11 mar 2026

Un secolo di Globetrotters: dal Harlem alle stelle, il basket che diventò riscatto

Gli Harlem Globetrotters, la storica squadra di basket senza confini, celebrano il centenario della loro fondazione con un tour che si chiama 100, un omaggio alla loro lunga storia di intrattenimento, creatività e impegno sociale.

02 febbraio 2026 | 02:30 | 5 min di lettura
Un secolo di Globetrotters: dal Harlem alle stelle, il basket che diventò riscatto
Foto: Repubblica

Gli Harlem Globetrotters, la storica squadra di basket senza confini, celebrano il centenario della loro fondazione con un tour che si chiama 100, un omaggio alla loro lunga storia di intrattenimento, creatività e impegno sociale. Nati nel 1923, i Globetrotters hanno trascorso un secolo a ridere, divertire e sconvolgere le regole del mondo dello sport. La loro divisa, progettata dall'iconico stilista Jeff Hamilton, è un simbolo di una tradizione unica: un mix di magia, arte e sport, che ha reso i Globetrotters non solo una squadra, ma un'istituzione globale. Con 27 mila partite giocate, 124 paesi visitati e 150 milioni di fan, i Globetrotters hanno rivoluzionato il basket, trasformandolo da un'attività sportiva in un prodotto di intrattenimento. Il loro successo è stato tanto un fenomeno culturale quanto un atto di resistenza contro le barriere razziali e sociali che segnavano l'America del XX secolo. Oggi, con il loro tour 100, i Globetrotters non solo celebrano un secolo di storia, ma anche il loro ruolo come ambasciatori di libertà e diversità.

La nascita dei Globetrotters è legata a un'epoca di segregazione, quando il basket era un'attività riservata ai bianchi e ai neri erano costretti a giocare in circuiti separati. La squadra, originariamente chiamata Black Savoy Big Five, nasceva a Chicago nel 1923, ma è Abe Saperstein, un ebreo polacco nato a Londra, a trasformarla in un fenomeno internazionale. Saperstein, ex compagno di scuola di Wendell Phillips High School, acquistò la squadra e la ribattezzò Harlem Globetrotters, sfruttando la notorietà del quartiere afroamericano di New York. La scelta del nome fu strategica: il termine "Harlem" evocava un'immagine di modernità e cultura, mentre "Globetrotters" suggeriva un'identità globale. La squadra, composta da cinque giocatori di Chicago, divenne presto un simbolo di ribellione e innovazione. Nel 1938, i Globetrotters vinsero il World Professional Basketball Tournament, un evento che segnò l'inizio della loro ascesa. La loro unicità risiedeva non solo in una tecnica eccezionale, ma soprattutto in una capacità di trasformare le partite in spettacoli: gag, balletti e magie erano parte integrante del loro repertorio.

La carriera dei Globetrotters fu segnata da una contraddizione: mentre sul campo erano accolti come eroi, al di fuori del parquet erano trattati come cittadini di seconda classe. Nelle trasferte, i giocatori erano spesso esclusi da alberghi, ristoranti e bar, anche se i loro spettacoli riscuotevano successo. Un episodio emblematico fu il loro soggiorno a Jacksonville, in Florida, nel 1957, dove, nonostante l'applauso di 18 mila spettatori, furono rifiutati da un albergo che ospitava una scimpanzé. L'animale, il cui ospite d'onore era stato scelto per la sua "stravaganza", poteva entrare, ma i Globetrotters no. Questi episodi rivelavano l'ingiustizia sistemica che affliggeva l'America negli anni della segregazione. Tuttavia, il successo internazionale della squadra, che raggiunse l'Europa nel 1951 esibendosi a Berlino davanti a 75 mila persone, contribuì a smuovere le coscienze. L'Nba, che allora era un'organizzazione esclusiva per giocatori bianchi, iniziò a prendere in considerazione l'idea di aprire le porte ai neri, grazie al ruolo di punta dei Globetrotters. Nel 1950, Chuck Cooper e Nat Sweetwater Clifton diventarono i primi giocatori di colore ad entrare nell'Nba, un passo che segnò l'inizio di un'epoca nuova.

La storia dei Globetrotters è anche un esempio di come lo sport possa diventare un mezzo di dialogo e di pace. Durante la Guerra Fredda, i Globetrotters furono utilizzati come strumento di propaganda per il governo americano, che li mandò in Europa e in Asia per mostrare l'impegno democratico del Paese. La loro visita in Unione Sovietica nel 1959 fu un evento storico: il governo sovietico accolse i giocatori con un telegramma che annunciava la disponibilità a ospitarli in un "clima di amicizia". A Mosca, i Globetrotters furono ricevuti da una folla di 60 mila persone, un segno che il capitalismo e il basket potevano conquistare anche i cuori più scettici. L'Urss assegnò loro la medaglia dell'Ordine di Lenin, riconoscendo i loro meriti sportivi. Questo incontro tra il capitalismo e il comunismo fu un simbolo della riduzione della tensione durante la Guerra Fredda. Tuttavia, negli anni Sessanta, quando il movimento per i diritti civili prese piede, i Globetrotters pagarono il prezzo della loro popolarità. Molti neri, come Muhammad Ali, si sentirono traditi da una squadra che sembrava compiacersi del piacere dei bianchi. La loro immagine di clown e spettacolo si scontrò con la lotta per l'orgoglio nero, un'epoca in cui il basket diventò un simbolo di identità e resistenza.

Oggi, i Globetrotters non sono più solo una squadra, ma un'icona globale che ha plasmato il basket moderno. La loro storia è un mix di arte, sport e impegno sociale, un esempio di come il divertimento possa essere un mezzo di trasformazione. Nel 2021, i Globetrotters chiesero all'Nba di entrare nel suo campionato, sostenendo che la loro innovazione aveva plasmato la modernità del gioco: dai movimenti in palleggio di Kyrie Irving ai passaggi no-look di LeBron James, la loro eredità è tangibile. La loro capacità di coinvolgere diverse generazioni, da quella dei bambini a quella degli adulti, li ha resi un brand universale. La loro evoluzione, però, non è mai stata lineare: da clown a protagonisti, i Globetrotters hanno affrontato critiche e lodi, ma hanno sempre mantenuto un'identità unica. Con il loro tour 100, i Globetrotters non solo celebrano un secolo di storia, ma anche il loro ruolo come ambasciatori di un'America più inclusiva. Il loro futuro, però, resta incerto: nel mondo dello sport, dove l'innovazione e la competizione dominano, i Globetrotters devono trovare un equilibrio tra tradizione e modernità, ma il loro spirito di creatività e coraggio sembra essere sempre stato la loro forza.

Fonte: Repubblica Articolo originale

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