11 mar 2026

Un paese italiano diventa una fetta di Caracas

Sul litorale meridionale dell'Italia, tra le onde del mare Mediterraneo, si trova la piccola cittadina di Marina di Camerota.

02 febbraio 2026 | 07:45 | 4 min di lettura
Un paese italiano diventa una fetta di Caracas
Foto: The New York Times

Sul litorale meridionale dell'Italia, tra le onde del mare Mediterraneo, si trova la piccola cittadina di Marina di Camerota. Per decenni, i suoi abitanti hanno migrato verso la Venezuela, attratti da opportunità economiche legate al boom del petrolio. Molti di loro, però, hanno ritrovato casa in Italia dopo gli anni di crisi che hanno colpito il Paese sudamericano negli ultimi decenni. La città, con appena 3.000 residenti, è un esempio unico di come la migrazione abbia plasmato l'identità di una comunità, creando legami duraturi tra due mondi separati da migliaia di chilometri. Oggi, la presenza di elementi culturali venezuelani, come statue di Simón Bolívar e cartelli con scritte in spagnolo, sottolineano questa connessione. Tuttavia, la realtà è diversa da quanto si potrebbe immaginare: Marina non è un quartiere di Caracas, ma un'oasi italiana dove la memoria della patria lontana vive nel presente.

La storia di Marina di Camerota è intrecciata con quella della Venezuela da oltre un secolo. Le prime migrazioni, iniziati negli anni venti del Novecento, furono guidate da pescatori locali che sentirono parlare di un'altra terra ricca di opportunità. L'arrivo di italiani, spagnoli e portoghesi in Venezuela, alimentato dal boom petrolifero, diede origine a un'immensa diaspora. Oggi, quasi ogni famiglia di Marina ha parenti o connazionali in Venezuela, e la città è un punto di riferimento per chi cerca di mantenere vive le radici. La presenza di un'ampia comunità venezuelana in Italia, soprattutto in Campania, ha reso la città un'eccezione. La cultura, le tradizioni e le lingue mescolate tra italiano e spagnolo creano un'atmosfera unica, dove il passato e il presente si intrecciano. La famiglia Bagnati, ad esempio, rappresenta questa mescolanza: Domingo, nato in Venezuela da genitori italiani, vive a Marina e custodisce ricordi di un'altra vita.

Le origini di questa connessione sono radicate in un periodo storico di profonda trasformazione. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, molti italiani cercarono lavoro all'estero, e la Venezuela, con le sue risorse naturali, divenne un'attrattiva. Tra il 1950 e il 1970, migliaia di italiani si stabilirono nel Paese sudamericano, contribuendo al suo sviluppo economico. La città di Marina, però, fu una delle prime a sperimentare questa dinamica. I suoi abitanti, in particolare i pescatori, iniziarono a visitare Caracas, dove trovavano lavoro e una vita più confortevole. Con il tempo, la migrazione divenne una pratica quotidiana, e la città divenne un'oasi per chi desiderava mantenere i legami con la patria d'origine. La presenza di un'immensa comunità italiana in Venezuela, con stime di oltre due milioni di discendenti, ha reso Marina un esempio di come la migrazione possa creare una rete di connessioni transnazionali.

La crisi venezuelana, però, ha cambiato radicalmente la situazione. Negli anni 2010, il Paese iniziò a sperimentare una serie di problemi economici, sociali e politici che portarono all'emigrazione di milioni di persone. Molti dei connazionali di Marina, in particolare quelli che avevano trovato lavoro in Venezuela, decisero di tornare in Italia. La città, con la sua posizione strategica e la sua storia di migrazione, divenne un punto di riferimento per chi cercava un futuro stabile. La comunità venezuelana in Italia, però, non si limita a Marina: è diffusa in diverse regioni, ma la città campana è un esempio di come il legame tra due nazioni possa sopravvivere anche alle crisi. La presenza di una lingua, culture e tradizioni in comune ha permesso a questa comunità di mantenere un'identità unica, pur vivendo in un Paese diverso.

L'esperienza di Marina di Camerota rappresenta un caso emblematico di come la migrazione possa plasmare l'identità di una comunità. La città, con la sua popolazione multietnica e multilingue, è un microcosmo di come la mobilità umana abbia sempre accompagnato lo sviluppo delle società. La storia di Domingo Bagnati, Bruno D'Andrea e Giuseppe Troccoli mostra come le persone possano vivere tra due mondi, mantenendo un legame con entrambi. La loro esperienza, però, non è solo una testimonianza di adattamento: è una riflessione sulle conseguenze di una migrazione che ha lasciato tracce profonde. Oggi, la città vive il presente come un'eco del passato, con una comunità che cerca di equilibrare le radici con l'identità italiana. Il futuro di Marina, però, rimane incerto: il legame con la Venezuela potrebbe evolversi, ma il ricordo di una storia condivisa rimarrà intatto. La città, quindi, è un esempio di come le connessioni umane possano superare le distanze e creare un'identità unica, anche in un mondo che spesso sembra diviso.

Fonte: The New York Times Articolo originale

Condividi l'articolo

Articoli Correlati

Resta Informato

Iscriviti alla newsletter di Fattuale per ricevere le notizie più importanti direttamente nella tua casella email.

📧 Niente spam · 🔒 Privacy garantita · 🚫 Cancellati quando vuoi

🍪

Questo sito utilizza i cookie

Utilizziamo cookie tecnici necessari e, con il tuo consenso, cookie analitici per migliorare la tua esperienza. Puoi accettare tutti i cookie, rifiutare quelli non essenziali o personalizzare le tue preferenze. Scopri di più

Preferenze Cookie

Cookie Tecnici

Sempre attivi

Essenziali per il funzionamento del sito. Includono cookie di sessione, preferenze di tema e sicurezza CSRF.

Cookie Analitici

Ci aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito, raccogliendo informazioni in forma anonima (es. Google Analytics).

Cookie di Marketing

Utilizzati per mostrare annunci pubblicitari pertinenti ai tuoi interessi su questo sito e su altri siti web.

Grazie per l'iscrizione!

Controlla la tua email per confermare.

📧 Niente spam · 🔒 Privacy garantita · 🚫 Cancellati quando vuoi