ha sottolineato che il governo ha deciso di bloccare il prestito finché non ripristinerà il flusso di petrolio, un tema che ha suscitato dibattiti internazionali. La Slovacchia, anch'essa coinvolta nel trasporto, ha condiviso le accuse dell'Ungheria, accusando l'Ucraina di ridurre deliberatamente le forniture. Queste tensioni, però, non sono nuove: negli ultimi mesi, il governo ungherese ha espresso critiche verso l'Ucraina e ha sostenuto le posizioni di Viktor Orban, presidente del paese e leader del Partito Popolare Ungherese, noto per la sua opposizione alla guerra in Ucraina.

Il contesto geopolitico si complica ulteriormente con l'approccio del governo ungherese verso la crisi ucraina. L'Ungheria ha sempre sostenuto una politica di neutralità nel conflitto, cercando di mantenere un equilibrio tra gli interessi russi e quelli occidentali. Tuttavia, la decisione di bloccare il prestito ha rivelato una posizione più dura, in particolare in vista delle elezioni del 2024, che potrebbero influenzare la leadership del paese. Viktor Orban, un fervente critico dell'Ucraina e della politica occidentale, ha utilizzato il tema del petrolio per sottolineare la dipendenza dell'Europa da Russia, ma ha anche cercato di sottolineare la sua posizione come "mediatore" tra le parti in conflitto. Questa strategia, tuttavia, ha suscitato preoccupazioni all'interno dell'Unione Europea, che teme un allontanamento della Ungheria dalle decisioni comuni.

Le implicazioni del blocco ungherese si estendono al piano finanziario dell'Unione Europea, che prevedeva di emettere debito per coprire il prestito a Kiev. La Commissione europea aveva inizialmente sperato di finanziare il piano attraverso il blocco di asset russi in Belgio, ma il piano era stato respinto a causa della forte opposizione di alcuni Stati membri. L'idea di emettere debito supportato dal bilancio UE è stata accettata solo dopo che Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca avevano concordato di non dover sostenere i costi del prestito. Questo accordo, però, non ha risolto le tensioni interne all'UE, che ora dovrà affrontare la possibilità di un ritardo nella distribuzione dei fondi. L'obiezione ungherese potrebbe, inoltre, influenzare la capacità dell'UE di mantenere un'unanimità tra i 27 Stati membri, un requisito fondamentale per approvare il piano.

La situazione potrebbe evolvere in modo imprevedibile, a seconda delle negoziazioni tra gli Stati membri e l'Ungheria. Il ministro Szijjarto ha espresso una posizione chiara, ma non ha escluso la possibilità di un compromesso. La Commissione europea, attraverso il suo portavoce Balazs Ujvari, ha riaffermato l'impegno politico di fornire i 90 miliardi di euro a Kiev, sottolineando l'importanza del sostegno unanime. Tuttavia, il rischio di un'opposizione duratura rimane elevato, soprattutto se l'Ungheria continuerà a legare il finanziamento al ripristino del trasporto di petrolio. In un momento in cui l'Ucraina necessita urgentemente di risorse per sostenere la sua difesa, il blocco ungherese potrebbe avere conseguenze significative, mettendo in discussione la capacità dell'UE di rispondere alle esigenze di un paese in guerra. L'evoluzione della situazione dipenderà da come le parti coinvolte saranno in grado di trovare un equilibrio tra le proprie priorità e gli obiettivi comuni del blocco europeo.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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