11 mar 2026

TV dei senza TV

Emmanuel Carrère, scrittore francese noto per la sua capacità di sviscerare i meccanismi della memoria e dell'identità, ha pubblicato un libro che ha suscitato interesse e dibattito tra intellettuali e studiosi: Koljós.

01 marzo 2026 | 06:21 | 5 min di lettura
TV dei senza TV
Foto: El País

Emmanuel Carrère, scrittore francese noto per la sua capacità di sviscerare i meccanismi della memoria e dell'identità, ha pubblicato un libro che ha suscitato interesse e dibattito tra intellettuali e studiosi: Koljós. L'opera, descritta come un "monumento alla distruzione di monumenti", esplora le contraddizioni tra cultura letteraria e cultura di massa, mettendo in luce il ruolo ambiguo della televisione nella vita di una generazione. Il libro, che racconta l'esperienza di Carrère negli anni Sessanta, quando la televisione era ancora un fenomeno emergente, rievoca un momento in cui il rapporto tra il mondo intellettuale e il mondo popolare era tutt'altro che scontato. Il testo, che si interseca con la storia personale dell'autore, si concentra soprattutto sulla relazione complessa tra Carrère e sua madre, Hélène Carrère d'Encausse, storica e accademica di rango internazionale. La loro relazione, distaccata e gélida, diventa un simbolo di una tensione che si ripete in molte famiglie intellettuali, tra il bisogno di autenticità e la pressione sociale. Il libro non solo analizza questa dinamica, ma anche il ruolo della televisione come strumento di potere e di distrazione, in un'epoca in cui la tecnologia stava trasformando radicalmente le abitudini culturali.

Il libro si sviluppa attraverso una narrazione che mescola fatti storici, esperienze personali e riflessioni filosofiche, creando un'immagine complessa e multilivello. Carrère, che ha sempre sostenuto l'importanza della letteratura come forma di verità, si trova a confrontarsi con un'epoca in cui la televisione sembra diventare il luogo privilegiato del confronto pubblico. La sua relazione con la madre, Hélène, si incarna in un episodio drammatico: un'intervista insieme in un programma televisivo intitolato Apostrophe, che ha riscosso notizia per l'ambiguità delle sue dichiarazioni. L'autore, noto per la sua capacità di inventare storie e mettere in discussione la verità, ha reso il momento particolarmente ambiguo. Il programma, che ha una fama simbolica nella cultura francese, diventa un palcoscenico per un confronto tra due figure intellettuali, ma anche per una battaglia tra la sincerità e la strategia comunicativa. Carrère, che ha sempre sostenuto che la verità non si trova solo nei luoghi intimi ma anche in pubblico, ha scelto di rappresentare questa tensione come un esempio di come la televisione possa diventare un mezzo per rivelare la realtà, pur con le sue limitazioni.

Il contesto culturale in cui si colloca Kol.ós è fondamentale per comprendere il significato del libro. Negli anni Sessanta, quando la televisione iniziava a diffondersi in modo significativo in Francia, era un fenomeno nuovo e spesso mal visto da parte di intellettuali e artisti. Mentre alcuni vedevano nella televisione un'opportunità per educare e informare, altri la consideravano un'opzione pericolosa per la cultura. Carrère, che ha sempre sostenuto il valore della lettura come forma di libertà intellettuale, ha riconosciuto l'importanza di questa tecnologia, ma non senza critiche. Il libro si pone quindi come una riflessione su come la televisione possa essere sia un mezzo di potere che un'arma di distrazione. La figura di Hélène Carrère d'Encausse, che ha dato una voce pubblica a temi accademici e storici, diventa un simbolo di questa dualità. La sua esperienza, in particolare, diventa un esempio di come l'interazione tra cultura e media possa generare tensioni e contraddizioni.

L'analisi del libro va oltre la semplice descrizione della relazione tra Carrère e sua madre, per arrivare a un dibattito su come la televisione stia modificando il rapporto tra cultura e società. Carrère sottolinea come la televisione, pur essendo un'arma di potere, possa anche diventare un luogo di verità, sebbene non sempre lo sia. Il libro esplora il dilemma tra la verità e la narrazione, tra l'intimità e la pubblicità, tra l'autenticità e la strategia. Questo dibattito è ancora attuale, soprattutto in un'epoca in cui i media digitali hanno ampliato il campo di azione della televisione. La figura di Hélène Carrère d'Encausse, che ha dato una voce pubblica a temi accademici e storici, diventa un simbolo di come l'interazione tra cultura e media possa generare tensioni e contraddizioni. Il libro, quindi, non solo racconta una storia personale, ma anche una riflessione su come la televisione stia modificando il rapporto tra cultura e società.

La chiusura del libro, che si allontana dal tema immediato per concentrarsi su una riflessione più ampia, mette in evidenza la necessità di comprendere il ruolo della televisione nella cultura contemporanea. Carrère suggerisce che è tempo di scrivere una storia della televisione, non solo come fenomeno tecnologico, ma come fenomeno culturale che ha plasmato le relazioni umane e le dinamiche di potere. L'opera, quindi, non si limita a raccontare una storia personale, ma diventa un invito a riflettere su come la televisione possa essere sia un'arma di potere che un'arma di distrazione. La sua importanza risiede proprio nella capacità di mettere in discussione i pregiudizi e di aprire nuove prospettive su un tema che continua a essere centrale nella vita contemporanea.

Fonte: El País Articolo originale

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