Cuba subisce blackout elettrico: due terzi del territorio, tra cui La Havane
La capitale cubana, La Havana, e due terzi del territorio nazionale sono rimasti senza energia elettrica il 4 marzo, a causa di un'altra grave interruzione del sistema nazionale.
La capitale cubana, La Havana, e due terzi del territorio nazionale sono rimasti senza energia elettrica il 4 marzo, a causa di un'altra grave interruzione del sistema nazionale. L'evento si è verificato in un contesto di tensioni crescenti, in cui i cubani vivono quotidianamente l'impatto di un'aggravazione della crisi energetica. L'isola, con una popolazione di circa 9,6 milioni di abitanti, è stata colpita da tagli di corrente massicci e ricorrenti per oltre due anni, con conseguenze devastanti sulle attività quotidiane. La mancanza di energia ha messo in crisi il sistema sanitario, limitato i trasporti pubblici e spinto il governo a adottare misure drastiche, come il razionamento di carburante e la riduzione dei servizi ospedalieri. La situazione è ulteriormente peggiorata a causa dell'embargo statunitense, che ha ridotto drasticamente le risorse disponibili per il paese, e della sospensione degli invii di petrolio da parte del Venezuela, in seguito alla cattura del presidente Nicolas Maduro nel gennaio scorso. La crisi energetica ha colpito in modo particolare la capitale, dove le interruzioni di corrente hanno raggiunto durate di oltre quindici ore, con alcuni casi che hanno interessato anche intere province.
La mancanza di energia elettrica si è aggravata a causa di un deficit cronico di carburante, che ha reso insostenibile il funzionamento delle otto centrali termoelettriche del paese. Costruite negli anni '80 e '90, queste impianti sono sempre più soggette a guasti e manutenzioni prolungate, rendendo impossibile soddisfare la domanda nazionale. A partire dal 9 gennaio, non è stato registrato alcun arrivo di navi cariche di petrolio, un fatto che ha costretto il governo a prendere decisioni estreme. Tra queste, la sospensione della vendita di diesel, il razionamento dell'essenza e la riduzione del numero di corsi universitari. Il trasporto pubblico è stato ridotto al minimo, mentre i prezzi dei servizi di trasporto privato e degli alimenti sono saliti in modo esponenziale. La popolazione, già abituata a periodi di blackout, è stata nuovamente colpita da una situazione di emergenza, con le famiglie costrette a adottare misure di autogestione per garantire almeno una parte di energia.
La crisi energetica cubana non è un fenomeno isolato, ma il risultato di una politica di pressione internazionale che ha avuto inizio nel 1962 con l'embargo statunitense. Queste sanzioni, che hanno visto un incremento negli ultimi anni, hanno ridotto drasticamente la capacità del paese di acquisire risorse estere, rendendo sempre più difficile la gestione del sistema elettrico. La situazione si è ulteriormente complicata a causa della sospensione degli invii di petrolio da parte del Venezuela, un alleato strategico per Cuba, che ha interrotto i trasferimenti dopo la cattura di Maduro. Questo ha messo in crisi il sistema energetico, che dipende in gran parte da fonti esterne. Il governo cubano ha sostenuto che le sanzioni americane impediscono di effettuare manutenzioni e riparazioni necessarie, ma economisti hanno rilevato che il problema risiede anche in un sotto-investimento cronico da parte dello Stato nel settore. Le centrale termoelettriche, ormai obsolete, non sono più in grado di soddisfare la domanda, e il deficit di carburante ha reso insostenibile il funzionamento del sistema.
L'impatto della crisi energetica si estende ben al di là del settore produttivo, influenzando ogni aspetto della vita quotidiana. I servizi sanitari, già in difficoltà, hanno visto ridotte le risorse disponibili, con ospedali che non riescono a garantire cure essenziali. Le scuole hanno adottato corsi a distanza, mentre i dipendenti pubblici sono stati costretti al telelavoro. La mancanza di energia ha anche ridotto la capacità di gestione dei trasporti, con autobus e treni che operano in modo limitato. La popolazione, soprattutto in zone rurali, è costretta a vivere in condizioni di scarsa illuminazione e di riscaldamento, con effetti negativi sulla salute e sulla qualità della vita. La crisi ha anche portato a un aumento dei prezzi, con i costi dei beni di prima necessità che sono saliti in modo esponenziale, rendendo sempre più difficile per le famiglie coprire i bisogni fondamentali.
La situazione ha trovato un ulteriore aggravamento con la decisione dell'Equador di espellere l'ambasciata cubana a Quito, un gesto che il governo cubano ha definito un "atto inamico e senza precedenti". L'azione, che non ha fornito alcuna spiegazione, si inserisce in un contesto di crescente tensione tra Cuba e gli Stati Uniti, con Washington che continua a sostenere che l'isola rappresenti una minaccia per la sicurezza nazionale. Il governo cubano ha accusato Trump di voler "asfissiare" l'economia del paese, sottolineando che le sanzioni sono un'ulteriore forma di pressione. L'Espulsione dell'ambasciata cubana rappresenta un segno di quanto la crisi energetica e le tensioni internazionali abbiano aggravato le relazioni tra Cuba e alcuni alleati. La prospettiva futura appare incerta, con il governo cubano che dovrà trovare soluzioni per gestire la crisi energetica, mentre gli Stati Uniti continuano a esercitare pressione sul paese attraverso sanzioni e politiche estere. La situazione potrebbe evolversi in modo drammatico, con conseguenze che potrebbero interessare non solo Cuba, ma anche il resto del mondo.
Fonte: Le Monde Articolo originale
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