OECD: Crescita del 1,7% nel 2025 nonostante la guerra commerciale
La economia dei paesi più sviluppati ha concluso il 2025 con un bilancio di chiaroscuro, in un contesto globale segnato da tensioni commerciali e incertezza politica.
La economia dei paesi più sviluppati ha concluso il 2025 con un bilancio di chiaroscuro, in un contesto globale segnato da tensioni commerciali e incertezza politica. Secondo i dati provvisori diffusi giovedì dall'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCDE), il prodotto interno lordo (PIL) dei 38 membri dell'organizzazione ha registrato un incremento del 1,7% nell'anno, nonostante un leggero rallentamento al 0,3% nel quarto trimestre, una decima in meno rispetto al periodo precedente. Questo dato annuale rappresenta un incremento significativo rispetto al 1,2% del 2024 e al 1,1% del 2023, segnando una moderata ripresa dopo anni di crescita debole. Il progresso si è verificato in un contesto globale dove l'espansione economica mondiale mostra segnali di stanchezza. I rapporti semestrali dell'OCDE hanno anticipato che il crescita globale si è stabilizzata intorno al 3,2% nel 2025, dopo diverse revisioni al ribasso nell'anno a causa della persistenza di barriere commerciali, aggravate dalla guerra commerciale lanciata dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e di condizioni finanziarie più stringenti che hanno frenato l'investimento e il commercio internazionale.
L'andamento economico globale è stato influenzato da tensioni commerciali persistenti, aggiustamenti delle catene di approvvigionamento e un ambiente di politica monetaria prudente. In diversi paesi sviluppati, il cresciuto imprenditoriale è rimasto debole, con un livello di investimento aziendale inferiore a quello di periodi precedenti, un fattore che l'OCDE ha identificato come una minaccia per la sostenibilità del crescita economico a medio termine. Da qui, negli ultimi pronostici, l'organismo ha chiesto ai mercati di rimanere aperti e di non interrompere i flussi commerciali internazionali. Questi ostacoli economici si sono fatti sentire in modo più marcato alla fine dell'anno, come confermano le statistiche pubblicate giovedì. Dei 24 paesi con dati disponibili per il quarto trimestre, solo dieci hanno accelerato la crescita rispetto al periodo precedente, cinque hanno registrato contrazioni e sette hanno visto un ridursi del dinamismo. La buona notizia è che, a differenza del 2024, quando sette economie hanno chiuso con tassi negativi, nel 2025 tutti i paesi dell'OCDE con dati disponibili hanno terminato l'anno con un aumento del PIL, un segno che la desacelerazione globale è stata meno severa di quanto temessero gli analisti.
Il contesto globale è stato segnato da una combinazione di sfide economiche e politiche, con il commercio internazionale che ha subito un declino progressivo a causa di politiche protezionistiche e di una riduzione della liquidità nei mercati finanziari. La persistenza di dispute commerciali, come quelle tra gli Stati Uniti e la Cina, ha creato un ambiente di incertezza per le aziende, che hanno ritardato gli investimenti e ridotto i progetti di espansione. Inoltre, le politiche monetarie restrittive adottate da diverse banche centrali, in particolare quelle europee e statunitensi, hanno limitato la disponibilità di credito, costringendo le imprese a ricorrere a fonti di finanziamento più costose. Questo scenario ha avuto un impatto particolare sulle economie più vulnerabili, che hanno visto un calo dei loro tassi di crescita, mentre le nazioni con un sistema finanziario più solido hanno mantenuto una stabilità maggiore. La OCDE ha sottolineato che la cooperazione internazionale e la riduzione delle barriere commerciali sono fondamentali per sostenere la crescita globale, soprattutto in un periodo in cui le sfide economiche si moltiplicano.
L'analisi delle dinamiche economiche rivela che il 2025 ha rappresentato un momento di transizione per il sistema globale, con segnali di una possibile svolta nel medio periodo. L'aumento del PIL annuale del 1,7% è stato sostenuto principalmente da un incremento del consumo interno e da una ripresa moderata degli investimenti, specialmente in settori come l'energia rinnovabile e la tecnologia. Tuttavia, il rallentamento del quarto trimestre ha messo in evidenza la fragilità della ripresa, con alcune economie che hanno registrato una contrazione del PIL. Questo scenario ha sollevato preoccupazioni circa la capacità delle nazioni di mantenere un tasso di crescita sostenibile, soprattutto in un contesto di inflazione elevata e di pressione sui salari. La OCDE ha quindi sottolineato l'importanza di politiche fiscali espansive e di un ambiente di business più favorevole per stimolare l'innovazione e l'occupazione. Inoltre, l'organismo ha ribadito la necessità di una maggiore collaborazione tra i paesi per affrontare le sfide globali, come il cambiamento climatico e la digitalizzazione, che richiedono un approccio coordinato e una gestione responsabile delle risorse.
La prospettiva per il 2026 dipende da una serie di fattori, tra cui la capacità delle economie di adattarsi ai nuovi scenari e di implementare politiche strutturali che promuovano la crescita a lungo termine. Il ritorno a un ambiente commerciale più stabile e la riduzione delle tensioni geopolitiche potrebbero contribuire a un aumento del PIL globale, ma la presenza di rischi come la recessione in alcune regioni e la scarsità di risorse continuerà a influenzare il quadro economico. La OCDE ha quindi chiesto ai governi di concentrarsi su misure che riducano le disuguaglianze interne e migliorino la competitività delle loro economie. In particolare, l'organismo ha sottolineato l'importanza di investire in infrastrutture, istruzione e ricerca, elementi chiave per sostenere un'espansione sostenibile e inclusiva. Se le politiche economiche saranno orientate verso questi obiettivi, il 2026 potrebbe segnare un passo avanti verso una ripresa globale più solida e equilibrata.
Fonte: El País Articolo originale
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