11 mar 2026

Pepe Álvarez: non preoccupa affatto la salute dei lavoratori

Il segretario UGT Pepe Álvarez denuncia la CEOE per la mancata attenzione alla sicurezza dei lavoratori, accusandola di evitare il dibattito sulla nuova legge di prevenzione. I sindacati lamentano dati "intollerabili" e richiedono interventi più radicali per ridurre i rischi sul lavoro.

22 febbraio 2026 | 17:20 | 4 min di lettura
Pepe Álvarez: non preoccupa affatto la salute dei lavoratori
Foto: El País

Il segretario generale della UGT, Pepe Álvarez, ha espresso durante un omaggio al fondatore del sindacato minero SOMA, Manuel Llaneza, a Mieres, una forte critica nei confronti della Confederazione Economica e Sociale delle Imprese (CEOE), accusandola di non preoccuparsi della salute e della sicurezza dei lavoratori. L'evento, tenutosi domenica, ha visto Álvarez sottolineare come la posizione della patronal non solo non rispetti la realtà dei rischi sul lavoro, ma abbia anche una logica di evitare di affrontare la questione. La sua dichiarazione si inserisce in un contesto di tensione tra sindacati e imprese, in un momento in cui si avvicina la discussione sulla nuova legge di prevenzione dei rischi laborali. Álvarez ha ricordato che, poco tempo prima, era stato raggiunto un accordo tra il Ministero del Lavoro e le parti sociali per accelerare l'approvazione della normativa, ma la CEOE non aveva partecipato al confronto, lasciando un vuoto che i sindacati considerano un segno di disinteresse.

La critica di Álvarez si basa su dati concreti, tra cui il numero di incidenti mortali e gravi che si verificano ogni giorno nel Paese. Ha sottolineato che la siniestralità laborale è un fenomeno quotidiano, con conseguenze devastanti per i lavoratori e le loro famiglie. La sua posizione è chiara: la CEOE non solo non si preoccupa della salute dei dipendenti, ma cerca di spostare la responsabilità su altri fattori, come l'assenteismo. "Non è assenteismo, sono borse di lavoro", ha detto, indicando come gli imprenditori tendano a incolpare i dipendenti per problemi che, secondo lui, dipendono da condizioni di lavoro inadeguate. Álvarez ha anche ritenuto che questa postura non sia esclusiva del mondo imprenditoriale, ma rappresenti una caratteristica della destra e dell'ultradestra, che, a suo parere, ripetono lo stesso discorso per giustificare la mancanza di azioni concrete.

Il dibattito sui rischi sul lavoro è ulteriormente arricchito da dati che evidenziano una riduzione del 8% nel numero di decessi per incidenti laborali nel 2024 rispetto al 2023, passando da 796 a 735. Tuttavia, i sindacati considerano queste cifre "intollerabili", poiché il tasso di incidenti per 100.000 lavoratori è ancora elevato. A partire dal 2024, il numero di incidenti con conseguenze gravi è stato di 2.547, un calo del 11,6% rispetto al 3,2 per 100.000 lavoratori registrato nel 2023. Questi numeri, pur mostrando un miglioramento, non sono sufficienti per i sindacati, che richiedono interventi più radicali. Álvarez ha sottolineato che, nonostante il calo, la situazione rimane critica e che le normative attuali non riescono a proteggere adeguatamente i lavoratori. La sua richiesta è chiara: i responsabili politici devono agire con determinazione, soprattutto durante il dibattito sulla nuova legge di prevenzione, per evitare che i rischi continui a essere sottovalutati.

Il contesto storico della questione risale a anni di tensioni tra sindacati e imprese, in cui le problematiche legate alla sicurezza sul lavoro sono state al centro di numerose proteste e scioperi. La UGT, da sempre attiva nel difendere i diritti dei lavoratori, ha svolto un ruolo chiave in diversi episodi, tra cui quello del 2024, quando è stata approvata una legge che mirava a migliorare le condizioni di lavoro. Tuttavia, il dibattito non si è concluso, e la mancanza di un accordo tra le parti ha creato un clima di incertezza. La posizione della CEOE, come evidenziata da Álvarez, sembra contraddire l'obiettivo di un miglioramento, in quanto tende a privilegiare gli interessi economici rispetto alla tutela della salute dei dipendenti. Questo atteggiamento, secondo il sindacalista, non solo non aiuta a ridurre i rischi, ma li amplifica, creando un circolo vizioso che penalizza soprattutto i lavoratori più esposti.

Le implicazioni di questa situazione vanno ben al di là del dibattito politico e legislativo. La mancanza di una strategia efficace per prevenire i rischi sul lavoro può avere conseguenze gravi, non solo in termini di salute pubblica, ma anche economiche, con costi elevati per le aziende e la società. La richiesta di Álvarez di effettuare più ispezioni nei luoghi di lavoro rappresenta un passo importante, ma richiede un impegno reale da parte delle istituzioni. Il dibattito sulla nuova legge di prevenzione è un'opportunità per rivedere le normative esistenti, ma per farlo, è necessario un confronto costruttivo tra le parti, che non possa essere condizionato da interessi particolari. La sfida è quindi non solo legale, ma anche culturale: riuscire a creare un ambiente di lavoro in cui la sicurezza non sia un'opzione, ma un diritto fondamentale per ogni dipendente. Il futuro dipenderà da come le istituzioni e le aziende saranno in grado di rispondere a questa richiesta, senza rimandare a un'analisi superficiale o a un'azione limitata.

Fonte: El País Articolo originale

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