11 mar 2026

Assunzioni: speranze di miglioramenti nel 2026, partendo dalle grandi aziende

La primavera del 2026 segna un primo segno di ripresa nel mercato del lavoro italiano, sebbene il recupero rimanga limitato e polarizzato tra grandi aziende e piccole imprese.

03 febbraio 2026 | 08:27 | 4 min di lettura
Assunzioni: speranze di miglioramenti nel 2026, partendo dalle grandi aziende
Foto: Le Monde

La primavera del 2026 segna un primo segno di ripresa nel mercato del lavoro italiano, sebbene il recupero rimanga limitato e polarizzato tra grandi aziende e piccole imprese. L'Associazione per l'impiego dei dirigenti (APEC), attraverso due indagini pubblicate il 3 febbraio e condotte su un campione di 2.000 dirigenti e 1.000 aziende nel dicembre 2025, ha rilevato un aumento delle intenzioni di assunzione nei settori più grandi, ma un calo significativo negli enti con meno di 10 dipendenti. Questo contrasto evidenzia una divisione crescente nel clima economico, con grandi aziende che mostrano fiducia nella ripresa, mentre le piccole imprese rimangono preoccupate per la mancanza di investimenti e opportunità di lavoro. I dati rivelano un quadro complesso, in cui la fiducia degli imprenditori si riprende solo in alcuni settori, mentre i giovani laureati, specialmente quelli con meno esperienza, continuano a vivere un'incertezza che mina la loro capacità di entrare nel mercato del lavoro.

La ripresa del primo trimestre 2026 è stata accompagnata da importanti annunci di assunzioni da parte di aziende leader. Il gruppo Enedis, ad esempio, ha annunciato l'ingaggio di 3.100 professionisti, tra cui 1.700 in contratto a tempo pieno, per supportare i progetti di espansione. Il Parc Astérix ha in programma di creare 2.500 posti di lavoro, inclusi tecnici e specialisti, per preparare l'apertura di un nuovo hotel nel 2027. Questi numeri riflettono una strategia di crescita che si concentra su settori chiave come l'energia, l'ospitalità e l'ingegneria. Tuttavia, non tutti i settori stanno seguendo questa tendenza. Le aziende di media taglia, pur mostrando un miglioramento del clima d'affari, non hanno raggiunto i livelli di fiducia registrati un anno prima. Al contrario, le piccole imprese, che rappresentano il 90% delle aziende italiane, segnalano una contrazione del mercato del lavoro, con solo il 2% che prevede assunzioni di dirigenti.

Il contesto economico del 2025 ha svelato una profonda polarizzazione tra i diversi segmenti del mercato del lavoro. Dopo anni di contrazione, il settore dei dirigenti ha visto un calo del 15% tra il 2024 e il 2025, con un picco negativo nel quarto trimestre. L'APEC ha attribuito questa situazione alla scarsità di investimenti e alla mancanza di progetti di espansione, specialmente tra le imprese di piccola e media dimensione. Le aziende grandi, invece, hanno beneficiato di un clima di affari più positivo, con un incremento del 3% nel volume degli investimenti. Questa differenza ha creato un divario crescente tra le aziende, con quelle di grandi dimensioni che riescono a mantenere la competitività e quelle piccole che si trovano a lottare per sopravvivere. La crisi del lavoro, in particolare per i giovani, si è aggravata, con un tasso di disoccupazione tra i laureati che è aumentato del 7% rispetto al 2024.

L'analisi del quadro economico rivela conseguenze profonde per la stabilità del mercato del lavoro. La polarizzazione tra grandi e piccole aziende ha generato un'ineguaglianza crescente, con le prime che si preparano a un periodo di espansione e le seconde che si affacciano a un futuro incerto. Questo scenario ha impattato soprattutto i giovani laureati, che non trovano opportunità di lavoro e si trovano a fare i conti con un mercato che non li riconosce come figure professionali indispensabili. Le aziende di media taglia, pur mostrando un miglioramento del clima d'affari, non riescono a convertire questa fiducia in azioni concreti, limitandosi a sostenere solo un piccolo numero di assunzioni. La conseguenza è un rallentamento dell'innovazione e della crescita economica, con rischi per l'intero sistema produttivo italiano.

La prospettiva futura sembra dipendere da decisioni politiche e strutturali che potrebbero ripristinare un equilibrio tra i diversi settori. Il governo italiano, in particolare, dovrà intervenire per supportare le imprese piccole e medie, creando incentivi per l'investimento e la formazione dei giovani. Inoltre, le aziende di grandi dimensioni potrebbero assumere un ruolo chiave nel promuovere una crescita sostenibile, collaborando con le piccole imprese per creare reti di lavoro più resilienti. Tuttavia, senza un intervento significativo, il divario tra i diversi segmenti del mercato del lavoro rischia di ampliarsi, con conseguenze negative per l'economia nazionale e per la stabilità sociale. La ripresa, sebbene iniziata, richiede un impegno collettivo per garantire un futuro più equo e inclusivo per tutti i lavoratori italiani.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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