B&b romani: piano affitti brevi peggio della malattia
La cura è peggio della malattia. Questa frase, pronunciata da Federico Traldi, presidente dell'Associazione laziale bed & breakfast affittacamere e affini (Albaa), ha suscitato un dibattito acceso nel mondo dell'ospitalità romana.
La cura è peggio della malattia. Questa frase, pronunciata da Federico Traldi, presidente dell'Associazione laziale bed & breakfast affittacamere e affini (Albaa), ha suscitato un dibattito acceso nel mondo dell'ospitalità romana. Il presidente dell'associazione, che rappresenta circa 300 imprese locali, ha espresso preoccupazione per il nuovo regolamento al vaglio del Campidoglio, che mira a rivedere le norme sugli affitti brevi in città. Secondo Traldi, le misure proposte non risolverebbero i problemi esistenti, anzi potrebbero aggravare la situazione. La crisi abitativa a Roma, infatti, non si risolve solo con il controllo delle strutture turistiche, ma richiede un approccio più complesso che coinvolga anche la gestione dei flussi turistici e la riqualificazione del tessuto urbano. La notizia, che ha suscitato interesse tra operatori e residenti, mette in luce le tensioni tra la salvaguardia del patrimonio immobiliare e la necessità di equilibrio tra turismo e vivibilità cittadina.
Il piano del Campidoglio, che dovrebbe essere presentato entro aprile, prevede una serie di provvedimenti mirati a contenere l'espansione degli affitti brevi. Tra le novità principali c'è la richiesta di una moratoria per evitare picchi di occupazione, il blocco delle nuove aperture in zone già sature e limitazioni per le aree a rischio. Il regolamento propone anche un regime autorizzativo specifico, sistemi di vigilanza finanziati e sanzioni rigorose, oltre a misure per incentivare la riconversione degli immobili verso locazioni a lungo termine. L'obiettivo del provvedimento è ridurre la pressione sugli alloggi urbani, in particolare nei quartieri centrali come il Tridente e Monti, dove lo studio della Sapienza ha evidenziato una critica sovrappopolazione. Secondo i dati, in queste aree i posti letto turistici superano quelli degli inquilini, creando un equilibrio fragile che rischia di compromettere la qualità della vita dei residenti. Tuttavia, Traldi ha sottolineato come le norme proposte non affrontino le radici del problema, che vanno cercate in un sistema urbano non adatto alle esigenze di una popolazione in costante evoluzione.
Il contesto della vicenda si intreccia con anni di crisi abitativa e un fenomeno che ha trasformato la città in un'area di forte attrazione turistica. La proliferazione degli affitti brevi, che ha visto un incremento esponenziale negli ultimi decenni, ha portato a una competizione tra residenti e turisti per gli spazi disponibili. La Sapienza ha confermato che, nei quartieri centrali, la pressione ricettiva è al limite della sostenibilità, mentre il fenomeno si espande verso le periferie, dove si registrano nuovi picchi di occupazione. Traldi ha però sottolineato che il problema non nasce solo dalle strutture turistiche, ma è legato a una gestione inadeguata dei flussi turistici. Secondo lui, l'overturism non esiste, ma si tratta semplicemente di una mancanza di organizzazione per indirizzare i turisti verso aree meno congestionate. Inoltre, ha rilevato che la "desertificazione" del centro non è conseguenza diretta delle case vacanza, ma un fenomeno che si è sviluppato sin dagli anni Settanta, quando ancora non esistevano i b&b. Il presidente ha spiegato che i giovani non si sentono più attratti a vivere al centro per mancanza di servizi essenziali come asili, parcheggi e spazi per i bambini, rendendo inutile un tentativo di riportarli in città senza una riqualificazione urbana.
L'analisi delle critiche di Traldi rivela una visione complessa della situazione. L'associazione, infatti, ha messo in luce il problema legato agli affittuari, che non desiderano affittare a lungo termine a causa della mancanza di garanzie da parte dello Stato. I proprietari, spiegato Traldi, preferiscono affidare gli appartamenti a property manager, anche se guadagnano meno, ma ottengono la certezza di un immobile sempre in buono stato. Questo sistema, pur essendo economicamente più sicuro, crea un circolo vizioso: le case restano sfitte e l'unica soluzione è affittarle a uso ufficio, un'opzione che rischia di ridurre la vivibilità del centro. Traldi ha sottolineato che i turisti che alloggiano nei b&b vivono la città in modo più intenso, andando spesso a mangiare fuori o a fare shopping, contribuendo a un'atmosfera vivace che i residenti non possono replicare. Le nuove regole, quindi, potrebbero ridurre questa dinamica, mettendo a rischio la vitalità del centro e la capacità della città di attrarre visitatori. Secondo l'associazione, il Comune non dovrebbe concentrarsi solo sul controllo degli affitti brevi, ma deve prima intervenire sul tessuto urbano, dove i prezzi degli affitti sono alle stelle e i servizi pubblici non riescono a soddisfare le esigenze di una popolàzione in crescita.
La chiusura del dibattito si concentra sulle prospettive future e sulle implicazioni di una politica urbana che non abbandoni il turismo ma lo integri con la vivibilità. Traldi ha espresso la convinzione che il centro di Roma non possa tornare a essere un'area attrattiva senza un intervento strutturale che preveda l'aggiornamento del tessuto urbanistico e la creazione di servizi essenziali. Secondo lui, il blocco delle aperture di nuovi b&b non risolverà il problema, ma porterà a un'ulteriore riduzione delle opportunità per gli operatori e un aumento del rischio di abbandono delle strutture esistenti. L'associazione ha quindi chiesto un approccio più equilibrato, che non si limiti a regolamentare gli affitti brevi ma affronti le radici del problema, come la scarsità di spazi pubblici, la mancanza di infrastrutture e la necessità di un piano urbano moderno. Per Traldi, il futuro della città dipende da una politica che non solo protegga gli interessi dei residenti, ma anche promuova una convivenza tra turismo e abitabilità, senza mettere a rischio la vitalità del centro e la capacità di Roma di attrarre visitatori. La sfida, quindi, è trovare un equilibrio tra controllo e innovazione, tra regolamentazione e sostenibilità, per garantire un'esperienza di vivibilità che soddisfi sia i residenti che i turisti.
Fonte: RomaToday Articolo originale
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