11 mar 2026

Eltif: investire nei fondi che rendono accessibili i beni non quotati

L'industria dei fondi di private equity, che investe in attività non quotate come capitali e debiti di startup o aziende di medie dimensioni, ha visto un incremento significativo degli interessi da parte degli investitori privati.

06 marzo 2026 | 10:00 | 4 min di lettura
Eltif: investire nei fondi che rendono accessibili i beni non quotati
Foto: Le Monde

L'industria dei fondi di private equity, che investe in attività non quotate come capitali e debiti di startup o aziende di medie dimensioni, ha visto un incremento significativo degli interessi da parte degli investitori privati. Tuttavia, le performance di questi fondi, spesso pubblicizzate come superiori al 10% annuo, sono in realtà legate a portafogli esclusivamente dedicati a investitori istituzionali o ultra-ricchi. I prodotti accessibili al grande pubblico, che si stanno diffondendo negli ultimi mesi, non possono garantire tali rendimenti. Ad esempio, Amundi ha fissato un rendimento medio annuo del 8% per il proprio fondo Prima, mentre la Banque Postale Asset Management (LBP AM) annuncia un target tra il 6% e il 7% per il fondo LBP AM Private Opportunities. Axa-BNP, invece, ha registrato un aumento del 7% su un investimento di 10.000 euro nel fondo Eltif 2 AXA Financement Entreprises nel 2024. Questi dati evidenziano una sostanziale differenza tra i fondi puri di private equity e quelli rivolti ai singoli investitori, che operano in un contesto regolamentare diverso.

La discrepanza tra i due tipi di fondi nasce principalmente dalla struttura legale e finanziaria. I fondi destinati ai singoli investitori devono ottenere il label Eltif (European Long-Term Investment Fund), un'etichetta introdotta nel 2015 e riveduta nel 2024. Questo framework mira a bilanciare la protezione degli investitori con la necessità di finanziare l'economia reale. Didier Deleage, responsabile della gestione d'asset per l'Autorità dei Mercati Finanziari, ha spiegato che l'obiettivo principale è garantire sicurezza senza ostacolare la crescita economica. Dopo il 2024, i fondi Eltif devono detenere almeno il 55% di attività non quotate, mentre i rimborsi sono limitati al 45% del portafoglio liquido. Secondo Mara Dobrescu, esperta di fondi obbligazionari presso Morningstar, i fondi Eltif investono in media tra il 15% e il 20% in azioni tradizionali, obbligazioni o liquidità, riducendo così la potenziale crescita dei rendimenti. Questi vincoli strutturali spiegano perché i fondi accessibili al pubblico non possano raggiungere le performance dei fondi puri.

Il contesto normativo del Eltif rappresenta un'evoluzione significativa nel settore degli investimenti privati. Prima del 2024, il quadro regolamentare era meno definito, permettendo ai gestori di adottare approcci più flessibili. La riforma del 2024 ha introdotto un'etichetta che richiede un mix specifico di attività, con un focus sull'investimento a lungo termine. Questo cambiamento è stato motivato da preoccupazioni riguardo al rischio di sottostima degli investitori non professionisti, che potrebbero non comprendere appieno le dinamiche complesse dei fondi privati. Inoltre, il legislatore ha voluto incentivare la crescita economica attraverso investimenti in aziende emergenti, come startup e PMI, che spesso non riescono a ottenere finanziamenti da banche tradizionali. Tuttavia, la stretta regolamentare ha anche limitato la capacità dei fondi Eltif di generare rendimenti elevati, poiché il loro portafoglio deve includere una quota significativa di attività sicure. Questo equilibrio tra protezione e crescita è diventato un tema centrale nel dibattito finanziario italiano e europeo.

Le implicazioni di questa struttura normativa sono profonde e si estendono sia al settore degli investimenti che al contesto macroeconomico. Da un lato, i fondi Eltif offrono ai singoli investitori un'alternativa alla tradizionale gestione di portafoglio, permettendo di partecipare a progetti di crescita senza dover gestire direttamente le aziende. Dall'altro, i vincoli regolamentari riducono la potenziale redditività, creando una sorta di trade-off tra sicurezza e rendimento. Questo scenario ha portato a un aumento della domanda di fondi alternativi, ma anche a un dibattito sulle aspettative degli investitori. Molti non comprendono che i rendimenti promessi, come il 10%, sono riferiti a portafogli esclusivamente dedicati a investitori istituzionali, che possono accedere a capitali più grandi e a strumenti di finanziamento diversificati. Inoltre, la scarsa liquidità dei fondi Eltif implica un periodo di investimento lungo, che non è sempre adatto a tutti. Queste dinamiche hanno spinto i gestori a rivedere le loro strategie, cercando di equilibrare la crescita con la protezione del capitale.

Il futuro degli investimenti privati in Italia e in Europa dipende da come i regolatori e i gestori saranno in grado di adattarsi alle esigenze del mercato. La riforma del Eltif ha introdotto una maggiore trasparenza, ma ha anche creato sfide per i fondi che devono soddisfare requisiti normativi stringenti. Gli investitori devono essere informati sui rischi e sulle opportunità offerte da questi strumenti, evitando di aspettative reali. Al contempo, i gestori dovranno trovare nuovi modelli di investimento che siano al contempo sicuri e redditizi, senza compromettere la crescita delle aziende. La concorrenza tra i fondi Eltif e i fondi tradizionali potrebbe portare a un miglioramento dei servizi e a un aumento della diversificazione degli strumenti disponibili. In un contesto economico sempre più complesso, la capacità di adattarsi ai nuovi regolamenti e alle aspettative degli investitori sarà determinante per il successo del settore.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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