In Argentina la riforma del lavoro di Milei approvata in Senato nonostante un sciopero generale
La Camera dei Deputati argentina ha approvato, nella notte tra giovedì e venerdì 20 febbraio, una riforma della legislazione del lavoro voluta dal presidente ultraliberale Javier Milei.
La Camera dei Deputati argentina ha approvato, nella notte tra giovedì e venerdì 20 febbraio, una riforma della legislazione del lavoro voluta dal presidente ultraliberale Javier Milei. La legge, definita da alcuni come "modernizzazione del lavoro", è stata adottata con 135 voti a favore e 115 contrari dopo quasi undici ore di dibattiti intensi. La misura dovrà ora essere esaminata dal Senato, un passaggio che il governo spera di completare entro la prossima settimana. Il presidente Milei ha espresso soddisfazione sui social media, sottolineando che la riforma mira a superare un ritardo di oltre settanta anni nelle relazioni sindacali e lavorative in Argentina. Questa iniziativa rappresenta un pilastro chiave del programma economico e sociale del governo, che mira a ridurre la burocrazia, incentivare l'occupazione e rilanciare l'economia in un contesto di crisi strutturale. La decisione, però, ha suscitato reazioni forti da parte del mondo sindacale e delle forze politiche di opposizione, che la definiscono un atto di "precarizzazione" e una minaccia alla sicurezza dei lavoratori.
La riforma, che prevede l'estensione della giornata di lavoro fino a dodici ore, la riduzione delle indennità di licenziamento e la definizione di servizi "essenziali" durante le gravi, ha avuto un impatto immediato sulle dinamiche sociali del Paese. Nella giornata di giovedì, l'Argentina ha subito una quarta grève generale in poco più di due anni di governo di Milei, una protesta che ha coinvolto migliaia di persone e ha interrotto il funzionamento di trasporti aerei, ferroviari e urbani. Le manifestazioni, inizialmente pacifiche, si sono trasformate in accerchiamenti tra i partecipanti e le forze dell'ordine, con bottiglie e pietre lanciate contro i poliziotti. Le autorità hanno risposto con lacrimogeni, cannoni a getti d'acqua e proiettili in gomma, finendo per intervenire in forze per sgombrare la zona. Decine di persone sono state arrestate, tra cui alcuni sindacalisti e manifestanti. La CGT, la principale centrale sindacale pro-péronista, ha dichiarato che il movimento ha arrestato un 90% dell'attività produttiva, con interruzioni significative in settori chiave come l'industria e i trasporti.
Il contesto di questa riforma si colloca all'interno di un quadro economico e sociale complesso, caratterizzato da una crisi strutturale che ha visto l'Argentina affrontare un'iperinflazione, una forte contrazione dell'occupazione e una crescente insicurezza sociale. Il governo di Milei, arrivato al potere nel dicembre 2023, ha registrato alcuni successi macroeconomici, come la riduzione dell'inflazione da oltre il 150% a un 32% su base annua. Tuttavia, queste conquiste sono state accompagnate da una politica di austerità che ha portato alla perdita di circa 300.000 posti di lavoro, pubblici e privati, e ha indebolito la spesa pubblica. La riforma del lavoro, dunque, rappresenta un tentativo di ridurre la burocrazia, semplificare i processi di licenziamento e stimolare l'occupazione in un contesto in cui più di un quarto della popolazione è disoccupata o in condizioni di informality. Il governo sostiene che questa misura permetterà di contrastare l'"industria dei processi", un sistema giudiziario che, secondo il presidente, ha creato un ambiente di incertezza e di ritardi per le imprese.
Le implicazioni della riforma sono state immediatamente contestate da parte del movimento sindacale, che la vede come un attacco ai diritti dei lavoratori e una minaccia al sistema sociale. La CGT, in particolare, ha definito il testo "regressivo e anticonstitutionale", sottolineando come la riduzione delle indennità di licenziamento e l'espansione della flessibilità contrattuale possano portare a una maggiore precarietà e a un aumento del rischio di sfruttamento. Inoltre, la decisione di estendere la giornata di lavoro a dodici ore ha suscitato preoccupazioni per la salute e la sicurezza dei lavoratori, soprattutto in settori a rischio elevato. Il presidente Milei, però, ha ribadito che la riforma è necessaria per ridurre i costi del lavoro e rendere l'Argentina più competitiva a livello internazionale. Il governo sostiene che questa misura potrebbe contribuire a creare nuovi posti di lavoro, soprattutto nel settore informale, dove la mancanza di regole e di protezioni ha portato a una serie di problemi.
La riforma del lavoro rappresenta un passo cruciale per il governo di Milei, che mira a consolidare il proprio programma economico e sociale. Il presidente ha dichiarato che intende completare il processo di approvazione entro il 1 gradi marzo, in vista del suo discorso annuale al Parlamento, un momento che ritiene fondamentale per presentare i risultati del suo mandato. Tuttavia, la mancanza di consenso e l'opposizione del mondo sindacale potrebbero complicare il percorso. Mentre il governo si concentra sulle riforme economiche, il Paese continua a vivere tensioni sociali, con un aumento delle proteste e una crescente insoddisfazione per le politiche di austerità. La sfida per Milei sarà non solo quella di far approvare la riforma, ma anche di trovare un equilibrio tra le esigenze del mercato e la protezione dei diritti dei lavoratori. L'Argentina, in questo momento, si trova di fronte a un'importante svolta, che potrebbe definire il futuro del Paese per anni.
Fonte: Le Monde Articolo originale
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