11 mar 2026

Poliambulatorio del falso: simulavano malattie per sussidi. 220 casi

Un giro di certificati falsi, tutti propedeutici per l'indennità di accompagnamento, ha portato a una truffa che ha costato alle casse dell'Inps circa 200.000 euro.

27 febbraio 2026 | 14:16 | 4 min di lettura
Poliambulatorio del falso: simulavano malattie per sussidi. 220 casi
Foto: RomaToday

Un giro di certificati falsi, tutti propedeutici per l'indennità di accompagnamento, ha portato a una truffa che ha costato alle casse dell'Inps circa 200.000 euro. L'operazione, scoperta da investigatori della Guardia di finanza di Velletri, è stata orchestrata da tre uomini, ora agli arresti domiciliari, che hanno messo in atto un sistema complesso e ben organizzato. L'indagine, condotta su un'appartamento ai Castelli Romani diviso in due parti, ha rivelato come un lato ospitasse un poliambulatorio abusivo, mentre l'altro era un centro di assistenza fiscale (caf) regolare. L'obiettivo era permettere a chiunque di ottenere l'indennità, anche senza le condizioni sanitarie necessarie, grazie a certificati falsi e attestazioni di medici compiacenti. La frode, che ha coinvolto centinaia di persone, ha messo in luce i limiti di un sistema che, pur mirando a supportare chi ne ha bisogno, è vulnerabile a abusi. La truffa è stata rivelata dopo mesi di indagini coordinate dalla procura locale, che hanno permesso di ricostruire ogni fase del piano criminale.

Gli investigatori hanno scoperto che il gruppo aveva creato un servizio chiavi in mano, che includeva la predisposizione di documenti sanitari, l'assistenza durante le visite mediche e la fornitura di ausili come stampelle e sedie a rotelle. I beneficiari, una volta ottenuti i certificati, potevano vivere una vita normale, come dimostrato da attività quotidiane e post sui social network. I responsabili del sistema, che avevano accesso a dati sensibili, riuscivano a garantire certificazioni che attestavano gravi limitazioni motorie, pur non essendo vere. Il meccanismo era così ben strutturato che i percettori, una volta riconosciuti i benefici, versavano una percentuale variabile tra il 10 e il 30 per cento degli arretrati percepiti agli organizzatori. Questo modello di frode, che si basava sulla collaborazione di professionisti, ha permesso di ingannare l'Inps e di sfruttare un sistema che, in teoria, serve a proteggere chi ha disabilità gravi.

Il contesto di questa truffa è legato a un sistema pubblico che, pur essendo progettato per supportare persone in condizioni di salute critiche, è esposto a rischi di abuso. L'indennità di accompagnamento, prevista per chi non può muoversi autonomamente, è un beneficio che richiede documentazione rigorosa e verifiche da parte di medici. Tuttavia, la sua accessibilità ha creato spazi per manipolazioni, soprattutto quando si tratta di certificati che possono essere falsificati. Nelle precedenti indagini, si erano già registrati casi simili, in cui gruppi criminali avevano sfruttato la burocrazia per ottenere vantaggi economici. Questa truffa, però, è diversa per la sua organizzazione e per la quantità di persone coinvolte. I 220 beneficiari, che hanno ricevuto l'indennità senza alcun titolo, rappresentano un esempio di come la complicità di professionisti possa ampliare i margini di azione per chi intende sfruttare il sistema.

Le conseguenze di questa frode sono state estese, sia in termini di perdite economiche sia in termini di impatto sul sistema sanitario. La Guardia di finanza ha sequestrato circa 75.000 euro in contanti, un centinaio di sterline d'oro e beni immobili, tra cui un poliambulatorio abusivo, un caf e uno studio odontoiatrico privo di autorizzazioni. L'indagine ha anche rivelato come il gruppo avesse accesso a disponibilità finanziarie su conti correnti, che potrebbero essere utilizzate per finanziare ulteriori operazioni. Questo tipo di frode non solo danneggia le casse pubbliche, ma anche la fiducia nel sistema di assistenza. La complicità dei medici, che hanno attestato condizioni sanitarie non esistenti, ha reso possibile un meccanismo che, se non fosse stato interrotto, avrebbe potuto crescere ulteriormente. L'analisi delle pratiche rivelate mostra come la combinazione di abuso di potere e manipolazione di dati possa portare a perdite di milioni di euro.

La chiusura di questa indagine segna un momento di svolta per il sistema di controllo su benefici pubblici, ma anche un allarme per le potenziali minacce future. I tre arrestati, che ora scontano gli arresti domiciliari, rappresentano un esempio di come la complicità di professionisti possa ampliare i margini per la truffa. Tuttavia, il caso ha rivelato anche la necessità di rafforzare i controlli e di aumentare la vigilanza su certificazioni sanitarie. L'Inps, che ha subito un danno economico significativo, dovrà adottare misure per prevenire futuri abusi, come l'introduzione di verifiche più rigorose o l'uso di tecnologie per tracciare i certificati. Questo caso, inoltre, mette in luce la responsabilità di tutti i soggetti coinvolti nel sistema, da medici a funzionari, nel garantire l'effettiva correttezza dei benefici. L'indagine, sebbene abbia portato all'arresto di chi aveva orchestrato la truffa, serve anche a ricordare che il sistema pubblico è sempre più esposto a rischi di abuso, se non si rafforzano le misure di controllo.

Fonte: RomaToday Articolo originale

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