11 mar 2026

Esperti del Lavoro chiedono metà posti nei consigli di amministrazione

La vicepresidente del governo e ministro del Lavoro, Yolanda Díaz, ha presentato un anno fa l'idea di creare un comitato di esperti per promuovere una nuova legge volta a migliorare la democrazia nella gestione delle aziende.

02 febbraio 2026 | 14:58 | 4 min di lettura
Esperti del Lavoro chiedono metà posti nei consigli di amministrazione
Foto: El País

La vicepresidente del governo e ministro del Lavoro, Yolanda Díaz, ha presentato un anno fa l'idea di creare un comitato di esperti per promuovere una nuova legge volta a migliorare la democrazia nella gestione delle aziende. L'obiettivo era articolare la partecipazione dei lavoratori alle decisioni aziendali e persino permettere loro di accedere alla proprietà delle società. Dopo un anno di lavoro, il comitato ha redatto un rapporto di 500 pagine, che oggi è stato presentato alla ministra. Questo documento propone al governo di approvare un modello di cogestione aziendale in cui un terzo dei posti del consiglio di amministrazione sia riservato ai dipendenti in aziende con 50-1.000 dipendenti, e la metà in quelle più grandi. La proposta va oltre, richiedendo al governo di istituire un piano per permettere ai lavoratori di possedere azioni della società, garantendo almeno il 2% delle azioni in aziende con 25 o più dipendenti. Questo è un passo significativo, poiché mira a rinnovare la governance aziendale in modo da includere i lavoratori in modo più diretto e democratico.

Il comitato, guidato da Isabelle Ferreras, ha evidenziato come il sistema attuale in Spagna non permetta una partecipazione effettiva nei processi decisionali strategici. Anche se esistono meccanismi come i delegati di persona e i comitati aziendali, questi non offrono ai lavoratori un ruolo significativo. Ferreras ha sottolineato che lo Stato spagnolo è un'eccezione nell'Unione Europea, dove 18 dei 27 paesi hanno già regolamentato la partecipazione dei dipendenti nei consigli di amministrazione. La legge spagnola, tuttavia, rimane inapplicata, nonostante l'articolo 129.2 della Costituzione preveda la promozione della partecipazione dei lavoratori e la creazione di società cooperative. Il comitato ritiene che la Costituzione non venga rispettata al 100%, e che sia necessario un intervento legislativo per riconoscere pienamente i diritti dei lavoratori.

L'idea di un modello di cogestione nasce da un'analisi approfondita dei sistemi europei, in cui paesi come la Svezia e la Germania hanno già implementato meccanismi di partecipazione dei dipendenti. La proposta spagnola cerca di adattare questi modelli al contesto nazionale, fissando un terzo dei posti nei consigli di amministrazione per le aziende con 50-1.000 dipendenti, e la metà per quelle con più di 1.000. Inoltre, il comitato suggerisce di introdurre un meccanismo di partecipazione alla proprietà aziendale, con un minimo del 2% per aziende con 25-1.000 dipendenti e del 10% per quelle con più di 1.000. Questo piano prevede anche la creazione di fondi di proprietà dei dipendenti, gestiti a livello regionale, per permettere ai lavoratori di acquistare azioni in caso di crisi di successione. L'obiettivo è evitare che le azioni siano vendute a fondi speculativi, garantendo una maggiore stabilità e equity per i dipendenti.

La ministro Díaz ha affermato che il governo "ha preso atto" della proposta e intende presentare una legge che venga discussa con i sindacati e le imprese in un breve periodo. Questa riforma è considerata una priorità, poiché ha radici nella Transizione democratica spagnola, quando si cercò di introdurre forme di partecipazione dei lavoratori. Tuttavia, negli anni successivi, il tema è rimasto marginale. Díaz ha sottolineato che il modello proposto non è del tutto nuovo in Spagna, poiché esistono già cooperative, aziende pubbliche come Navantia e alcune società nel Paese Basco. L'obiettivo è riconoscere formalmente queste esperienze e trasformarle in una norma legale. La legge dovrebbe anche includere la creazione di un "rappresentante collettivo del personale" per aziende con meno di sei o dieci dipendenti, garantendo una rappresentanza anche nei contesti più piccoli.

L'analisi dei progetti proposti mostra una volontà di rinnovare la governance aziendale in modo da rendere i lavoratori parte attiva delle decisioni strategiche. I comitati aziendali esistenti devono essere rafforzati, con l'aggiunta di esperti retribuiti in materia di intelligenza artificiale e impatto delle decisioni aziendali. Questo è particolarmente rilevante nel contesto di un'automazione crescente, dove la partecipazione dei lavoratori alle decisioni di utilizzo della tecnologia diventa fondamentale. Inoltre, il comitato suggerisce di introdurre un "indice di sviluppo democratico aziendale" per misurare i livelli di partecipazione e incentivare le aziende a superare le soglie minime. I meccanismi di incentivo potrebbero includere sussidi pubblici, vantaggi fiscali o accesso privilegiato ai contratti pubblici. Questi strumenti mirano a creare un sistema in cui le aziende non solo rispettino la legge, ma si impegnino attivamente a migliorare la democrazia aziendale. La riforma, se approvata, potrebbe rappresentare un passo significativo verso una maggiore equità e partecipazione dei lavoratori, riconoscendo finalmente i diritti previsti dalla Costituzione e adattandoli alle esigenze moderne del mondo del lavoro.

Fonte: El País Articolo originale

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