11 mar 2026

Peggior enero dal 2012: 270.782 posti persi

L'Italia, purtroppo, non ha visto miglioramenti significativi nell'ultimo mese, con un calo del numero di lavoratori iscritti all'Inps che ha segnato un record negativo.

03 febbraio 2026 | 10:43 | 5 min di lettura
Peggior enero dal 2012: 270.782 posti persi
Foto: El País

L'Italia, purtroppo, non ha visto miglioramenti significativi nell'ultimo mese, con un calo del numero di lavoratori iscritti all'Inps che ha segnato un record negativo. Il dato, rilevato il 24 gennaio, ha rivelato un decremento di 270.782 iscritti rispetto al mese precedente, portando il totale a 21,57 milioni di cotizzanti, un valore inferiore al record storico di 21,84 milioni registrato al termine del 2025. Questo calo rappresenta il peggiore inizio d'anno degli ultimi 14 anni, con un aumento del 0,5% rispetto al 2012, quando si erano persi oltre 271.000 iscritti. La situazione è ulteriormente aggravata dal fatto che il calo percentuale, pari al 1,2%, è il più alto negli ultimi 13 anni, superando anche i tassi di riduzione del 1,60% e del 1,58% registrati rispettivamente nel 2013 e nel 2012. Questo scenario contrasta con i dati positivi rilevati alla fine del 2025, quando l'Encuesta de Población Activa (EPA) aveva segnalato la creazione di oltre 600.000 posti di lavoro. La complessità del quadro economico è ulteriormente resa evidente dal fatto che le statistiche fornite dall'Inps non permettono di identificare le attività specifiche colpite dal calo, a causa di un cambiamento metodologico introdotto dall'Istituto Nazionale di Statistica (INE), che ha reso impossibile confrontare i dati con quelli del mese precedente o di anni precedenti.

Il calo dei lavoratori iscritti ha avuto un impatto particolare su alcune categorie. Le donne, in particolare, hanno visto un calo significativo del 141.515 iscritti, mentre gli uomini hanno perso 129.268 posti. Questo dato evidenzia una maggiore vulnerabilità delle donne nel mercato del lavoro, probabilmente legata a fattori come la conciliazione tra lavoro e famiglia o la rappresentanza in settori più sensibili alle crisi. Inoltre, il gruppo degli autonomi ha subito un calo di 19.021 iscritti, sebbene abbia registrato un aumento interannuale del 1,1%, con un incremento di 37.796 iscritti rispetto al 2025. La situazione delle assicurazioni sociali è ulteriormente complessa, in quanto la serie desestacionalizzata, che corregge le variazioni stagionali, indica un piccolo incremento di circa 17.000 lavoratori. Questo dato, sebbene minore rispetto al calo mensile, suggerisce una tendenza positiva nel lungo periodo, con un incremento interannuale del 2,26% nel numero di iscritti. La ministra Elma Saiz ha sottolineato l'importanza di questo dato, sottolineando che il mercato del lavoro rimane solido nonostante le fluttuazioni stagionali.

Il contesto economico italiano è caratterizzato da una contraddizione tra i dati a livello nazionale e quelli a livello settoriale. Sebbene l'Inps non abbia fornito informazioni dettagliate su quale settore abbia subito il calo più significativo, alcune fonti indicano che le forti piogge registrate nel mese di gennaio hanno avuto un impatto negativo sul settore agricolo, che è sempre stato sensibile alle variazioni climatiche. Inoltre, il calo del 1,2% in un solo mese ha reso evidente la forte componente stagionale del mercato del lavoro, con un aumento del 25.402 disoccupati rispetto al mese precedente, ma un calo del 2,26% nel totale dei disoccupati registrati, che rappresenta il livello più basso in un mese di gennaio negli ultimi 18 anni. Questo dato è stato sottolineato dal ministero del Lavoro, che ha sottolineato che il calo del 1,2% non deve essere interpretato come un segnale di crisi, ma come un fenomeno stagionale. La situazione è ulteriormente complicata dal fatto che il calo dei contratti registrati, che è diminuito del 5,4% rispetto a dicembre, ha visto un calo del 12% nei contratti temporali e un aumento del 5,5% nei contratti a tempo indeterminato. Questo mix di contratti indica una certa stabilità nel mercato del lavoro, sebbene il calo dei contratti temporali rimanga un segnale di preoccupazione.

L'analisi dei dati rivelano alcune implicazioni importanti per l'economia italiana. Il calo del 1,2% in un mese rappresenta un segnale di allerta per le politiche di occupazione, soprattutto in un contesto in cui il governo ha registrato un aumento del 2,26% nel numero di iscritti negli ultimi 12 mesi. Questo dato, però, non deve essere letto in maniera unilaterale, poiché il calo di gennaio è stato accompagnato da un incremento del 2,26% nel totale dei disoccupati registrati. Questo contrasto evidenzia la complessità del mercato del lavoro italiano, che si muove tra un aumento generale dei posti di lavoro e una riduzione stagionale. Inoltre, il calo dei contratti temporali, che ha rappresentato il 41,6% del totale delle nuove contrattazioni, indica una maggiore instabilità nel settore delle assicurazioni sociali. La situazione è ulteriormente complicata dal fatto che il calo dei contratti temporali non è stato accompagnato da un aumento significativo dei contratti a tempo indeterminato, che hanno registrato un aumento del 5,5%. Questo dato suggerisce una certa rigidità nel mercato del lavoro, con un aumento del 5,5% nei contratti a tempo indeterminato. La situazione è ulteriormente complessa dal fatto che il calo dei contratti temporali non è stato accompagnato da un aumento significativo dei contratti a tempo indeterminato, che hanno registrato un aumento del 5,5%.

La chiusura del mese di gennaio segna un momento cruciale per l'economia italiana, con un quadro che si muove tra dati positivi e preoccupazioni. Il calo del 1,2% in un mese rappresenta un segnale di allerta per le politiche di occupazione, ma il dato desestacionalizzato indica una tendenza positiva nel lungo periodo. Il governo, attraverso la ministra Elma Saiz, ha sottolineato l'importanza di leggere i dati in maniera contestualizzata, evidenziando che il mercato del lavoro rimane solido nonostante le fluttuazioni stagionali. La situazione è ulteriormente complessa dal fatto che il calo dei contratti temporali, che ha rappresentato il 41,6% del totale delle nuove contrattazioni, indica una maggiore instabilità nel settore delle assicurazioni sociali. Tuttavia, il calo dei contratti temporali non è stato accompagnato da un aumento significativo dei contratti a tempo indeterminato, che hanno registrato un aumento del 5,5%. Questo dato suggerisce una certa rigidità nel mercato del lavoro, con un aumento del 5,5% nei contratti a tempo indeterminato. La situazione è ulteriormente complessa dal fatto che il calo dei contratti temporali non è stato accompagnato da un aumento significativo dei contratti a tempo indeterminato, che hanno registrato un aumento del 5,5%. La prospettiva futura dipende da come il governo gestirà queste dinamiche, con un focus particolare sulle politiche di occupazione e sulle misure per sostenere i settori più colpiti, come l'agricoltura e la protezione delle donne nel mercato del lavoro.

Fonte: El País Articolo originale

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