11 mar 2026

Trump applica nuovi tariffi doganali del 10%

Trump ha introdotto un'onere doganale del 10% sui prodotti importati negli Stati Uniti, in seguito alla decisione della Corte suprema. La misura, basata su una legge del 1974, mira a ridurre il deficit commerciale, escludendo alcuni settori e Paesi.

24 febbraio 2026 | 10:25 | 4 min di lettura
Trump applica nuovi tariffi doganali del 10%
Foto: Le Monde

Un nuovo onere doganale del 10 per cento, applicato ai prodotti importati negli Stati Uniti, è entrato in vigore martedì 24 febbraio, come annunciato da Donald Trump immediatamente dopo la decisione della Corte suprema che aveva annullato la sua prima misura di tasse "reciproche" su gran parte dei paesi del mondo. La decisione, che mira a sostituire le tariffe di importazione esistenti e quelle previste da diversi accordi commerciali siglati con i principali partner economici di Washington, rappresenta un tentativo di riequilibrare i flussi commerciali e di ridurre il deficit commerciale. Tuttavia, non riguarda le tariffe settoriali, che variano tra il 10 e il 50 per cento su settori come il rame, l'automobile o il legname da costruzione, né i prodotti canadesi e messicani importati in base al trattato di libero commercio nordamericano (Nafta). La misura, adottata in base a una legge del 1974 che permette al presidente di intervenire su questioni economiche in caso di un grave squilibrio della bilancia dei pagamenti, ha un impatto significativo sulle importazioni, portando il tasso medio delle tariffe a 13,7 per cento, in calo rispetto al 16 per cento prima della decisione della Corte suprema.

La decisione del presidente, annunciata in concomitanza con la sentenza della Corte suprema che aveva invalidato una parte delle sue misure tariffarie, ha suscitato reazioni contrastanti. Trump ha sottolineato che il nuovo onere doganale è stato concepito come un mezzo per rispondere al deficit commerciale, un tema centrale della sua politica economica. Tuttavia, la Corte ha ritenuto che la base giuridica delle tariffe precedenti, fondata su un testo del 1977 che permetteva all'esecutivo di agire senza il consenso del Congresso in caso di "emergenza economica", non fosse sufficiente. L'annullamento di quelle misure ha messo in discussione la legittimità delle tasse imposte da Trump, che avevano raggiunto un valore di oltre 130 miliardi di dollari nel 2025, secondo gli analisti. La decisione ha anche aperto la strada a possibili rimborseri delle tasse già pagate dalle aziende, come dimostrato dal caso del gruppo FedEx, che ha già presentato una causa contro il governo.

L'ipotesi di un aumento delle tariffe al 15 per cento, avanzata da Trump in un'intervista del sabato, ha suscitato ulteriore dibattito. Il presidente ha argomentato che la decisione della Corte fosse "ridicola" e "antiamericana", ma non ha ancora emesso un decreto per applicare questa misura. Il termine per il voto del Congresso sulle tariffe, fissato a centocinquantadue giorni, coincide con il periodo precedente alle elezioni di metà mandato di novembre, quando i democratici potrebbero cercare di recuperare il controllo della Camera dei Rappresentanti. Questo scenario mette in luce la delicatezza del tema, che non solo riguarda la politica economica ma anche la strategia elettorale. Le tariffe, che possono essere applicate solo in caso di un grave squilibrio della bilancia dei pagamenti, rappresentano un strumento controverso, in quanto possono influenzare le relazioni commerciali e le dinamiche internazionali.

L'impatto delle nuove tariffe è stato analizzato da diversi esperti, che hanno sottolineato le conseguenze potenziali per le aziende e per i consumatori. Secondo il Budget Lab dell'università di Yale, il tasso medio delle tariffe sui prodotti importati negli Stati Uniti è aumentato dal 16 al 13,7 per cento, un calo che potrebbe ridurre i costi per le aziende ma anche complicare le relazioni commerciali con i partner. La decisione di Trump di escludere alcuni prodotti, come quelli che non possono essere prodotti o coltivati negli Stati Uniti, ha mostrato una certa prudenza, ma ha anche suscitato critiche per la sua ambiguità. Inoltre, la decisione di non applicare le tariffe su prodotti canadesi e messicani ha rafforzato la posizione dei paesi dell'America del Nord, che hanno un accordo commerciale bilaterale. La mancanza di un accordo chiaro sulle tariffe settoriali ha lasciato aperti alcuni interrogativi, in quanto alcuni settori potrebbero rimanere esclusi da questa misura.

La questione delle tariffe non è solo un tema economico, ma anche un fattore politico cruciale. La decisione del presidente di utilizzare le tariffe come strumento per ridurre il deficit commerciale ha suscitato reazioni sia a livello interno che internazionale. Mentre i sostenitori ritengono che le tariffe siano necessarie per proteggere l'industria nazionale e riequilibrare i flussi commerciali, i critici temono che possano danneggiare l'economia e le relazioni internazionali. La mancanza di un accordo definitivo con il Congresso e la prossima elezione di metà mandato rendono il tema particolarmente complesso. Il governo americano dovrà affrontare una serie di sfide, tra cui il bilancio delle spese fiscali e la gestione delle relazioni commerciali, in un contesto di crescente incertezza economica. La decisione di introdurre un nuovo onere doganale del 10 per cento rappresenta quindi un passo significativo, ma non definitivo, in un dibattito che continuerà a influenzare le politiche economiche e le dinamiche internazionali.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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