11 mar 2026

La rimozione dei dazi reciproci di Trump, una vittoria a metà per il Messico

Il Supremo ha annullato le tariffe di Trump, riducendo i vantaggi commerciali del Messico, che dipende al 80% dal mercato Usa. L'Ue ha introdotto un 10% globale, creando incertezza e mettendo a rischio settori chiave come acciaio e semiconduttori.

20 febbraio 2026 | 23:36 | 4 min di lettura
La rimozione dei dazi reciproci di Trump, una vittoria a metà per il Messico
Foto: El País

La decisione del Supremo di giustizia degli Stati Uniti sulle tariffe reciproche imposte dal presidente Donald Trump rappresenta un colpo significativo per il commercio tra Messico e Usa, con conseguenze dirette sulla economia del Paese latinoamericano. L'arbitrato della Corte ha reso inefficace la politica commerciale di Trump, che aveva cercato di imporre tariffe su beni messicani in base a un accordo precedente. Questo atto ha ridotto le opportunità di vantaggio commerciale per il Messico, che dipende pesantemente dal mercato statunitense per il 80% delle sue esportazioni, equivalente a circa 534,8 miliardi di dollari. Il risultato ha suscitato reazioni immediate da parte del governo Usa, che ha annunciato l'applicazione di un'aliquota globale del 10% su tutti i prodotti importati, sotto la sezione 122 della Legge sul Commercio del 1974. Questo provvedimento, sebbene non abbia immediatamente effetti su tutti i settori, introduce un elemento di incertezza per il Messico, che potrebbe vedersi privato di una posizione privilegiata nei confronti di altri Paesi.

L'impatto del provvedimento del Supremo si fa sentire soprattutto sui mercati esposti a tariffe più elevate. Il Messico, che aveva beneficiato di un accordo commerciale con Usa, ha visto ridursi i vantaggi derivanti dall'accesso al mercato statunitense senza tasse. Secondo dati ufficiali, il 25% delle esportazioni messicane era soggetto a tariffe, ma il 80% era esente grazie all'applicazione del Trattato di Libre Comercio (TLC). Con la decisione della Corte, queste tariffe sono state eliminate, ma rimangono le restrizioni settoriali su prodotti come il cobalto, i veicoli, le parti automobilistiche, l'acciaio, l'alluminio, le semiconduttori e la legname. Gli esperti sottolineano che questa situazione riduce la competitività del Messico rispetto a nazioni come la Cina, che pagano tariffe superiori al 29%. Inoltre, la riduzione delle tariffe reciproche potrebbe portare a una maggiore concorrenza da parte di Paesi con politiche commerciali meno restrittive.

Il contesto storico del problema risale agli anni in cui il presidente Trump ha iniziato a imporre tariffe su prodotti messicani, in particolare su metalli e veicoli, in base a una politica di protezionismo. L'obiettivo era ridurre il deficit commerciale con Usa, ma il sistema di tariffe reciproche era stato invalidato dal Supremo, che ha ritenuto non conforme alle norme internazionali. Questo ha reso inadeguato il meccanismo di protezione commerciale che Trump aveva cercato di utilizzare. Nonostante il provvedimento della Corte, il governo Usa ha reagito con l'imposizione di un'aliquota globale del 10%, che potrebbe colpire diverse industrie messicane. La situazione si complica ulteriormente con l'applicazione delle tariffe della sezione 232, che riguardano prodotti per motivi di sicurezza nazionale, come l'acciaio, il cobalto, l'alluminio, i semiconduttori e le materie prime. Questi vincoli aumentano la pressione sulle aziende messicane, che devono trovare alternative per mantenere la competitività.

L'analisi delle conseguenze economiche rivela un quadro complesso. Il Messico, che ha visto ridursi i vantaggi commerciali, deve affrontare un aumento della concorrenza da parte di Paesi con politiche tariffarie più flessibili. Secondo Gabriela Siller, direttrice di Analisi del Banco Base, l'impatto diretto sulle esportazioni messicane sarà limitato, poiché il 80% delle merci era già esente da tariffe. Tuttavia, la perdita della posizione privilegiata potrebbe ridurre la capacità del Paese di attrarre investimenti e aumentare la dipendenza dal mercato Usa. Ignacio Martínez Cortés, esperto del Laboratorio di Analisi in Comercio e Economia della UNAM, ha sottolineato che Trump potrebbe utilizzare altre leggi per ripristinare le tariffe, come la Legge sul Commercio del 1974 o la Legge Arancelaria del 1930. Questi strumenti, sebbene più lenti, permettono al governo Usa di mantenere una politica protezionistica. La situazione rappresenta un rischio per la stabilità del commercio transfrontaliero e per la crescita economica del Messico.

La chiusura del tema si concentra sulle prospettive future. L'impatto del provvedimento del Supremo potrebbe portare a una maggiore instabilità nei rapporti commerciali tra Messico e Usa, con possibili ripercussioni sulle catene di approvvigionamento globali. Le aziende messicane dovranno adattarsi a nuove condizioni, cercando di mitigare l'effetto delle tariffe e di mantenere la competitività. Il governo messicano, inoltre, dovrà valutare strategie per ridurre la dipendenza dal mercato Usa e diversificare le esportazioni. La politica commerciale di Trump, sebbene ostacolata dal Supremo, sembra aver rafforzato la sua posizione protezionista, con l'obiettivo di ridurre il deficit commerciale e proteggere le industrie interne. La situazione rimane delicata, con conseguenze potenzialmente significative per l'economia messicana e per le relazioni internazionali.

Fonte: El País Articolo originale

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