Peinado: la maggior parte dei collezionisti non hanno un Lamborghini
Quico Peinado, presidente dell'associazione di gallerie Art Barcelona, si batte da anni per l'applicazione dell'IVA ridotta al 10% alle vendite di opere d'arte, un tema che ha suscitato un dibattito acceso nel settore culturale spagnolo.
Quico Peinado, presidente dell'associazione di gallerie Art Barcelona, si batte da anni per l'applicazione dell'IVA ridotta al 10% alle vendite di opere d'arte, un tema che ha suscitato un dibattito acceso nel settore culturale spagnolo. La protesta, che ha visto le gallerie chiudere le porte durante la fiera Arco di Madrid e occupare musei come il Macba e il Prado, nasce da un doppio problema: il pagamento dell'IVA al 21%, uno dei tassi più elevati d'Europa, e la mancanza di una politica fisciale che riconosca l'importanza del mercato dell'arte come motore del patrimonio culturale. Peinado, che rappresenta 35 gallerie a Barcellona, ha sottolineato come le istituzioni pubbliche, tra cui i musei, potrebbero beneficiare di una riduzione dell'imposta, poiché molte acquisizioni di opere d'arte vengono effettuate da enti pubblici. La sua battaglia non riguarda solo gli operatori del settore, ma anche l'intera comunità artistica, che vede nell'IVA un ostacolo alla crescita e alla visibilità dei creatori.
La protesta, che si è intensificata a partire dal 2 al 7 febbraio, ha visto le gallerie spagnole mobilitarsi con iniziative simboliche come la chiusura delle vetrine e l'occupazione di spazi museali. Peinado ha spiegato come le gallerie siano colpite da un doppio peso fiscale: da un lato, pagano l'IVA al 21%, un tasso che in altri paesi europei è ridotto tra il 5% e il 8%, e che condividono con altre aziende che espongono in feste come Arco, la principale manifestazione dell'arte contemporanea in Spagna. Dall'altro, sono le uniche del settore culturale a pagare l'IVA al 21%, mentre altre attività, come cinema o teatro, beneficiano di tasse ridotte. Questa disparità, secondo Peinado, penalizza un settore che, sebbene non sia in grado di competere con le grandi aziende, è fondamentale per la diffusione della cultura. "L'arte non è un lusso, ma un elemento essenziale per la società", ha affermato, sottolineando che le gallerie non solo vendono opere, ma anche promuovono mostre gratuite e offrono spazi di crescita agli artisti.
Il contesto del dibattito sull'IVA risale a anni di proteste, che hanno visto le gallerie spagnole richiedere un'adeguata politica fiscale. L'associazione dei galleristi, il Consorci de Galeries d'Art Contemporani d'Espanya, ha più volte incontrato il Ministero della Cultura senza ottenere risultati. Il presidente del consorci, Peinado, ha ricordato come nel 2018 fosse stato annunciato un'adeguazione dell'IVA culturale, ma che poi non fosse mai stata realizzata. "Il ministro Urtasun, che allora era responsabile del settore, aveva promesso un cambiamento, ma adesso sembra che non abbia seguito attraverso", ha commentato, riferendosi alla mancanza di supporto da parte del ministero. La questione, però, non riguarda solo le gallerie: il sistema fiscale spagnolo, che attribuisce tasse ridotte a settori come il cinema o i libri, penalizza un mercato che, sebbene non abbia le stesse dimensioni, è vitale per la cultura. "I musei comprano molte opere da noi, ma non hanno mai ricevuto supporto fiscale", ha sottolineato Peinado, sottolineando come il settore si senta trascurato da un sistema che non lo riconosce come parte integrante dell'economia culturale.
L'analisi delle implicazioni di questa battaglia rivela come una riduzione dell'IVA potrebbe avere effetti benefici non solo per le gallerie, ma anche per le istituzioni culturali. Secondo Peinado, il risparmio potrebbe consentire ai musei, come il Macba o il MNAC, di acquistare opere d'arte e sostenere gli artisti locali. "I musei ci comprano, ma non hanno mai avuto un incentivo fiscale", ha spiegato, aggiungendo che la riduzione dell'IVA potrebbe permettere a queste istituzioni di investire di più in opere e in progetti culturali. Inoltre, la riduzione dell'imposta potrebbe aiutare i collezionisti, che spesso non investono in lussi come auto o vacanze, ma preferiscono spendere per opere d'arte. "Molte persone non hanno una seconda casa, ma investono in arte", ha affermato Peinado, sottolineando come il mercato dell'arte sia più democratico di quanto si pensi. Tuttavia, la sfida resta: come far sì che il governo riconosca l'importanza del settore e modifichi le regole fiscali, anche se questo potrebbe comportare un taglio ai fondi destinati a altre attività.
La chiusura del dibattito non è ancora in vista, ma la protesta ha dato un segnale forte. Le gallerie, che hanno già mobilitato il pubblico con iniziative come il Barcelona Gallery Weekend, intendono continuare a sollecitare il governo. Peinado ha sottolineato come il futuro dipenda da un cambiamento di prospettiva: "L'arte non è un lusso, ma una risorsa per la società". La sua associazione, che organizza eventi come The Collector is Present, cerca di creare un dialogo tra collezionisti e artisti, mostrando come il mercato dell'arte sia un luogo di crescita e di condivisione. Se il governo non risponderà alle richieste, il settore potrebbe dover trovare nuove strategie per sopravvivere, ma per Peinado il sostegno politico è indispensabile. "Siamo pronti a continuare la battaglia, ma non possiamo fare tutto da soli", ha concluso, sottolineando che il futuro dell'arte in Spagna dipende da un accordo tra gallerie, musei e governo.
Fonte: El País Articolo originale
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