Un quarto degli andalusi in esclusione sociale, svela Cáritas
Andalucía, nonostante dati positivi sul lavoro, rimane tra le regioni con maggiore esclusione sociale: due milioni di persone a rischio, causata da crisi abitativa e instabilità occupazionale, richiedendo interventi strutturali.
Andalucía, pur mostrando dati positivi sul mercato del lavoro e una riduzione delle tasas di povertà, rimane tra le regioni con il maggior numero di persone a rischio di esclusione sociale, secondo l'ultimo rapporto presentato da Cáritas a Seville. L'analisi, realizzata in collaborazione con la Fondazione FOESSA, rileva che due milioni di andalucisti, uno su quattro, vivono in condizioni di esclusione sociale. Circa 400 mila famiglie, dopo aver sostenuto i costi della casa e dei servizi, si trovano al di sotto del livello di povertà severa. Daniel Rodríguez de Blas, membro del Comitato tecnico della FOESSA e coordinatore dello studio, ha descritto la situazione come un "modello di società diseguale", in cui l'esclusione sociale si conferma come un elemento centrale di una struttura sociale profondamente problematica. Lo studio mette in luce come le sfide economiche e sociali non siano più legate a una passività individuale, ma siano il risultato di un sistema che non riesce a garantire diritti basilari come un'abitazione dignitosa o un'occupazione stabile.
L'analisi si concentra su due fattori chiave: la crisi abitativa e l'instabilità del mercato del lavoro. La mancanza di accesso a una casa, sia per l'acquisto che per l'affitto, è un problema diffuso, soprattutto tra le nuove generazioni, ma si estende anche a fasce della popolazione più mature. Rodríguez de Blas ha sottolineato come questa situazione costituisca l'"epicentro della diseguaglianza" in Andalucía, con i prezzi delle abitazioni che crescono in modo esponenziale, mentre i salari non riescono a coprire l'inflazione. Il rapporto evidenzia come la crescita degli stipendi in Andalucía non abbia mai superato l'aumento dei costi di vita, con il salario medio che rimane significativamente inferiore rispetto al resto del Paese. Questo scenario crea una spirale di insicurezza, in cui molte famiglie non riescono a garantire un'abitazione stabile, aumentando il rischio di esclusione sociale.
Il contesto socio-economico di Andalucía si presenta come un mix di sfide complesse, tra cui la dipendenza dal lavoro di migranti e l'impatto della pandemia sulla sanità. Lo studio rileva che il tasso di disoccupazione in Andalucía rimane il più alto del Paese, nonostante un calo del 7% nel periodo 2018-2024. Tuttavia, gran parte del recupero occupazionale dipende da una popolazione migrante, che rappresenta il 40% del crescente numero di lavoratori, contro il 10% dei nati in Spagna. Rodríguez de Blas ha sottolineato come questa comunità sia un "pilastro del mercato del lavoro", ma anche un segnale di una struttura economica che non riesce a integrare le nuove generazioni locali. La pandemia ha aggravato questa situazione, con un deterioramento della sanità pubblica che ha esacerbato le disuguaglianze. I dati mostrano come l'accesso ai servizi sanitari, specialmente per trattamenti non coperti da Social Security, sia diventato sempre più limitato, con una crescita del 1,3 milioni di andalucisti che non riescono a sostenere costi sanitari.
Le implicazioni di questa crisi sociale sono profonde, tanto per le famiglie quanto per il sistema pubblico. Il rapporto evidenzia come l'instabilità del lavoro e i costi abitativi siano i principali fattori che ostacolano il mantenimento di un livello di vita dignitoso. In Andalucía, più di un decimo delle famiglie ha un sostentatore principale in condizioni di grave instabilità occupazionale, con un'incidenza ancora maggiore tra le famiglie guidate da donne. Questo quadro svela una realtà in cui la povertà non è più un fenomeno marginale, ma una condizione strutturale. La FOESSA ha chiesto interventi mirati a rafforzare la solidarietà sociale, a migliorare l'accesso a abitazioni adeguate e a creare opportunità di lavoro stabile. La sfida, però, è enorme, poiché richiede un cambio di paradigma in un sistema economico che non riesce a rispondere alle esigenze di una popolazione sempre più vulnerabile.
La conclusione dello studio richiama l'importanza di politiche pubbliche che non si limitino a misure di emergenza, ma si estendano a un piano di lungo periodo per ridurre le disuguaglianze. La FOESSA ha chiesto un'azione concreta per affrontare la crisi abitativa, il potenziamento dei servizi sociali e l'adeguamento dei salari alle esigenze di vita. L'analisi sottolinea come la struttura economica attuale non riesca a garantire diritti fondamentali, creando una spirale di esclusione che colpisce soprattutto le fasce più deboli. Se non si interviene, il rischio è che la situazione si aggravhi, portando a una crescita di persone in condizioni di povertà estrema e a un aumento della tensione sociale. L'impegno delle istituzioni e della società civile sarà cruciale per trovare soluzioni duraturo, ma il cammino verso un'equità reale sembra ancora lungo e complesso.
Fonte: El País Articolo originale
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