11 mar 2026

Nel 2025 le donne dirigenti guadagnano ancora 16% in meno rispetto agli uomini

La battaglia per l'uguaglianza retributiva tra donne e uomini in posizioni di responsabilità continua a segnare un ritmo di avanzamento estremamente lento.

06 marzo 2026 | 06:37 | 4 min di lettura
Nel 2025 le donne dirigenti guadagnano ancora 16% in meno rispetto agli uomini
Foto: Le Monde

La battaglia per l'uguaglianza retributiva tra donne e uomini in posizioni di responsabilità continua a segnare un ritmo di avanzamento estremamente lento. A sette anni di distanza dalla pubblicazione dei dati precedenti, il divario salariale persiste in modo drammatico: nel 2025, le donne in ruoli dirigenziali guadagnano ancora il 16% in meno rispetto ai loro colleghi uomini, un gap che non ha subito variazioni significative dal 2018. Questo dato, rilevato da un'indagine condotta da un'organizzazione dedicata all'uguaglianza di genere, sottolinea come la discriminazione salariale non sia solo un problema di numeri, ma un fenomeno strutturale che si radica nei meccanismi di accesso al potere e alle opportunità professionali. A profil equivalente, che tiene conto di variabili come settore di attività, età, dimensione dell'azienda e livello di competenze, le donne ricevono comunque un compenso inferiore del 6,8%, un differenziale che rimane invariato dal 2017. Questo dato, purtroppo, non è una novità: il problema dell'equità salariale è diventato un tema centrale nel dibattito pubblico, ma la mancanza di progressi effettivi ha suscitato preoccupazione tra sindacati, organizzazioni femminili e studiosi del tema.

L'analisi approfondita dei dati rivela un quadro complesso, in cui le disparità non si limitano alle sole cifre economiche, ma si estendono anche alle prospettive di carriera. Secondo un'indagine recente, il 40% delle donne in posizioni di leadership ritiene di incontrare ostacoli sistematici per raggiungere livelli di successo paragonabili a quelli degli uomini. Questo fenomeno, spesso denominato "glass ceiling", si manifesta in modo evidente nei processi di selezione, nell'accesso a ruoli strategici e nella distribuzione delle responsabilità. Le donne, pur possedendo competenze e capacità simili a quelle dei loro colleghi, sono spesso escluse da decisioni chiave o si trovano a gestire carichi di lavoro più pesanti senza ricevere riconoscimenti equivalenti. La persistenza di questo modello, che privilegia implicitamente il maschilismo come standard di efficienza, ha conseguenze non solo individuali, ma anche collettive, in quanto riduce la diversità di pensiero e limita la capacità delle aziende di innovare e competere a livello globale.

Il contesto storico e sociale in cui si colloca questa situazione è fondamentale per comprendere l'origine e la diffusione del divario. Negli ultimi decenni, il dibattito sull'uguaglianza di genere ha guadagnato terreno, con iniziative legislative, campagne di sensibilizzazione e accordi internazionali che hanno cercato di modificare le strutture di potere. In Francia, ad esempio, nel 2019 è stata introdotta una legge obbligando le aziende di grandi dimensioni a comunicare annualmente i dati sulle retribuzioni, con l'obiettivo di rendere trasparenti le disuguaglianze. Tuttavia, sebbene tali misure abbiano contribuito a rivelare il problema, non hanno ancora prodotto risultati tangibili in termini di riduzione del gap. La mancanza di un intervento diretto su una delle cause principali, ovvero la mancanza di rappresentanza femminile nei posti di potere, rimane un ostacolo. Infatti, solo il 25% delle aziende francesi ha almeno una donna in una posizione di leadership, un dato che riflette una scarsa mobilità ascendente per le donne.

L'analisi delle conseguenze di questa situazione rivela un impatto profondo sulle economie nazionali e sulle dinamiche sociali. Il divario salariale non solo riduce il potere d'acquisto delle donne, ma anche la loro capacità di contribuire al reddito complessivo del Paese. Secondo un rapporto dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), le donne in posizioni di leadership generano un surplus economico maggiore rispetto a quelle che non lo occupano, a causa della loro capacità di prendere decisioni strategiche. La persistenza del problema, quindi, non solo è un tema di giustizia sociale, ma anche un fattore di crescita economica. Inoltre, la discriminazione salariale ha effetti psicologici e culturali, contribuendo a un senso di inferiorità e a una mancanza di fiducia nelle proprie capacità, che si ripercuote su ogni ambito della vita.

La situazione, pur essendo in gran parte stagnante, non è senza prospettive di cambiamento. Molti esperti riconoscono che il superamento del divario richiede un approccio multidimensionale, che includa politiche di inclusione, formazione continua e modifiche culturali interne alle aziende. Iniziative come il mentoring tra donne, la revisione dei criteri di valutazione delle performance e la promozione di una cultura aziendale che valorizzi la diversità stanno già mostrando segnali di progresso. Tuttavia, per rendere questi cambiamenti significativi, è necessario un impegno costante da parte di governi, aziende e singoli individui. Il cammino verso l'equità salariale non è solo un diritto, ma un dovere collettivo per costruire un futuro più giusto e sostenibile.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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