11 mar 2026

Stati Uniti firman un accordo di cooperazione nucleare civile con l'Armenia

La visita del vicepresidente degli Stati Uniti, J. D. Vance, in Armenia, iniziata lunedì e proseguente martedì, rappresenta un evento di notevole rilevanza geopolitica e strategica per la regione del Caucaso.

10 febbraio 2026 | 14:08 | 5 min di lettura
Stati Uniti firman un accordo di cooperazione nucleare civile con l'Armenia
Foto: El País

La visita del vicepresidente degli Stati Uniti, J.D. Vance, in Armenia, iniziata lunedì e proseguente martedì, rappresenta un evento di notevole rilevanza geopolitica e strategica per la regione del Caucaso. Questo incontro, che segna la prima volta in cui un alto funzionario americano si è recato sul suolo armeno da quando il Paese ha ottenuto l'indipendenza dalla URSS nel 1991, sottolinea l'incremento dell'interesse degli Stati Uniti nei confronti del Caucaso Sud e del ruolo che Armenia potrebbe svolgere nella riconfigurazione del contesto regionale dopo decenni di conflitti. La visita è accompagnata da accordi economici concreti, tra cui un'intesa che permetterà a aziende americane di partecipare a progetti di energia nucleare in Armenia. Questo spostamento di focus economico e strategico rappresenta un segnale forte da parte degli Stati Uniti, che intende rafforzare le sue relazioni con un Paese che ha sempre svolto un ruolo cruciale nel contesto geopolitico dell'area.

Il viaggio di Vance si colloca in un momento decisivo per Armenia, che ha appena concluso un conflitto di oltre 30 anni con l'Azerbaigian per il controllo dell'enclave di Artsakh, noto come Nagorno-Karabakh. L'ultimo scontro, culminato nell'offensiva militare del 2023, ha portato all'espulsione di più di 100.000 armeni dal territorio, ora sotto il controllo delle forze azeri. Dopo un lungo periodo di tensioni, nel mese di agosto 2025, Armenia e Azerbaigian hanno firmato a Washington una dichiarazione di principi volta a promuovere la pace, la normalizzazione delle relazioni e la ripresa delle rotte di trasporto regionali bloccate per decenni. Gli Stati Uniti hanno svolto il ruolo di mediatore principale in questa iniziativa, che rappresenta un passo fondamentale verso la stabilità del Caucaso. La visita di Vance, quindi, non solo è un atto di sostegno a questa dinamica, ma anche un tentativo di rafforzare il ruolo di Armenia come intermediario tra potenze regionali e internazionali.

Il contesto politico e strategico dell'incontro è segnato da un'evoluzione profonda nel rapporto tra Armenia e gli Stati Uniti. La visita di Vance si colloca all'interno del progetto TRIPP, sigla che indica un'infrastruttura di commercio, transito e energia che attraverserebbe Armenia e Azerbaigian, con il territorio di Najichevan. Questo progetto, concepito come una via di collegamento tra il Mediterraneo e l'Asia centrale, mira a creare un'alternativa alle rotte commerciali esistenti, riducendo la dipendenza da altre potenze. Tuttavia, il significato della visita va oltre la mera architettura economica. Il sostegno esplicito di Vance al primo ministro armeno, Nikol Pashinyan, a pochi mesi dalle elezioni del giugno 2025, ha suscitato reazioni contrastanti all'interno della società armena. Questo appoggio, sebbene dichiarato come un gesto di fiducia, solleva interrogativi su come la popolazione e il governo armeno potrebbero reagire a una simile gestione da parte di un'altra potenza straniera. La sensibilità storica di Armenia nei confronti dell'influenza esterna, unita a un'elettorato particolarmente attento a qualsiasi segnale di tutela esterna, rende questo aspetto politicamente sensibile.

L'impatto della visita di Vance si estende anche al piano economico e tecnologico. Tra i principali accordi siglati durante il colloquio, c'è la conclusione delle negoziazioni per l'accordo di cooperazione nucleare civile, noto come Acordo 123. Questo accordo permetterà a aziende statunitensi di partecipare a progetti nucleari in Armenia, aprendo la strada all'installazione di reattori modulari di origine americana per sostituire la centrale nucleare di Metsamor, costruita negli anni della Guerra Fredda e destinata a essere chiusa nel 2036. L'accordo prevede un investimento iniziale di 5 miliardi di dollari, con ulteriori 4 miliardi di dollari destinati a contratti di fornitura di combustibile e manutenzione a lungo termine. Questo spostamento di focus ha sollevato domande su come le relazioni energetiche di Armenia si evolveranno, soprattutto in relazione a Irán, con cui il Paese ha un intercambio di elettricità in surplus per gas naturale. Inoltre, la visita ha visto la firma di un accordo per la vendita di tecnologia militare statunitense a Armenia, tra cui 11 milioni di dollari per l'acquisto di droni di rilevamento V-BAT. Questo passo è stato visto come un segnale diretto all'Azerbaigian e come un'apertura a future acquisizioni di armamenti statunitensi.

La visita di Vance non si è limitata a accordi economici e tecnologici, ma ha anche suscitato critiche per alcune omissioni. Tra le questioni non menzionate nei comunicati ufficiali, c'è il destino di 23 armeni detenuti a Bakù, una tematica che l'opposizione armena aveva esigito fosse affrontata. Mentre Vance e Pashinyan si incontravano, centinaia di manifestanti si sono radunati nei pressi del luogo, chiedendo che gli Stati Uniti usassero la loro influenza per chiedere la liberazione dei prigionieri. Questa mancanza non è passata inosservata e ha rivelato una tensione tra le aspettative della società civile e le priorità del governo. La visita, che continua martedì con nuove riunioni prima di proseguire verso l'Azerbaigian, lascia un'impressione chiara: gli Stati Uniti hanno deciso di investire in Armenia come partner strategico in una regione che ha sempre visto il controllo di altre potenze. Il prossimo passo sarà tradurre questi annunci in realtà tangibili, gestire le tensioni interne che questa mossa genera, soprattutto in un anno elettorale, e verificare se questa nuova fase porterà a un'alleanza duratura e a una pace socialmente accettata nel Caucaso Sud.

Fonte: El País Articolo originale

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