11 mar 2026

I bombardamenti in Iran riaccesero le preoccupazioni per uno shock petrolifero

Il rischio di un conflitto energetico globale si è riacceso dopo l'annuncio della chiusura del canale dello Stretto di Ormuz e dei bombardamenti israeliani e statunitensi su territori iraniani, avvenuti il 28 febbraio.

01 marzo 2026 | 12:48 | 4 min di lettura
I bombardamenti in Iran riaccesero le preoccupazioni per uno shock petrolifero
Foto: Le Monde

Il rischio di un conflitto energetico globale si è riacceso dopo l'annuncio della chiusura del canale dello Stretto di Ormuz e dei bombardamenti israeliani e statunitensi su territori iraniani, avvenuti il 28 febbraio. L'evento ha scatenato un'ondata di preoccupazione tra i mercati finanziari e i governi mondiali, con i prezzi del petrolio che hanno registrato un rialzo significativo. In particolare, il greggio Brent, la principale quotazione europea, ha raggiunto un livello di 73 dollari al barile, il massimo da sei mesi. Questo aumento ha riacceso il timore di una crisi economica globale, simile a quelle del passato, che potrebbe colpire nazioni dipendenti dal petrolio. La situazione si è aggravata dopo le operazioni militari, che hanno creato un clima di tensione in una regione già sensibile per le relazioni internazionali. L'ipotesi di un blocco completo dello Stretto, un'ipotesi considerata il peggiore scenario, ha spinto gli analisti a prevedere un aumento dei prezzi che potrebbe superare i 108 dollari al barile, un livello mai registrato negli ultimi anni.

L'incremento dei prezzi del petrolio ha suscitato preoccupazioni non solo per l'impatto sulle economie emergenti, ma anche per i paesi industrializzati. Secondo le previsioni dell'agenzia Bloomberg, pubblicate il 11 febbraio, il rialzo dei prezzi al di sopra di 100 dollari potrebbe causare conseguenze economiche meno gravi rispetto a quelle del 1973, quando il prezzo del greggio aveva raggiunto un triplo incremento. Questo perché gli Stati Uniti, che erano un importatore di petrolio durante la guerra in Iraq, sono diventati esportatori grazie alla produzione di shale oil. Questo cambiamento ha ridotto la vulnerabilità del paese rispetto a fluttuazioni dei prezzi. Tuttavia, la stessa agenzia ha sottolineato che le conseguenze dipenderanno dall'escalation del conflitto e dalla sua durata. Ad esempio, durante i 12 giorni di bombardamenti israeliani in Iran nel giugno 2025, il prezzo del greggio aveva subito un aumento del 20%, raggiungendo i 79 dollari. Se lo Stretto rimanesse bloccato per un periodo prolungato, i prezzi potrebbero salire a livelli mai registrati, con impatti sull'intero sistema economico globale.

Lo Stretto di Ormuz è una delle vie marittime più strategiche al mondo, attraversata da circa 20% del greggio prodotto globalmente. La sua chiusura, anche solo parziale, potrebbe ridurre drasticamente la capacità di esportazione dei paesi del Golfo, tra cui l'Iran, il Qatar e l'Arabia Saudita. Questo scenario ha immediatamente influenzato i mercati, con gli investitori che hanno iniziato a valutare alternative come il gas naturale liquefatto o le fonti rinnovabili. Tuttavia, la dipendenza energetica di molte nazioni, in particolare quelle europee, rimane elevata, rendendo il petrolio un elemento chiave per l'equilibrio economico. Il contesto storico di questa crisi risale a eventi simili, come il primo choc petrolifero del 1973, quando l'Iran era un produttore chiave e le tensioni geopolitiche avevano un impatto globale. Oggi, la complessità delle relazioni internazionali e la presenza di potenze come gli Stati Uniti e Israele aggiungono un livello di incertezza che potrebbe amplificare le conseguenze.

L'analisi delle implicazioni economiche mostra che la diversificazione delle fonti di energia potrebbe mitigare l'impatto dei prezzi elevati. Tuttavia, i paesi che non hanno investito in energie alternative, come molti membri dell'Unione Europea, potrebbero affrontare una crisi di liquidità e un aumento dei costi di produzione. Inoltre, il rischio di una recessione globale aumenta se i prezzi rimangono elevati per un periodo prolungato. Gli economisti hanno sottolineato che, nonostante la resilienza degli Stati Uniti, le conseguenze per i mercati emergenti potrebbero essere più gravi. Al tempo stesso, il contesto geopolitico complica la risposta delle istituzioni internazionali, che devono bilanciare la sicurezza energetica con la stabilità economica. La gestione del rischio da parte di OPEC e di altri produttori potrebbe giocare un ruolo cruciale nel contenere l'impatto dei prezzi, ma la situazione rimane incerta.

La prossima fase del conflitto dipende da diversi fattori, tra cui la volontà delle parti coinvolte di trovare un accordo o di intensificare le azioni militari. Gli analisti prevedono che le tensioni potrebbero de-escalare se i leader regionali riusciranno a mediare, ma il rischio di un conflitto prolungato rimane elevato. Il ruolo degli Stati Uniti, che ha cercato di mantenere la stabilità del mercato energetico, sarà fondamentale per evitare un collasso del sistema. Al tempo stesso, il mondo deve prepararsi a possibili scenari di crisi, anche se le misure di emergenza potrebbero limitare i danni. La situazione richiede un monitoraggio costante, non solo per quanto riguarda i prezzi del petrolio, ma anche per le conseguenze sulle economie globali e sulle relazioni internazionali. La soluzione al problema potrebbe dipendere da una combinazione di negoziati, di strategie energetiche alternative e di un equilibrio tra sicurezza e stabilità economica.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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