11 mar 2026

La guerra di Trump contro l'Iran potrebbe danneggiare gli agricoltori americani

L'attacco americano all'Iran ha messo in pericolo la catena di approvvigionamento dei fertilizzanti, fondamentale per la semina americana, aggravando la crisi energetica globale e minacciando la produzione agricola. La riduzione della capacità produttiva e l'aumento dei prezzi rischiano di compromettere la sicurezza alimentare e l'economia nazionale.

05 marzo 2026 | 01:03 | 5 min di lettura
La guerra di Trump contro l'Iran potrebbe danneggiare gli agricoltori americani
Foto: Wired

L'attacco americano all'Iran, avvenuto la scorsa settimana, ha scatenato un aumento senza precedenti dei prezzi del petrolio e del gas, ma ha anche messo a rischio un'altra infrastruttura globale cruciale: la catena di approvvigionamento dei fertilizzanti. Questo settore, già in crisi per mesi a causa delle guerre commerciali e delle sanzioni, ora si trova in una situazione estremamente critica proprio nel momento in cui gli agricoltori americani devono prepararsi alla semina di primavera. Il conflitto nel Medio Oriente, che ha già causato un blocco parziale del passaggio del Golfo di Ormuz, sta mettendo in pericolo la produzione di fertilizzanti essenziali, con conseguenze potenzialmente devastanti per la coltivazione di cereali, soia e cotone negli Stati Uniti. Secondo Josh Linville, vicepresidente di StoneX, la situazione potrebbe non essere peggiore di così, soprattutto per gli agricoltori che hanno già subito danni economici da anni di tensioni commerciali. La crisi si intensifica proprio quando il periodo di semina è iniziato, con rischi di riduzione della disponibilità di fertilizzanti e di aumento dei costi, che potrebbero compromettere la produttività agricola a livello nazionale.

La produzione di fertilizzanti si basa su tre principali nutrienti: fosforo, azoto e potassa. Ogni sostanza ha un'origine diversa: il fosforo e la potassa vengono estratti da depositi naturali, mentre l'azoto derivato dal gas naturale. L'attacco all'Iran ha colpito direttamente il mercato dell'azoto, in quanto la produzione di uria, un fertilizzante popolare, è in gran parte dipendente dal gas naturale. La QatarLNG, un'azienda filiale di Qatar Energy, ha annunciato la sospensione della produzione dopo attacchi con droni ai suoi impianti, un evento che ha tolto quasi un quinto della capacità globale di gas. Questo ha causato un aumento dei prezzi del gas in Europa, con conseguenze immediate sul mercato dell'uria, uno dei principali fertilizzanti per l'azoto. A New Orleans, un porto chiave per l'export, i prezzi dell'uria sono saliti del 15 per cento in una sola settimana, a conferma di una crisi in atto. L'attacco al Golfo di Ormuz ha ulteriormente complicato la situazione, bloccando le esportazioni di prodotti nitrogenati da parte di Paesi come l'Iran e l'Arabia Saudita, che insieme rappresentano una quota significativa del mercato globale.

Il contesto del problema si estende ben oltre la semplice crisi energetica. Il mercato dei fertilizzanti ha sempre avuto un equilibrio delicato, con Paesi come l'Arabia Saudita, che esporta il 40 per cento delle importazioni statunitensi di fosfati, e l'Iran, che è il terzo esportatore mondiale di uria e un importante produttore di ammonea. La sospensione della produzione in questi Paesi, per motivi di sicurezza o di esaurimento delle riserve, potrebbe creare una situazione di emergenza. Secondo Veronica Nigh, economista senior del Fertilizer Institute, la produzione globale di ammonea è almeno il 30 per cento a rischio, mentre l'uria rappresenta quasi il 50 per cento. Questo significa che, se il conflitto si protrarrà, la disponibilità di fertilizzanti potrebbe ridursi drasticamente, con conseguenze dirette sugli agricoltori. L'America, nonostante produca parte del suo fertilizzante interno, non riesce a coprire la domanda, specialmente dopo la decisione di Cina di ridurre le esportazioni per soddisfare la domanda interna. Questo ha aggravato ulteriormente la situazione, creando un vuoto di mercato proprio quando è più necessario.

Le implicazioni di questa crisi sono profonde e potrebbero avere effetti a lungo termine sull'agricoltura statunitense. La mancanza di riserve di fertilizzanti, a differenza del petrolio che può essere sostenuto dal fondo strategico, rende la situazione particolarmente critica. Se il conflitto si protrarrà, i prezzi dei fertilizzanti potrebbero salire in modo esponenziale, con conseguenze economiche devastanti per gli agricoltori, che già si sono trovati in difficoltà a causa delle sanzioni cinesi. Secondo Linville, il rischio più grave è che alcuni agricoltori possano essere costretti a ridurre l'uso di fertilizzanti o a rinunciare a parte dei terreni, con un impatto diretto sulla produzione. L'America, che conta su colture di granella come mais e soia per il 75 per cento della sua domanda di fertilizzanti, potrebbe vedersi costretta a adottare misure drastiche per sopravvivere. Il governo ha già annunciato un fondo di 11 miliardi di dollari per aiutare gli agricoltori, ma si tratta solo di un'ipotesi parziale, con rischi di non coprire interamente le perdite.

La crisi si intensifica ulteriormente con la prospettiva di un conflitto prolungato, che potrebbe portare a un aumento dei costi dei fertilizzanti e a una riduzione della disponibilità. L'America, che dipende da Paesi come l'Arabia Saudita e l'Iran per il 75 per cento della sua domanda di fertilizz, si trova in una posizione vulnerabile, con una mancanza di alternative immediate. Se il conflitto continuerà, gli agricoltori potrebbero essere costretti a scegliere tra la riduzione dell'uso di fertilizzanti o la semina di colture meno richieste, con conseguenze economiche e produttive. Linville, però, sottolinea che la situazione richiede un'analisi severa: in un scenario peggiore, il mercato potrebbe dover stabilire chi è disposto a pagare di più per i fertilizzanti, con il rischio che alcuni agricoltori non riescano a soddisfare le loro esigenze. Questo scenario, purtroppo, non sembra essere un'ipotesi remota, ma una possibilità reale, data la gravità della crisi e la mancanza di alternative. La situazione, quindi, non solo mette a rischio la produzione agricola, ma anche la stabilità economica di un settore fondamentale per l'economia statunitense.

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