Congresso argentino discute riforma laborale di Milei durante sciopero generale
Argentina è in sciopero generale contro la riforma del lavoro di Milei, che prevede 12 ore di lavoro, riduzione licenziamenti e contributi. La CGT la definisce "precarietà", mentre il governo cerca di approvarla in Congresso.
Argentina si è svegliata giovedì in uno stato di paralisi a causa di una sciopero generale indetto dalla principale centrale sindacale, la Confederación General del Trabajo (CGT), in opposizione alla riforma del lavoro che sta per essere approvata dal Congresso. Il progetto di legge, considerato l'obiettivo principale del presidente Javier Milei per l'inizio dell'anno, prevede l'estensione della giornata lavorativa a 12 ore, l'abbattimento dei licenziamenti e la riduzione degli contributi patronali, tra altre misure. La riforma, dibattuta in Senato la settimana precedente, ora si confronta con la Camera dei Rappresentanti, dove i deputati dovranno affrontare un'ampia discussione dopo che un'importante modifica ha complicato il processo. La modifica, richiesta da alleanze di Milei, ha eliminato un articolo che prevedeva una riduzione del 50% dello stipendio per i lavoratori in malattia o infortunati, creando tensioni nell'approvazione del provvedimento. Il governo aveva inteso completare la legge entro la settimana per presentarla come un successo nell'apertura delle sessioni ordinarie, fissate al 1 gradi marzo.
La discussione si svolge in un contesto di forte conflittualità, con manifestazioni davanti al Congresso e la presenza rafforzata delle forze di sicurezza da parte del governo. Il presidente Milei, presente negli Stati Uniti per un incontro con Donald Trump e la Junta per la Pace per Gaza, ha monitorato la situazione da lontano. La CGT ha indetto un sciopero quasi totale di 24 ore, con eccezioni solo per alcune linee di trasporto pubblico che non si sono piegate alla misura. Servizi come treni, aerei, banche e raccolta differenziata sono stati interrotti, con il sindacato che ha definito la riforma come "precarietà" anziché "modernizzazione". La CGT non ha guidato le mobilitazioni, lasciando spazio a settori di sinistra che hanno organizzato le proteste. La situazione si è ulteriormente aggravata con l'annuncio della chiusura della fabbrica di neumatici Fate nel conurbano di Buenos Aires, che ha licenziato 920 dipendenti, accusando il governo di aver creato un ambiente di "cambiamenti nei mercati" che ha messo in crisi le aziende.
La riforma, che mira a modificare il sistema di lavoro in vigore dal 1974, prevede anche la creazione di un fondo per indennizzi a spese della Seguridad Social, l'eliminazione del pagamento obbligatorio delle ore extras e limiti al diritto a sciopero con servizi minimi del 75% per settori essenziali come sanità, istruzione, trasporto, energia e acqua. Il governo argomenta che la riforma "modernizzerà" la legislazione laborale, stimolando il mercato del lavoro formale, che è rimasto stagnante per più di dieci anni. Tuttavia, il ministro dell'Economia, Luis Caputo, ha espresso sorpresa per la mancanza di entusiasmo da parte degli imprenditori, che non hanno celebrato la legge approvata dal Senato. Il blocco di Unión por la Patria, che rappresenta il peronismo kirchnerista in conflitto con Milei, ha criticato il progetto come un ritorno ai tempi di 100 anni, che riduce i diritti dei lavoratori, distrugge la negoziazione collettiva e indebolisce le organizzazioni sindacali. La seduta in Congresso, iniziata grazie al quórum di deputati governativi e alleati, è durata oltre 13 ore con almeno 40 oratori.
La resistenza al provvedimento ha suscitato reazioni forti da parte del governo, che ha definito il comportamento dei sindacalisti "estorsivo" e ha ritenuto che la popolazione li odia a causa della loro immagine negativa, con un 80% di disapprovazione. Il ministro Adorni ha sottolineato che i sindacati "complicano la vita al lavoratore", aumentando il divario tra le istituzioni e i cittadini. La CGT, che raccoglie la maggior parte dei sindacati argenti, ha rifiutato di organizzare le proteste, lasciando il ruolo di leader a settori di sinistra. La tensione si è ulteriormente accentuata con l'annuncio della chiusura della Fate, che ha dato un colpo di grazia alle forze in opposizione. Il governo, però, ha mantenuto un tono duro, minacciando di "pagare le conseguenze" a chi generi caos o attacchi l'ordine democratico. La riforma, se approvata, rappresenterebbe un cambiamento radicale nel sistema di lavoro argentino, ma il rischio di un'escalation di conflitti resta elevato.
L'impatto della riforma potrebbe essere profondo sia per i lavoratori che per l'economia. La riduzione delle ore extras e la creazione di un fondo per indennizzi a spese della Seguridad Social potrebbero ridurre i costi per le imprese, ma metterebbero a rischio la protezione sociale dei dipendenti. Al tempo stesso, il governo promette un aumento della produttività e della competitività, ma i sindacati e i lavoratori temono una perdita di diritti e una maggiore precarietà. La situazione si presenta come un confronto tra due visioni del lavoro: da una parte, il modello di mercato che privilegia l'efficienza e la flessibilità, dall'altra, il diritto al lavoro dignitoso e alla sicurezza sociale. La decisione del Congresso non solo influenzerà la vita quotidiana degli argentini, ma potrebbe anche definire il futuro del paese nel contesto di una crisi economica e sociale che ha segnato gli ultimi anni. La prossima settimana sarà cruciale per capire se la riforma passerà o se il conflitto si trasformerà in una battaglia più ampia per il controllo del sistema produttivo e sociale argento.
Fonte: El País Articolo originale
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