In Afghanistan, la scia di fame e morte dopo tagli Usa
La sospensione degli aiuti esteri da parte del governo americano, avvenuta un anno fa, ha avuto conseguenze devastanti sulle condizioni di vita dei bambini afghani, portando a un aumento della malnutrizione a livelli non registrati da 25 anni.
La sospensione degli aiuti esteri da parte del governo americano, avvenuta un anno fa, ha avuto conseguenze devastanti sulle condizioni di vita dei bambini afghani, portando a un aumento della malnutrizione a livelli non registrati da 25 anni. La crisi si è aggravata a causa di un insieme di fattori interconnessi: due terremoti mortali che hanno causato migliaia di vittime, il ritorno forzato di 2,8 milioni di rifugiati da Iran e Pakistan, e un colpo economico senza precedenti che ha colpito il Paese in modo simultaneo. Il quadro si presenta drammatico, con la popolazione che vive in condizioni di estrema povertà e con risorse limitate per affrontare le emergenze sanitarie. La svolta negativa si è fatta sentire soprattutto nelle aree rurali, dove la mancanza di struttture sanitarie e di supporto internazionale ha creato un vuoto che ha messo a rischio la vita di migliaia di bambini. La situazione, ormai, sembra destinata a peggiorare se non interverrà un sostegno internazionale adeguato e tempestivo.
La decisione del governo americano di tagliare i fondi per l'Afghanistan ha avuto effetti immediati e irreversibili. Dopo il ritiro delle truppe e la fine del conflitto nel 2021, gli Stati Uniti avevano continuato a finanziare il Paese con circa 1 miliardo di dollari annuali, un terzo del totale degli aiuti internazionali. Questo flusso di denaro era stato fondamentale per sostenere programmi che includevano la bonifica di territori minati, la diversificazione agricola e la prevenzione della fame. Con la chiusura dell'Agenzia per lo Sviluppo Internazionale (USAID), il sostegno è stato improvvisamente interrotto, lasciando un vuoto che non è stato rimpiazzato da altri donatori. La conseguenza immediata è stata la chiusura di migliaia di centri sanitari, tra cui il piccolo ospedale di Nalej, dove Malika Ghullami, una madre di tre figli, ha perso due dei suoi gemelli a causa della mancanza di cure. La sua storia rappresenta un caso emblematico di come la mancanza di supporto internazionale abbia messo a rischio la vita di centinaia di famiglie.
Il contesto della crisi si innesta su una serie di eventi che hanno colpito l'Afghanistan in modo simultaneo. La sospensione degli aiuti ha esacerbato un quadro già precario, in cui il Paese viveva già in condizioni di estrema fragilità economica. La scomparsa di fondi ha creato un vuoto che non è stato compensato da altri donatori, nemmeno da quelli che avevano precedentemente collaborato con il governo afghano. La situazione è ulteriormente aggravata da riduzioni di aiuti da parte di paesi europei, che hanno tagliato i finanziamenti in modo marginale ma significativo. L'effetto complessivo è stato un calo drastico delle risorse disponibili, con conseguenze devastanti per la popolazione. Il governo afghano, pur cercando di gestire la situazione, non ha poteri sufficienti per fronteggiare una crisi di tale portata. La mancanza di supporto internazionale ha reso impossibile la gestione di emergenze sanitarie, come le terremoti che hanno colpito il Paese nel 2023, causando migliaia di vittime e spostando migliaia di persone in condizioni di estrema sofferenza.
Le implicazioni della crisi sono estremamente gravi, con conseguenze a lungo termine per l'Afghanistan. La malnutrizione ha colpito 17 milioni di persone, il 40% della popolazione, con un aumento di 2 milioni rispetto all'anno precedente. La situazione si è aggravata a tal punto che sette province sono ora in una fase critica di insicurezza alimentare, il livello precedente alla fame. I bambini, in particolare, sono i più colpiti, con milioni di casi di malnutrizione acuta che mettono a rischio la loro salute e lo sviluppo fisico. La mancanza di accesso a centri sanitari e di supporto nutrizionale ha portato a un aumento del numero di nascite in condizioni di emergenza, con conseguenze tragiche per molte famiglie. La crisi ha anche creato un'ondata di fuga di rifugiati, con 2,8 milioni di persone che hanno dovuto tornare in Afghanistan dopo anni di esilio. Questo flusso ha messo sotto pressione le comunità locali, che non avevano la capacità di accogliere un numero così elevato di persone in condizioni di povertà estrema.
La crisi sembra destinata a peggiorare se non interverrà un sostegno internazionale adeguato. Il governo afghano, pur cercando di gestire la situazione, non ha le risorse necessarie per affrontare un'emergenza di tale portata. Le organizzazioni non governative e i paesi che avevano precedentemente collaborato con il Paese non riescono a coprire il vuoto lasciato dagli aiuti statunitensi. La mancanza di fondi ha reso impossibile la gestione di emergenze come le terremoti e la gestione di malattie che si propagano in condizioni di sovrappopolazione. L'effetto complessivo è un aumento della sofferenza, con conseguenze a lungo termine per la salute pubblica e lo sviluppo economico del Paese. La situazione richiede un intervento immediato e coordinato, con un piano di supporto che tenga conto delle esigenze di base della popolazione, come il cibo, la salute e l'accesso a servizi essenziali. Solo un'intervento deciso e tempestivo potrà evitare che la crisi si trasformi in un disastro irreversibile per l'Afghanistan.
Fonte: The New York Times Articolo originale
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