11 mar 2026

Settori con più stranieri applaudono regolarizzazione nonostante CEOE non convenga

Il governo spagnolo ha approvato un decreto per regolarizzare 200mila immigrati irregolari, permettendo loro di accedere a contratti e diritti. Le reazioni sono divise: sindacati sostengono la misura, mentre associazioni imprenditoriali criticano la mancanza di approvazione parlamentare.

29 gennaio 2026 | 07:42 | 4 min di lettura
Settori con più stranieri applaudono regolarizzazione nonostante CEOE non convenga
Foto: El País

Il governo spagnolo ha dato il primo passo per regolarizzare migliaia di immigrati che vivono senza documenti nel Paese, attraverso un decreto che mira a integrare i lavoratori stranieri in un contesto economico in cui molte attività sono gestite in modo informale. La misura, annunciata martedì, rappresenta un intervento di grande impatto sul mercato del lavoro, poiché permetterà a circa 200.000 persone, che oggi operano senza contratto, di accedere a un'occupazione regolamentata e ai diritti associati. Le organizzazioni sindacali CC OO e UGT hanno accolto con favore la decisione, riconoscendo la necessità di garantire diritti e condizioni di lavoro dignitose, mentre le associazioni datoriali come CEOE e Cepyme hanno espresso preoccupazione per la mancanza di un approvazione parlamentare, considerando il decreto un atto di "giustizia sociale" ma non sufficientemente legittimato democraticamente. La questione ha suscitato un dibattito acceso tra le istituzioni, le forze politiche e i settori economici, con diverse posizioni che riflettono le complessità di un tema che riguarda non solo la legalità, ma anche la stabilità del sistema produttivo.

La misura del governo si inserisce in un contesto di crescente pressione per affrontare la mancanza di manodopera, soprattutto in settori come agricoltura, costruzioni e logistica, dove il ricorso a lavoratori irregolari è diventato una pratica diffusa. Secondo dati recenti, il 30% dei dipendenti agricoli e il 20% dei lavoratori della costruzione sono stranieri, spesso in condizioni di precarietà. Il decreto, che permetterà a queste figure di ottenere un contratto e un'identità legale, è stato visto come un passo verso la riduzione dell'economia sommersa, un fenomeno che rappresenta circa il 12% del PIL spagnolo. Tuttavia, le critiche arrivano soprattutto da parte delle organizzazioni imprenditoriali, che sottolineano la mancanza di un dibattito pubblico e la scarsa partecipazione delle forze politiche. CEOE, ad esempio, ha espresso preoccupazione per il fatto che il provvedimento sia stato adottato tramite un accordo politico, anziché attraverso un processo parlamentare, temendo che possa essere percepito come un atto di "giustizia sociale" piuttosto che un intervento di "giustizia democratica".

Il dibattito si è acceso soprattutto a causa delle divergenze tra i diversi gruppi datoriali. Sebbene CEOE e Cepyme si mostrino scettici, altre associazioni, come la Coordinadora de Organizaciones de Agricultores y Ganaderos, hanno accolto con favore la misura, riconoscendo la necessità di regolarizzare i lavoratori che contribuiscono al reddito del Paese. "La mancanza di manodopera è un problema che non si può ignorare", ha sottolineato Andrés Góngora, responsabile delle relazioni sindacali dell'organizzazione agraria. Anche Asaja, la principale associazione agricola, ha espresso apprezzamento, sottolineando che la regolarizzazione potrebbe ridurre la dipendenza da un sistema informale che favorisce la sfruttamento. Allo stesso tempo, la Confederación Nacional de la Construcción ha riconosciuto che la misura potrebbe aiutare a combattere l'economia sommersa, ma ha chiesto un'azione concreta per fornire formazione ai lavoratori regolari. "La formazione è fondamentale per integrare le persone nel mercato del lavoro", ha aggiunto un portavoce della confederazione.

Le critiche sono state anche rivolte al settore del trasporto, dove la mancanza di manodopera ha creato tensioni. La CETM, l'associazione datoriali del trasporto merci, ha sottolineato che la regolarizzazione non risolve il problema strutturale della scarsità di professionisti, ma che è necessario accelerare i processi per ottenere permessi di conduzione e altre certificazioni. Al contrario, la Confebus, che rappresenta il trasporto su strada, ha espresso un giudizio positivo, riconoscendo la necessità di una soluzione per le zone turistiche e rurali, dove la carenza di personale è particolarmente critica. La Asociación Española de Servicios Personales y Domésticos, invece, ha sollevato preoccupazioni per l'impatto economico su famiglie che potrebbero non potersi permettere di assumere lavoratrici regolari, ma ha anche sottolineato l'importanza di politiche complementari per favorire le contrattazioni.

Le reazioni sindacali sono state unanime nel sostenere la regolarizzazione, con CC OO e UGT che hanno visto in questa misura un passo verso la giustizia sociale. Unai Sordo, segretario generale di CC OO, ha sottolineato che la mancanza di documenti rende i lavoratori vulnerabili e aperti a sfruttamenti, mentre UGT ha riconosciuto che la regolarizzazione è un modo per affrontare la struttura di un sistema in cui la manodopera informale è un pilastro. Tuttavia, entrambi i sindacati hanno chiesto un intervento più ampio, con risorse aggiuntive per gli uffici di estranjería, che sono saturi di richieste. La questione, quindi, si presenta come un tema complesso, che richiede non solo una soluzione legale, ma anche una revisione del modello economico e sociale che ha portato a una dipendenza da una forza lavoro informale. La sfida è ora quella di trovare un equilibrio tra diritti dei lavoratori, sicurezza sociale e stabilità economica, senza trascurare le esigenze di un sistema produttivo che si trova a un bivio.

Fonte: El País Articolo originale

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