11 mar 2026

In Turkey, la crisi dell'industria tessile scuote il Paese

Negli ultimi mesi, il Turco ha visto emergere una serie di proteste sociali senza precedenti nel settore del tessile e dell'abbigliamento, un settore che rappresenta un pilastro del know-how nazionale.

22 febbraio 2026 | 16:52 | 5 min di lettura
In Turkey, la crisi dell'industria tessile scuote il Paese
Foto: Le Monde

Negli ultimi mesi, il Turco ha visto emergere una serie di proteste sociali senza precedenti nel settore del tessile e dell'abbigliamento, un settore che rappresenta un pilastro del know-how nazionale. Le rivolte, che hanno coinvolto migliaia di operai, si sono sviluppate in diverse regioni del paese, con manifestazioni, blocchi stradali e occupazioni di impianti industriali. Tra le aziende più colpite, si segnala Elsa Tekstil, fornitore di Tommy Hilfiger, dove nel gennaio scorso i lavoratori hanno bloccato l'accesso al loro stabilimento a Çigli, in provincia di Izmir, dopo l'annuncio di 250 licenziamenti senza alcuna indennità. Le proteste non si sono limitate a questa regione: a Tokat, nel nord dell'Anatolia, i dipendenti dell'azienda Sik Makas, che produce per brand come Levi's, H&M e Zara, hanno sospeso le attività in più occasioni a partire da ottobre 2025, a causa di ritardi salariali e licenziamenti senza compensi. Nonostante l'ordine di divieto di manifestazione emanato dalla prefettura e l'arresto di una delle rappresentanti sindacali di 1.700 dipendenti, i lavoratori hanno continuato a protestare davanti alle porte dell'azienda per oltre tre mesi. Altre zone industriali, come quella di Baspinar a Gaziantep, hanno visto una serie di scioperi, con 19 impianti di tessitura, abbigliamento e cuoio che si sono fermati a causa di salari non pagati e peggioramento delle condizioni di lavoro. Queste proteste segnalano un clima di tensione crescente nel settore, che ha avuto ripercussioni su produttori e consumatori a livello nazionale e internazionale.

Le rivolte si sono intensificate a causa di una combinazione di fattori, tra cui l'incertezza economica, l'erosione dei salari e la mancanza di investimenti in infrastrutture e tecnologia. Negli stabilimenti, i lavoratori denunciano un calo dei redditi, un aumento delle ore di lavoro senza corrispettivo, e un ambiente di lavoro insicuro. A Tokat, il ritardo nei pagamenti ha creato un forte senso di frustrazione, con i dipendenti che si sono rivolti al sindacato per chiedere giustizia. Inoltre, l'assenza di un piano di ricollocazione per i licenziati ha alimentato le proteste, con molti operai che temono di perdere non solo il lavoro ma anche la stabilità economica. A Çigli, la decisione di licenziare 250 dipendenti senza alcuna forma di compensazione ha suscitato reazioni immediate, con i lavoratori che hanno bloccato l'accesso all'azienda per giorni. La situazione è ulteriormente complicata dal fatto che molte aziende del settore dipendono da contratti esteri, rendendo le loro operazioni vulnerabili a shock economici globali. Questi elementi hanno creato un clima di insicurezza, che ha spinto i lavoratori a organizzarsi in modo autonomo per difendere i loro diritti.

Il settore del tessile e dell'abbigliamento è stato per anni un motore economico cruciale per il Turco, con migliaia di aziende che producono per marchi internazionali. Tuttavia, negli ultimi anni, il settore ha affrontato una serie di sfide, tra cui la concorrenza da parte di paesi asiatici con costi di produzione inferiori, la mancanza di investimenti in innovazione e la scarsa protezione dei diritti dei lavoratori. Queste problematiche hanno portato a una riduzione della competitività e a una crescita del turnover tra i dipendenti. Inoltre, la dipendenza da esportazioni ha reso il settore particolarmente sensibile alle fluttuazioni delle economie globali. L'insoddisfazione dei lavoratori è quindi il frutto di una combinazione di fattori strutturali e di una gestione aziendale che non ha risposto alle esigenze dei dipendenti. Le proteste rappresentano quindi un segnale di allarme per l'intero settore, che rischia di perdere non solo produttività ma anche reputazione internazionale se non riuscirà a trovare soluzioni durature.

Le conseguenze delle proteste si estendono ben al di là dei muri delle aziende, con impatti sull'economia nazionale e sulle relazioni internazionali. I licenziamenti e i ritardi salariali hanno messo in crisi molte famiglie, creando una spirale di povertà che si estende a livello locale. Inoltre, il blocco di produzione ha ridotto la capacità di esportazione, con un impatto negativo sulle esportazioni del Turco, un settore chiave per la crescita economica. Le aziende che dipendono da contratti esteri, come Elsa Tekstil e Sik Makas, hanno visto ridursi le consegne, con un rischio concreto di perdere clienti. A livello internazionale, i marchi che collaborano con aziende turche, tra cui Levi's, H&M e Zara, si trovano a fronteggiare una situazione complessa, con la necessità di trovare alternative o di mediare tra i lavoratori e i produttori. Queste proteste rappresentano quindi un esempio di come le tensioni interne possano influenzare anche i rapporti commerciali esteri. Inoltre, le autorità locali e nazionali si trovano a dover gestire una crisi sociale che richiede interventi mirati per ripristinare la fiducia tra i lavoratori e le aziende.

La situazione continua a evolversi, con nuove proteste e nuove richieste da parte dei sindacati. Le autorità stanno valutando possibili interventi, tra cui la revisione delle normative sul lavoro e l'implementazione di piani di ricollocazione per i licenziati. Tuttavia, la strada verso una soluzione non è semplice, poiché si tratta di un equilibrio tra le esigenze economiche delle aziende e i diritti dei lavoratori. L'impatto delle proteste potrebbe essere ulteriore, con il rischio che le tensioni si estendano ad altri settori o che si verifichino scioperi su scala nazionale. La crisi del tessile e dell'abbigliamento rappresenta quindi un problema complesso che richiede una risposta collettiva, con il coinvolgimento di sindacati, aziende e governo. Il futuro del settore dipende da quanto si riuscirà a trovare un accordo che rispetti sia la produttività aziendale che i diritti dei lavoratori, evitando così una crisi che potrebbe avere conseguenze a lungo termine per l'economia turca.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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