Enasarco: dismissioni e maxi-vendita al Comune, in Parlamento
L'acquisto da parte di Roma Capitale di 1.040 appartamenti di proprietà di Enasarco ha suscitato un'ondata di critiche e interrogativi politici e sociali, con il Parlamento che ha deciso di indagare sull'operazione.
L'acquisto da parte di Roma Capitale di 1.040 appartamenti di proprietà di Enasarco ha suscitato un'ondata di critiche e interrogativi politici e sociali, con il Parlamento che ha deciso di indagare sull'operazione. La transazione, che peserà sulle casse pubbliche per oltre 250 milioni di euro, è stata avviata a dicembre e ha visto l'ufficializzazione di un primo stock di 336 unità, per un importo di circa 54 milioni di euro. Il provvedimento, però, non è stato accolto senza polemiche, soprattutto da parte di residenti e proprietari che temono un impatto negativo sul tessuto sociale e immobiliare della città. La decisione di convertire le case in alloggi di edilizia residenziale pubblica ha suscitato preoccupazioni, dato che potrebbe generare condomini misti, con inquilini popolari a bassi canoni e proprietari che, negli anni, hanno riscattato gli immobili a prezzo di mercato. Questa situazione ha alimentato la formazione di un comitato spontaneo, che ha espresso preoccupazioni circa la gestione dell'acquisto e i possibili effetti sull'equilibrio dei quartieri.
La commissione parlamentare di controllo, convocata su richiesta del capogruppo della Lega in Campidoglio, Fabrizio Santori, ha messo al centro un'analisi approfondita del piano di dismissione di Enasarco. L'ente previdenziale, che gestisce fondi per circa 3 milioni di iscritti, ha ceduto oltre 9 mila unità tra il 2008 e il 2025, incassando quasi 1,7 miliardi di euro. Tuttavia, il confronto tra le plusvalenze dichiarate e quelle realmente realizzate ha rivelato discrepanze significative: mentre i dati ufficiali indicano una plusvalenza di 460 milioni di euro, le stime dei proprietari e degli iscritti suggeriscono un valore superiore ai 640 milioni. Questa differenza ha sollevato dubbi sulla trasparenza delle operazioni e sull'effettiva correttezza delle valutazioni effettuate. Inoltre, il piano di dismissione ha visto Enasarco conferire a fondi immobiliari dedicati altri 5 mila unità, lasciando aperti interrogativi su come si sia gestito il patrimonio e se siano state rispettate le normative vigenti.
Il dibattito si è intensificato anche per la strategia seguita da Enasarco nel dismettere gli immobili. Secondo testimonianze raccolte dal capogruppo leghista, in alcuni quartieri come Axa, Dragoncello, Decima e Torrino, l'ente ha inizialmente proposto la vendita degli appartamenti a prezzi superiori a quelli di mercato, solo per sospendere le trattative e avviare successivamente lavori di ristrutturazione straordinaria. Questo approccio, che sembra mirare a incrementare il valore degli immobili prima della vendita, ha suscitato sospetti di manipolazione e di possibili abusi. Inoltre, la decisione di Roma Capitale di acquistare 702 unità per un importo complessivo di 201 milioni di euro ha sollevato questioni su come sia stata valutata la congruità dei prezzi, vista la mancanza di un parere da parte dell'Agenzia delle Entrate. Questo aspetto ha reso ancora più complessa la discussione, soprattutto in un contesto in cui la gestione del patrimonio immobiliare pubblico è sempre stata al centro di critiche per la sua trasparenza.
Le implicazioni dell'operazione vanno ben al di là del semplice acquisto di immobili. Per i proprietari, la transazione rappresenta un rischio concreto, poiché potrebbe portare a un'insediamento di nuovi inquilini a bassi canoni, con conseguenze sull'equilibrio economico dei condomini. Per gli iscritti alla cassa previdenziale, invece, si pone la questione se l'acquisto di Enasarco sia stato effettuato in modo da garantire il pagamento delle pensioni. Fabrizio Santori ha sottolineato che la gestione del patrimonio immobiliare "deve rispettare l'interesse primario degli iscritti", e che le scelte effettuate finora non sembrano aver soddisfatto questa condizione. Inoltre, la Commissione parlamentare ha espresso preoccupazioni riguardo alla svalutazione del patrimonio immobiliare rispetto alle potenzialità teoriche, e sul rischio che l'acquisto in blocco al Comune possa portare all'acquisto di immobili sovrastimati rispetto al loro valore reale. Questi fattori hanno reso necessaria un'indagine approfondita, non solo per chiarire le motivazioni dell'operazione, ma anche per valutare se siano state seguite le procedure corrette.
La situazione sembra destinata a rimanere al centro del dibattito pubblico e politico, con possibili sviluppi che potrebbero coinvolgere non solo il Parlamento, ma anche la Corte dei Conti. La decisione di Roma Capitale di acquistare una seconda tranche di immobili, senza aver ottenuto un parere sull'effettiva congruità dei prezzi, ha alimentato nuove preoccupazioni, soprattutto in un momento in cui la gestione delle risorse pubbliche è sotto intensa scrutinio. Per il capogruppo leghista, il problema non riguarda solo la correttezza finanziaria dell'operazione, ma anche il rispetto del diritto alla proprietà e alla dignità dei quartieri. "Difendere il diritto all'abitare non significa calpestare il diritto alla proprietà", ha sottolineato Santori, richiamando l'importanza di un equilibrio tra le esigenze sociali e le norme economiche. La questione, quindi, non si ferma al semplice acquisto di immobili, ma si estende a un dibattito più ampio sul ruolo della pubblica amministrazione nel gestire il patrimonio immobiliare e nel garantire il rispetto dei diritti di tutti i cittadini.
Fonte: RomaToday Articolo originale
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