11 mar 2026

La industria cosmetica da 500 miliardi non riesce a soddisfare gli obiettivi verdi

L'industria della bellezza, uno dei settori più dinamici e profumatamente remunerati del mercato globale, sta vivendo un profondo cambiamento in seguito all'accelerazione della crisi climatica.

27 gennaio 2026 | 12:20 | 5 min di lettura
La industria cosmetica da 500 miliardi non riesce a soddisfare gli obiettivi verdi
Foto: CNN

L'industria della bellezza, uno dei settori più dinamici e profumatamente remunerati del mercato globale, sta vivendo un profondo cambiamento in seguito all'accelerazione della crisi climatica. Con un valore stimato intorno ai 500 miliardi di dollari, il settore è al centro di una transizione epocale che coinvolge non solo le scelte dei consumatori ma anche le pratiche aziendali. La crescente consapevolezza ambientale ha spinto milioni di persone a rivedere i propri comportamenti d'acquisto, portando a una domanda crescente di prodotti sostenibili. Secondo uno studio del 2021 condotto dalla società di consulenza Simon Kucher, il 60% dei consumatori a livello globale valuta la sostenibilità come un criterio importante per l'acquisto, mentre il 35% è disposto a pagare di più per prodotti che rispettino gli standard ecologici. Questo spostamento di preferenze ha spinto molte aziende a adottare obiettivi ambientali, puntando a ridurre l'uso di plastica monouso, promuovere packaging riciclabili o riutilizzabili e aumentare la trasparenza sugli ingredienti. Tuttavia, il cammino verso la sostenibilità non è privo di ostacoli, e le sfide rimangono numerose, sia per le aziende che per i consumatori stessi.

Tra i principali problemi che affliggono il settore, spicca la mancanza di un quadro normativo globale che regoli l'etichettatura dei prodotti e la comunicazione delle pratiche sostenibili. La British Beauty Council, un'organizzazione che rappresenta il settore in Gran Bretagna, ha segnalato che i tentativi di pulizia dell'industria sono spesso incoerenti e non hanno prodotto un impatto riconoscibile. La mancanza di standard internazionali su quanto e come condividere le informazioni sugli ingredienti ha portato a una confusione generale, con aziende che si auto-regolano senza un'agenda comune. Questo vuoto ha creato le condizioni per la "greenwashing", una pratica in cui aziende utilizzano termini come "beauty pulito" per sembrare eco-friendly, anche se non sempre i loro prodotti rispettano veramente gli standard. La CEO della British Beauty Council, Millie Kendall, ha espresso preoccupazione per l'uso di questi buzzword, affermando che i consumatori britannici stanno cominciando a smascherarli. Secondo Kendall, è necessario un maggiore controllo sulla comunicazione e una certificazione più rigorosa per garantire che le promesse di sostenibilità siano verificabili.

La transizione verso la sostenibilità non riguarda solo la pubblicità ma anche la produzione e la logistica. Molti prodotti della bellezza, ad esempio, contengono ingredienti naturali che, sebbene sembrino innocui, possono presentare rischi per la salute. Jen Lee, chief impact officer di Beautycounter, ha sottolineato come la distinzione tra ingredienti naturali e sintetici non sia sempre chiara. Alcuni componenti naturali possono contenere sostanze tossiche, come metalli pesanti, che si trovano in natura ma non sono sicuri per l'uso cosmetico. Allo stesso tempo, i materiali organici spesso non resistono alle alte temperature necessarie per la formulazione dei prodotti, portando a risultati incoerenti. Sasha Plavsic, fondatrice della marca ILIA Beauty, ha riconosciuto che i materiali biologici sono difficili da reperire e non sempre soddisfano le esigenze di performance. Questi problemi evidenziano come la sostenibilità non sia sempre un'opzione semplice, ma richiede un equilibrio tra innovazione, sicurezza e efficienza.

L'impatto ambientale dell'industria della bellezza è particolarmente significativo a causa dell'uso intensivo di plastica. Secondo la British Beauty Council, il 95% del packaging dei prodotti è destinato al consumo e solo una minoranza è riciclata. L'industria è al quarto posto per volume di plastica utilizzata, dopo il settore alimentare, l'industria e la farmaceutica. L'azienda L'Oréal, ad esempio, ha utilizzato 144.430 tonnellate di plastica nel 2021, mentre Estee Lauder ha prodotto 71.600 tonnellate di plastica per il packaging. La scarsa tasso di riciclo globale, che non supera il 9%, e il 4% di riciclo negli Stati Uniti, rendono il problema ancora più urgente. Molti produttori stanno cercando di ridurre l'uso di plastica tossica e adottare materiali riciclati post-consumo (PCR), ma i progressi sono lenti. L'Ellen MacArthur Foundation ha segnalato che solo tra il 60% e il 70% delle grandi aziende globali ha fatto progressi significativi nell'uso di plastica riciclata, ma la domanda crescente e la scarsità di materiali aumentano i costi e rendono il processo complesso. La marca FEKKAI, ad esempio, ha dichiarato di aver utilizzato fino al 95% di plastica riciclata, ma i problemi di costi e disponibilità hanno costretto l'azienda a ridurre l'obiettivo al 50%.

Il ruolo dei rivenditori e dei retailer è cruciale per accelerare la transizione verso la sostenibilità, ma i loro sforzi rimangono spesso limitati. Molti non hanno standard chiari per i prodotti che vendono, e la varietà di approcci rende difficile la comparazione. Jessi Baker, fondatrice di Provenance, un'azienda che aiuta le marche a mostrare la loro sostenibilità, ha sottolineato che le piccole aziende agiscono in modo più flessibile e mirato, spesso integrando la sostenibilità nel loro modello aziendale fin dall'inizio. Al contrario, le grandi aziende devono affrontare una serie di modifiche strutturali. L'initiativa "Clean + Planet Positive" di Sephora, lanciata nel 2021, è un esempio di come i retailer possano influenzare la scelta dei consumatori, ma la complessità del sistema globale richiede un'intervento a livello istituzionale. Gli esperti concordano che regolamenti più severi e linee guida comuni potrebbero ridurre la confusione e spingere l'industria a fare davvero qualcosa per il futuro. La strada verso una bellezza sostenibile è lunga, ma l'impegno collettivo sembra essere l'unica via percorribile.

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