11 mar 2026

Comunità rinnovabili: Regione non crede, fondi dirottati

La Regione Lazio ha destinato 20 milioni per energie solari aziendali, ignorando le CER. Critici denunciano disparità di supporto e mancanza di attenzione a modelli partecipativi.

27 gennaio 2026 | 11:12 | 4 min di lettura
Comunità rinnovabili: Regione non crede, fondi dirottati
Foto: RomaToday

La regione Lazio ha destinato 20 milioni di euro per promuovere lo sviluppo dell'energia solare nelle imprese, ma non ha stanziato fondi per sostenere le comunità energetiche rinnovabili (CER), un settore che ha visto un progressivo abbandono da parte dell'amministrazione regionale. L'iniziativa, finanziata con i fondi del programma FESR Lazio 2021-2027, mira a incentivare l'autoproduzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e a ridurre i costi energetici per le aziende. Tuttavia, nonostante le richieste di aiuti da parte di associazioni e realtà locali da diversi anni, i risultati restano modesti. Nel 2025, ad esempio, solo due realtà hanno ottenuto finanziamenti regionali, evidenziando una scarsa attenzione verso un settore che, nonostante le sue potenzialità, non è stato prioritario per la regione. Questa scelta ha suscitato critica da parte del Coordinamento delle Comunità energetiche rinnovabili del Lazio, che ha denunciato una mancata attenzione alle esigenze delle CER e una politica energetica troppo orientata verso le imprese.

L'obiettivo del bando 2025 era promuovere l'installazione di impianti fotovoltaici e di sistemi di accumulo, ma la sua struttura ha creato ostacoli significativi. Tra i limiti segnalati, la soglia d'investimento richiesta di 200 mila euro è risultata irraggiungibile per molte comunità energetiche, che spesso nascono all'interno di quartieri e condomini con l'obiettivo di ridurre i costi delle bollette e reinvestire gli utili in progetti sociali. La Regione, per sostenere tali progetti, offriva un contributo del 35-40%, ma per le imprese il finanziamento era più generoso: fino a un milione di euro, con copertura del 65% per i pannelli fotovoltaici e del 50% per gli accumulatori. Questo divario ha alimentato una polemica, poiché le CER, seppur non profit, avevano bisogno di un supporto mirato per realizzare progetti che spesso non si allineavano con gli standard di investimento richiesti per le aziende.

Le comunità energetiche rinnovabili rappresentano un modello alternativo di produzione energetica, in cui cittadini, condomini o cooperative si uniscono per gestire impianti elettrici e condividere i benefici. Questo sistema ha visto un crescente interesse negli ultimi anni, soprattutto in contesti urbani dove la spesa per l'energia è elevata e la disponibilità di spazi per impianti è limitata. Tuttavia, la mancanza di fondi regionali ha reso difficile la realizzazione di tali progetti, costringendo molte realtà a cercare alternative esterne o a rinunciare all'idea. Il Coordinamento delle CER ha sottolineato come il finanziamento sia stato "dirottato" verso le imprese, trascurando le esigenze di un settore che, pur non profit, ha un ruolo cruciale nella transizione energetica. Per il coordinamento, è necessario ripristinare un'area di intervento dedicata alle CER, con criteri proporzionati alla loro natura associativa e civica.

La decisione di concentrare i fondi sull'energia solare per le imprese ha suscitato un dibattito su come bilanciare i diversi obiettivi della transizione energetica. Da un lato, il supporto alle aziende è visto come un modo per accelerare l'adozione di tecnologie verdi e ridurre la dipendenza da fonti fossili. Dall'altro, le CER rappresentano un'alternativa democratica e partecipativa, in grado di coinvolgere direttamente i cittadini e promuovere un modello di sostenibilità locale. L'assenza di un finanziamento specifico per le CER ha reso difficile il loro sviluppo, anche se il loro impatto potrebbe essere significativo in contesti urbani. L'Associazione Carteinregola, tra le realtà che hanno sottoscritto l'appello del Coordinamento, ha sottolineato come i progetti delle CER siano spesso realizzati con investimenti modesti, ma con un alto valore sociale. Per il coordinamento, quindi, è necessario un confronto stabile e trasparente tra le CER e la Regione per trovare un equilibrio tra le diverse esigenze.

La mancanza di un piano finanziario dedicato alle CER potrebbe ostacolare la realizzazione di progetti che, seppur non profit, hanno un ruolo chiave nella transizione energetica. Il Coordinamento ha richiesto un confronto tra le comunità e l'amministrazione regionale, sottolineando che "senza comunità energetiche non ci sarà una giusta transizione". L'obiettivo è quindi quello di trovare un modello di finanziamento che non penalizzi le CER, ma le supporti in modo adeguato. Mentre la regione punta a incentivare l'energia solare per le imprese, il dibattito su come coinvolgere le comunità locali rimane aperto. La sfida è quella di creare un sistema che abbracci diversi modelli di sostenibilità, garantendo alle CER un ruolo riconosciuto e finanziato. Per il futuro, il successo della transizione energetica dipenderà non solo dal sostegno alle aziende, ma anche da una politica che riconosca il valore delle comunità energetiche come parte integrante del cambiamento.

Fonte: RomaToday Articolo originale

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