11 mar 2026

Trovata sfinge romana in un sito cartaginese a Guadalajara

L'archeologo del Museo Archeologico Nazionale di Madrid, spagnolo, ha reso noto un importante ritrovamento in un sito archeologico situato a Driebes, vicino al fiume Tajo.

01 febbraio 2026 | 15:26 | 4 min di lettura
Trovata sfinge romana in un sito cartaginese a Guadalajara
Foto: El País

L'archeologo del Museo Archeologico Nazionale di Madrid, spagnolo, ha reso noto un importante ritrovamento in un sito archeologico situato a Driebes, vicino al fiume Tajo. La scoperta riguarda una statua di una sfinge, un'antica figura mitologica, che si trova su un promontorio chiamato "Cerro de la Virgen de la Muela". La statua, che risale all'epoca imperiale romana (secoli I-V d.C.), è stata trovata in una struttura a pianta rettangolare, in un punto strategico della via Complutum-Cartago Nova. Questo luogo è noto per aver ospitato nel 1597 una importante scoperta di oggetti d'argento risalenti al III secolo a.C., mentre nel 1945, durante la costruzione del canale Estremera, è stata ritrovata la seconda parte del tesoro, noto come "Tesoro di Driebes", che oggi è esposto al Museo Archeologico Nazionale. La sfinge, sebbene danneggiata, è stata recuperata grazie a un team di archeologi e conservatori, che hanno rivelato dettagli sorprendenti sulla sua tecnica di realizzazione e sul suo significato culturale.

La sfinge, un'immagine comune in Egitto, Grecia, mondo iberico e Roma, è rappresentata come un essere mitologico con ali di uccello, corpo di leone e testa di donna. La versione trovata a Driebes mostra chiaramente caratteristiche tipiche di questa figura: le quattro coppie di capezzoli presenti sul ventre, indicativi del corpo di una leonessa, e la posizione seduta sulle zampe posteriori, con le zampe anteriori alzate. I frammenti recuperati durante l'escavazione includono l'ala sinistra, parte del corpo, le zampe posteriori e l'inizio delle zampe anteriori, ma non la testa. È stata anche salvata una delle quattro angoli della base su cui la statua era posata, realizzata nello stesso blocco di roccia. Gli esperti hanno ricostruito l'aspetto originale della figura, sottolineando la maestria tecnica del suo autore, che ha creato un'immagine con una proporzione armoniosa e un dettaglio estremamente raffinato. Tra i dettagli più interessanti ci sono le cinque costole visibili e un cioccolotto di capelli che cade tra l'ala sinistra e il collo, elementi che testimoniano una competenza artigianale elevata.

Il contesto storico e geografico del ritrovamento è estremamente rilevante per comprendere il significato della sfinge. La zona di Driebes, situata in una regione che fu un importante centro di comunicazione tra l'area romana e il Nord Africa, ha un'importante storia archeologica. La via Complutum-Cartago Nova era una delle rotte commerciali più importanti dell'antica Spagna, collegando le province romane con le città fenicie e cartaginesi. La presenza di una sfinge in questo luogo suggerisce che la figura potesse avere un ruolo simbolico o rituale, forse come protezione o elemento di potere. Gli archeologi ipotizzano che la statua potesse far parte di un monumento funerario, dato che durante le escavazioni sono state trovate tracce di terra cenicienta, ma non resti umani o elementi di un'incinerazione. Questo manca di un collegamento diretto con una sepoltura, ma potrebbe indicare un uso diverso della statua, forse come elemento decorativo o simbolico.

L'analisi della sfinge rivela anche informazioni sulle tecniche di scultura e sui materiali utilizzati. Gli esperti del Instituto Geológico e Minero (IGME-CSIC) hanno determinato che la roccia utilizzata per la scultura è un gesso margoso maschio, un tipo di roccia del Miocene, comune nella zona. Questo materiale, di colore grigio-azzurro e aspetto nodulare, è facilmente reperibile a pochi metri dal sito, il che suggerisce che i maestri scultori avessero accesso a materiali locali. La scelta di questa roccia potrebbe essere legata alla sua duttilità e alla possibilità di ottenere dettagli raffinati, come quelli osservati sulla sfinge. La conservazione della statua, che oggi è esposta al Museo di Guadalajara, è stata curata da un team di esperti del Dipartimento di Belle Arti della Universidad Complàtense di Madrid, tra cui la professoressa Fátima Marcos Fernández e i conservatori Javier Fernández, Zaira Villa, Klo Nieto e Virginia Lozano. Le attività di conservazione includono la documentazione fotografica con luce visibile, infrarossa e ultravioletta, la rimozione della polvere e la creazione di un supporto espositivo.

La scoperta della sfinge non solo arricchisce la conoscenza del periodo romano in Spagna, ma anche della diffusione delle immagini mitologiche in ambito iberico. La presenza di un'immagine simile a quelle egiziane e greche indica una connessione culturale tra diverse regioni del Mediterraneo, forse tramite scambi commerciali o influenze religiose. La sfinge, con il suo ruolo apotropaico, potrebbe aver avuto un significato protettivo o simbolico, forse legato a un'idea di potere o di protezione. Gli archeologi sperano che ulteriori ricerche possano chiarire il contesto esatto del ritrovamento e il suo impatto sulla comprensione della cultura romana in Spagna. La sfinge, ora al centro di un'importante opera di conservazione, rappresenta un'importante testimonianza del passato, che potrebbe offrire nuovi spunti per lo studio del periodo imperiale e delle sue connessioni culturali.

Fonte: El País Articolo originale

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