11 mar 2026

L'obbedienza a Trump penalizzò Hassett nella corsa al Fed

Trump ha rifiutato di nominare Hassett presidente della Fed, preferendo mantenerlo al N. E. C., evidenziando il delicato equilibrio tra lealtà politica e autonomia istituzionale. La decisione sottolinea le tensioni crescenti tra il potere esecutivo e la banca centrale, temendo un condizionamento delle politiche monetarie.

31 gennaio 2026 | 14:07 | 4 min di lettura
L'obbedienza a Trump penalizzò Hassett nella corsa al Fed
Foto: The New York Times

Kevin A. Hassett, ex consulente economico del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha visto la sua lealtà verso il leader diventare un fattore determinante nella sua carriera, ma anche un ostacolo nella sua ascesa al ruolo di presidente della Federal Reserve. Il 14 ottobre, dopo mesi di dibattito e valutazioni, il presidente ha deciso di mantenere Hassett come direttore del National Economic Council (N.E.C.), rifiutando di nominarlo capo della banca centrale. La scelta ha acceso dibattiti su come il rapporto tra politica e economia possa influenzare le decisioni della Fed, un istituto che da decenni opera con un'autonomia riconosciuta. Hassett, noto per le sue tesi pro-trump, aveva sempre sostenuto che le politiche economiche del presidente fossero in linea con gli obiettivi di crescita e occupazione, ma la sua vicinanza al potere esecutivo ha sollevato preoccupazioni su un eventuale condizionamento delle politiche monetarie. La decisione di Trump ha rivelato il delicato equilibrio tra lealtà e indipendenza, un tema centrale nel dibattito sull'efficacia delle istituzioni finanziarie.

La vicenda si colloca in un contesto di crescente tensione tra il potere politico e la Fed, un'istituzione che da sempre ha cercato di mantenere un distacco dalle pressioni esterne. Trump, nel corso della sua seconda legislatura, ha continuato a criticare la Fed, accusandola di non agire a favore dell'economia americana. Le sue dichiarazioni, spesso accompagnate da minacce di ritorsioni, hanno suscitato preoccupazioni tra i responsabili della banca centrale, che temevano una perdita di autonomia. Hassett, pur essendo un sostenitore della politica economica trumps, ha sempre sostenuto di non voler subire influenze dirette. Tuttavia, il suo ruolo di consigliere economico ha reso inevitabile una valutazione su quanto potesse mantenere l'indipendenza in un contesto di forte politicizzazione. La scelta di non nominarlo presidente della Fed ha quindi rappresentato una strategia per preservare la credibilità della banca centrale, anche se ha lasciato aperte domande su come gestire le relazioni con il governo.

L'ambizione di Hassett di guidare la Fed era stata alimentata da un mix di competenze economiche e una stretta collaborazione con Trump. Il suo curriculum, che includeva posizioni accademiche e consulenze governative, lo rendeva un candidato attraente per chi vedeva nell'economia un'arma di potere. Tuttavia, il suo legame con il presidente ha reso complessa la sua candidatura. Molti osservatori hanno sottolineato che un presidente della Fed dovrebbe essere in grado di resistere alle pressioni politiche, un compito che sembra impossibile per chi ha dimostrato di essere fedele a una visione economica particolare. La decisione di Trump di mantenere Hassett al N.E.C. ha quindi rappresentato un tentativo di bilanciare la lealtà con la necessità di preservare l'autonomia della Fed. Il presidente ha chiarito che la scelta non era un rifiuto di Hassett, ma una decisione strategica per garantire la continuità delle politiche economiche, anche se il tema del condizionamento rimane aperto.

La scelta di Trump ha acceso un dibattito su come la Fed possa mantenere la sua indipendenza in un momento di crescente politicizzazione. La banca centrale, che ha sempre operato con un'autonomia riconosciuta, è diventata un bersaglio di critiche da parte del presidente, che ha accusato i suoi dirigenti di non agire a favore dell'economia. Le tensioni si sono intensificate con l'inchiesta del dipartimento di giustizia sull'ammodernamento dell'headquarters della Fed, un progetto che Trump ha visto come un spreco. Questo episodio ha sollevato preoccupazioni su come il presidente possa influenzare le decisioni della banca centrale, anche se la legge prevede che i dirigenti siano liberi di agire in base a criteri economici. La decisione di non nominare Hassett presidente della Fed ha quindi rappresentato un tentativo di contenere le pressioni politiche, ma ha anche sottolineato i limiti dell'autonomia istituzionale in un contesto di forte interventismo.

Il futuro delle politiche economiche americane sembra segnato da un'equilibrio fragile tra le esigenze del governo e la necessità di mantenere l'autonomia della Fed. La scelta di Trump di mantenere Hassett al N.E.C. ha lasciato aperte domande su come il presidente possa influenzare le decisioni economiche senza compromettere la credibilità delle istituzioni. I vertici della Fed, che dovranno confermare il nuovo presidente, dovranno affrontare il delicato compito di preservare l'indipendenza dell'istituzione, anche se il contesto politico sembra sempre più complesso. La vicenda di Hassett rappresenta un esempio di come la politica economica possa diventare un campo di battaglia tra le forze di governo e le istituzioni finanziarie. La sfida per il presidente sarà trovare un equilibrio tra le sue ambizioni e la necessità di mantenere la credibilità della Fed, un'istituzione che ha sempre giocato un ruolo cruciale nella stabilità economica del Paese.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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