11 mar 2026

Atac: lavoro agile rallenta produttività, dicono i responsabili

L'azienda pubblica di trasporti Atac ha rivelato attraverso un sondaggio interno un quadro contrastato sulle dinamiche del lavoro da remoto, con un chiaro divario tra le percezioni dei dipendenti e quelle dei responsabili.

19 febbraio 2026 | 23:26 | 5 min di lettura
Atac: lavoro agile rallenta produttività, dicono i responsabili
Foto: RomaToday

L'azienda pubblica di trasporti Atac ha rivelato attraverso un sondaggio interno un quadro contrastato sulle dinamiche del lavoro da remoto, con un chiaro divario tra le percezioni dei dipendenti e quelle dei responsabili. I risultati del questionario, resi noti grazie a una richiesta di accesso agli atti avanzata dal consigliere di Forza Italia Francesco Carpano, evidenziano un calo della produttività percepito dai manager, mentre i lavoratori esprimono entusiasmo per il sistema. L'indagine, condotta a metà del 2025, coinvolge circa 566 dipendenti e 97 responsabili, con un tasso di risposta del 70%, un campione considerato significativo per le sue dimensioni. La ricerca ha analizzato cinque aree chiave: pianificazione e produttività, comunicazione e collaborazione, leadership e gestione, benessere ed equilibrio vita-lavoro, e cultura organizzativa. Sebbene il feedback complessivo sia positivo, con il 40% dei dipendenti che ha espresso valutazioni favorevoli, emerge un disallineamento tra le opinioni dei due gruppi, soprattutto sulle questioni legate alla produttività e al benessere. Questi dati, rivelati in un momento in cui Atac ha ridotto le giornate di lavoro da remoto a quattro al mese, sollevano interrogativi su come l'azienda gestisca l'equilibrio tra flessibilità e efficienza.

La sperimentazione del lavoro ibrido, avviata nel 2024, ha visto Atac adottare un modello di due giorni di smart working a settimana per circa 950 amministrativi, in seguito a una richiesta di ripristino del lavoro da casa da parte di alcuni dipendenti e di rappresentanti politici. L'obiettivo era valutare i vantaggi e i limiti del sistema, ma al termine del periodo sperimentale l'azienda ha deciso di ridurre il numero di giorni remoti a quattro al mese, nonostante un accordo con Roma Capitale prevedesse almeno due giorni a settimana. Questa scelta ha creato tensioni, soprattutto per il problema della gestione delle buste paga, che l'azienda non riesce a regolamentare al di sopra di un giorno a settimana. Inoltre, il ritorno a un modello ibrido meno estensivo ha suscitato preoccupazioni tra i dipendenti, che vedono un passo indietro rispetto alle richieste formulate durante la sperimentazione. L'indagine, condotta per placare le polemiche, ha quindi rivelato una situazione complessa, in cui l'efficacia del lavoro da casa rimane un tema dibattuto.

Il contesto del dibattito sul lavoro ibrido si colloca all'interno di un contesto più ampio di ripresa post-pandemica, in cui molte aziende hanno affrontato il delicato equilibrio tra l'obbligo di presenza fisica e la richiesta di flessibilità da parte dei dipendenti. Dopo l'emergenza sanitaria, Atac aveva disposto il rientro in ufficio per tutti i dipendenti, ma nel 2024 alcuni lavoratori, supportati da consiglieri di maggioranza e opposizione, hanno chiesto il ritorno al lavoro da remoto. Questo ha spinto l'azienda a valutare nuove modalità di gestione, portando a una sperimentazione che ha visto aumentare le giornate di smart working da uno a due giorni a settimana. Tuttavia, la mancanza di un sistema strutturato per gestire le spese e le procedure legate al lavoro da casa ha limitato l'espansione del modello, costringendo Atac a ridurre il numero di giorni remoti. Questo scenario ha alimentato critiche, soprattutto da parte dei dipendenti, che vedono un ritorno a un modello di lavoro meno innovativo rispetto a quanto previsto inizialmente.

L'analisi dei dati del sondaggio svela una contraddizione tra le aspettative dei dipendenti e quelle dei dirigenti, con implicazioni significative per la gestione interna dell'azienda. I responsabili, infatti, rilevano un calo della produttività legato al lavoro da remoto, un'osservazione contraddetta dai dipendenti, che apprezzano la flessibilità e la possibilità di gestire meglio la vita privata. In particolare, la differenza si accentua nell'area della pianificazione e della gestione del tempo: i manager vedono un impatto negativo sulle operazioni, mentre i dipendenti non percepiscono un calo significativo. Inoltre, il benessere dei lavoratori appare migliorato, ma i responsabili sottolineano un decremento nella soddisfazione per la vita sociale, un aspetto che non ha però trovato riscontri nella valutazione dei dipendenti. Questo divario potrebbe influenzare la strategia futura di Atac, soprattutto se l'azienda vorrà mantenere un equilibrio tra efficienza e benessere dei propri dipendenti. L'indagine, pur essendo un'analisi interna, potrebbe diventare un riferimento per decisioni future, sebbene al momento non sembri esserci un piano per espandere il lavoro da casa.

La chiusura del dibattito sull'indagine di Atac si colloca in un contesto di richieste sempre più pressanti da parte dei dipendenti per un maggiore flessibilità nel lavoro. Francesco Carpano, il consigliere che ha reso pubblici i risultati del sondaggio, ha sottolineato come l'azienda non stia sfruttando al massimo le potenzialità del lavoro da remoto, nonostante abbia una struttura digitale più avanzata rispetto a molti enti pubblici. L'analisi del divario tra le percezioni interne ha quindi sollevato l'interrogativo su come Atac possa adeguare il proprio modello di lavoro a quello di altri enti, come il Comune di Roma, che ha mantenuto un regime di smart working più estensivo. Tuttavia, la mancanza di un intervento da parte del Socio Gualtieri, il soggetto che ha il potere di decidere le politiche aziendali, ha reso incerto il futuro di questa sperimentazione. Sebbene i dati siano positivi per il 40% dei dipendenti, l'azienda sembra essere in una posizione di stallo, con un'incertezza su come evolverà la gestione del lavoro ibrido nel prossimo futuro. La richiesta di un'adeguata implementazione del sistema da parte dei dipendenti rimane quindi un tema chiave, che potrebbe influenzare non solo la produttività, ma anche la soddisfazione generale del personale.

Fonte: RomaToday Articolo originale

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