11 mar 2026

Guerra Ucraina: Russia, ultime notizie. Ungheria blocca prestito Ue da 90 miliardi

L'Ungheria ha bloccato un prestito UE da 90 miliardi per l'Ucraina, richiedendo il ripristino del transito petrolifero. La decisione ha acceso tensioni nell'UE, con accuse di ricatto energetico e divisioni internazionali.

21 febbraio 2026 | 01:38 | 4 min di lettura
Guerra Ucraina: Russia, ultime notizie. Ungheria blocca prestito Ue da 90 miliardi
Foto: Repubblica

L'Ungheria ha deciso di bloccare il prestito da 90 miliardi di euro previsto dall'Unione europea per l'Ucraina, un fondo concordato durante il Consiglio europeo del dicembre scorso per sostenere Kiev nei bisogni finanziari dello Stato e nell'efforto militare di resistenza all'invasione russa. La decisione, annunciata a pochi giorni dal quarto anniversario dell'invasione, ha suscitato reazioni contrastanti tra i paesi membri dell'UE. Il ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjartó, ha chiarito che il blocco dei fondi sarà mantenuto finché non tornerà attivo il transito del petrolio verso l'Ungheria attraverso l'oleodotto Druzhba, un'infrastruttura cruciale per le esportazioni energetiche del paese. La scelta di Budapest ha acceso un dibattito internazionale, con l'Ucraina che accusa Bruxelles di sfruttamento e l'Ungheria che denuncia un ricatto energetico da parte di Kiev. La decisione si colloca in un contesto di tensioni crescenti tra la Russia e l'Europa, con l'Ucraina che si trova al centro di una guerra energetica che coinvolge anche il futuro delle relazioni internazionali.

Il prestito UE, approvato a dicembre, era stato progettato per sostenere l'Ucraina nei mesi successivi all'invasione russa, fornendo fondi per il bilancio statale e per il mantenimento delle operazioni militari. L'importanza di questa somma non si limita al finanziamento diretto: è parte di un piano più ampio per sostenere la sovranità ucraina e per ridurre la dipendenza energetica da Paesi esterni. La decisione di Budapest, però, ha messo in discussione la capacità dell'UE di mantenere un accordo unanime su questioni di tale gravità. Secondo Szijjartó, l'Ucraina ha bloccato il transito del petrolio in coordinamento con Bruxelles e l'opposizione ungherese, creando interruzioni delle forniture in Ungheria e alzando i prezzi del carburante. Questo, a sua volta, ha messo in luce le tensioni interne tra l'UE, dove alcuni paesi, come la Polonia e la Germania, hanno espresso preoccupazione per l'impatto sull'economia regionale. La posizione di Budapest sembra mirare a esprimere una protesta contro l'ingresso dell'Ucraina nell'UE, un tema sensibile nel contesto delle elezioni nazionali ungheresi in programma nel 2022.

Il contesto di questa decisione si arricchisce se si considera il ruolo dell'oleodotto Druzhba, che trasporta il petrolio russo verso l'Europa attraverso l'Ungheria. Questo oleodotto, costruito negli anni Settanta, è stato un punto di contenzione durante la guerra, con l'Ucraina che ha chiuso il transito per ridurre la dipendenza energetica da Mosca. La ripresa del transito, però, è diventata un tema di negoziazione tra i paesi interessati, con l'Ucraina che ha rifiutato di permetterlo a meno che non venga garantita una protezione contro gli attacchi russi. L'Ungheria, nel frattempo, ha sottolineato che la chiusura del transito ha un impatto diretto sulle sue economie domestiche, con un aumento dei prezzi del carburante e una riduzione delle esportazioni. La situazione ha anche acceso un dibattito sulle responsabilità reciproche: l'Ucraina ha accusato l'UE di utilizzare il prestito come strumento di pressione, mentre Budapest ha ritenuto che la politica energetica di Kiev sia una forma di ricatto.

L'analisi delle conseguenze di questa decisione rivela un impatto significativo sulle relazioni tra l'UE e l'Ucraina. Il blocco del prestito ha messo in evidenza le divisioni all'interno dell'Unione, con alcuni membri che hanno espresso preoccupazione per l'effetto sull'Ucraina, mentre altri hanno sostenuto la posizione ungherese. Per l'Ucraina, il rischio è quello di affrontare un deficit di fondi in un momento cruciale, con l'attacco alla rete energetica che ha ridotto la capacità di produrre e distribuire energia elettrica. Secondo il canale Telegram del ministro dell'Energia ucraino Denys Shmyhal, ci sono segnali di miglioramento nella fornitura di energia, ma gli operatori del settore si stanno preparando a possibili nuovi attacchi da parte della Russia. Questo scenario ha reso più complessa la gestione dell'emergenza energetica ucraina, con un'incertezza che potrebbe influenzare la capacità del paese di resistere all'offensiva russa.

La situazione si complica ulteriormente con le dichiarazioni del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha sottolineato la pressione esercitata da Usa e Russia per il ritiro dall'area del Donbass. Secondo Zelensky, entrambi i paesi hanno richiesto all'Ucraina di abbandonare il controllo di quelle regioni per giungere a un accordo di pace. Questo ha acceso un dibattito interno all'Ucraina, con il governo che cerca di bilanciare la difesa del territorio con la possibilità di negoziare un cessate il fuoco. La decisione di Budapest, quindi, non si limita a un problema energetico ma rappresenta un ulteriore elemento di tensione in una guerra che coinvolge non solo l'Ucraina e la Russia, ma anche l'intera Europa. Le prossime mosse potrebbero influenzare il corso della guerra, con l'UE che dovrà affrontare la sfida di mantenere l'unità in un momento di crisi estrema.

Fonte: Repubblica Articolo originale

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