Roma vende 5 farmacie comunali: lista quartieri
Roma Capitale, attraverso la sua azienda partecipata Farmacap, ha annunciato un piano di riduzione del numero di sedi, con la vendita o la chiusura di cinque farmacie comunali, quasi tutte situate in zone periferiche.
Roma Capitale, attraverso la sua azienda partecipata Farmacap, ha annunciato un piano di riduzione del numero di sedi, con la vendita o la chiusura di cinque farmacie comunali, quasi tutte situate in zone periferiche. La decisione, necessaria per ridurre i costi di gestione e generare cassa, ha scatenato una reazione forte da parte dei sindacati, in particolare l'Ugl, che ha avanzato la possibilità di uno sciopero. L'azienda, che gestisce 45 punti vendita in tutta la città, è stata costretta a questa scelta nonostante, nel triennio 2021-2024, abbia registrato un utile di 82 mila euro nel bilancio d'esercizio 2024. Un risultato positivo rispetto ai precedenti anni, in cui Farmacap aveva registrato perdite, ma comunque insufficiente per coprire gli obiettivi del piano di risanamento approvato nel 2022. La situazione finanziaria dell'azienda, però, continua a essere delicata, con un deficit che ha richiesto 22 milioni di euro alle casse pubbliche per il 2022, somma necessaria per risanare anni di malagestione. L'obiettivo del piano era ridurre il debito e migliorare la redditività, ma i dati recenti mostrano che l'azienda non ha ancora raggiunto gli obiettivi prefissati, con un utile che rimane al di sotto delle previsioni. Questo ha spinto il Comune a valutare la riduzione del numero di sedi, un passo che però ha suscitato proteste da parte dei sindacati, che accusano la gestione di una mancata attenzione alle esigenze dei cittadini e alla valorizzazione del servizio pubblico.
La decisione di dismettere alcune farmacie è stata discussa per mesi con i sindacati, che hanno espresso preoccupazione per l'impatto sociale e occupazionale. L'Ugl, in particolare, ha sottolineato come l'apertura di un nuovo presidio sociosanitario nel centro commerciale "Euroma 2" non rispetti i principi di accessibilità e vicinanza ai bisogni dei cittadini. Secondo il sindacalista Simone Marazziti, la scelta di posizionare una farmacia in un'area commerciale con alta concorrenza da parte di marchi non farmaceutici è in contrasto con la funzione sociale dell'azienda. Inoltre, i dati iniziali sull'andamento della sede di "Euroma 2" non sembrano confermare i risultati promessi, con un fatturato che si attesta al 60% del target previsto. Questo ha alimentato le critiche, secondo cui l'azienda potrebbe non aver valutato correttamente le potenzialità di alcune sedi, preferendo chiudere quelle in periferia, anche se potrebbero generare un utile maggiore. L'Ugl ha quindi chiesto un confronto più approfondito con il Comune per valutare alternative che rispettino l'equilibrio tra finanza e servizio pubblico, evitando di sacrificare la rete di farmacie a favore di una strategia commerciale che non risponde alle esigenze della comunità.
Il contesto della vicenda risale al 2022, quando l'assemblea capitolina approvò un piano di risanamento per Farmacap, un'azienda che aveva registrato anni di deficit. La decisione fu presa dopo che nel 2013, sotto la gestione dell'allora sindaco Ignazio Marino, si era valutata la possibilità di vendere l'azienda per riconvertire i proventi in opere pubbliche. L'amministrazione successiva, guidata da Ignazio Gualtieri, scelse invece di rilanciare l'azienda, investendo risorse per migliorare la sua struttura e la sua redditività. Tuttavia, il piano di risanamento ha richiesto 22 milioni di euro alle casse pubbliche, una somma necessaria per coprire i buchi finanziari accumulati negli anni precedenti. Sebbene i dati del 2024 mostrino un utile positivo, il risultato rimane modesto, con un margine che non raggiunge gli obiettivi prefissati. Questo ha reso necessario un intervento di riduzione del perimetro delle attività, soprattutto in un contesto di crisi economica e di limitata disponibilità di risorse pubbliche. Il Comune, quindi, ha optato per una strategia di dismissione di alcune sedi, un'operazione che, sebbene necessaria, ha suscitato critiche per il rischio di compromettere la rete di servizi essenziali per i cittadini.
L'analisi delle conseguenze di questa scelta rivela una serie di implicazioni sia economiche che sociali. Dal punto di vista finanziario, la vendita di alcune farmacie potrebbe permettere a Farmacap di migliorare il suo equilibrio economico, riducendo i costi fissi e aumentando la liquidità. Tuttavia, l'impatto sulle comunità locali potrebbe essere significativo, soprattutto in aree periferiche dove le farmacie rappresentano un punto di riferimento per i cittadini. La chiusura di queste sedi potrebbe ridurre l'accesso ai farmaci e a servizi sanitari essenziali, aumentando la disuguaglianza nel servizio pubblico. Inoltre, la decisione di aprire un presidio in un centro commerciale, come "Euroma 2", ha suscitato polemiche per la sua scarsa utilità sociale, poiché compete con marchi che offrono prodotti non farmaceutici, riducendo la visibilità delle farmacie comunali. L'Ugl ha sottolineato come questa scelta non rispetti la funzione sociale dell'azienda, che dovrebbe concentrarsi su aree dove la presenza è più necessaria. La questione, quindi, non riguarda solo la gestione finanziaria di Farmacap, ma anche il ruolo delle istituzioni pubbliche nel garantire servizi accessibili e equamente distribuiti.
La chiusura di alcune farmacie e la riduzione del perimetro di Farmacap rappresentano una scelta complessa, che coinvolge interessi diversi. Da un lato, il Comune cerca di risanare l'azienda, riducendo i costi e migliorando la sua redditività. Dall'altro, i sindacati e i cittadini esprimono preoccupazioni per l'impatto sociale e per la gestione dei servizi pubblici. L'Ugl, in particolare, ha chiesto un confronto più approfondito con il Campidoglio per valutare alternative che non compromettano la rete di farmacie, soprattutto in aree periferiche dove il servizio è fondamentale. La Lega, invece, ha criticato la gestione di Farmacap, accusandola di svendere l'azienda e di non rispettare gli obiettivi di risanamento. Il dibattito, quindi, non si limita a un tema economico, ma riguarda anche il ruolo delle istituzioni nel garantire servizi essenziali e la capacità di bilanciare interessi economici e sociali. La prossima mossa del Comune e delle parti in causa potrebbe decidere se questa scelta sarà vista come una soluzione necessaria o come una mancanza di attenzione alle esigenze dei cittadini.
Fonte: RomaToday Articolo originale
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