Scuole di Gaza: pace nel curriculum
Nel cuore del territorio occupato da Israele, nel Golfo di Gaza, una rete di scuole private gratuite ha trovato un rifugio tra le macerie di un conflitto che ha stravolto la vita di migliaia di bambini.
Nel cuore del territorio occupato da Israele, nel Golfo di Gaza, una rete di scuole private gratuite ha trovato un rifugio tra le macerie di un conflitto che ha stravolto la vita di migliaia di bambini. Queste istituzioni, chiamate Academies of Hope, sono nate come un progetto di salvaguardia educativa per i ragazzi orfani della guerra e delle famiglie colpite dagli attacchi. Sono state istituite da David Hasan, un neurochirurgo palestinese-americano, che ha visto nei propri occhi la devastazione causata dall'assedio e dall'assedio israeliano. Dopo aver visitato la Striscia di Gaza per la prima volta nel 2023, Hasan ha deciso di mettere in atto un'azione simbolo di speranza: creare un ambiente in cui i bambini potessero tornare a studiare, anche se solo per brevi periodi. Le scuole, situate in cinque aree del sud della Striscia, accolgono circa 9.000 studenti tra i 6 e i 14 anni. Ogni giorno, i ragazzi si alternano in tre sessioni di tre ore ciascuna, ricevendo pasti caldi, cure mediche e supporto psicologico. Il progetto, però, non è stato semplice: Hasan ha dovuto affrontare ostacoli come la mancanza di risorse, le minacce da parte di gruppi armati e la pressione politica da parte di enti internazionali.
Le scuole di Hasan si distinguono per un curriculum modificato che elimina contenuti considerati antisemiti o violenti. Il piano di studio, originariamente adottato dalla Autorità Palestinese, è stato riveduto per rimuovere riferimenti a martiri e attacchi contro Israele. Invece, si privilegia l'insegnamento di valori come la tolleranza, la pace e la risoluzione dei conflitti. Per esempio, un problema matematico che confrontava il numero di "martiri" morti durante le intifade è stato sostituito con un esercizio su un incontro calcistico nel West Bank. Anche la lettura su Dalal Mughrabi, una figura controversa per il massacro del 1978, è stata eliminata, sostituita da un racconto su Hind al-Husseini, un educatore palestinese. Inoltre, le lezioni di studi religiosi hanno visto la sostituzione di un testo che menzionava un'ipotetica minaccia contro il Profeta Muhammad con un'analisi del rispetto reciproco tra religioni. Hasan ha anche introdotto corsi settimanali dedicati alla "costruzione della pace", che insegnano il rispetto per le differenze e la solidarietà. Queste modifiche, però, hanno suscitato reazioni forti. L'Autorità Palestinese ha minacciato di punire chi altera il curriculum, mentre alcuni insegnanti si sono sentiti in pericolo per la possibile repressione da parte di Hamas.
Il contesto di questa iniziativa è legato al drammatico scenario della Striscia di Gaza, dove la guerra ha distrutto infrastrutture, ucciso migliaia di civili e privato milioni di bambini di un'istruzione regolare. Da due anni, la maggior parte dei ragazzi non ha potuto frequentare le scuole, a causa dell'assedio israeliano e delle violenze. L'assenza di un sistema educativo stabile ha creato un vuoto che Hasan ha cercato di colmare con il progetto delle Academies of Hope. Tuttavia, il suo lavoro non è stato svolto in isolamento. Hasan ha collaborato con organizzazioni umanitarie locali, assunto insegnanti palestinesi attraverso WhatsApp e raccolto fondi principalmente da donatori ebrei negli Stati Uniti e in Israele. Questa strategia, però, ha suscitato critiche. Alcuni palestinesi hanno sostenuto che il progetto è troppo orientato verso gli interessi israeliani, mentre altri, contrari al movimento Hamas, hanno visto nell'istruzione una via per ridurre il risentimento verso Israele. Il dibattito si è intensificato anche sui social media, dove alcuni hanno espresso preoccupazione per il controllo del contenuto educativo da parte di un individuo non legato al movimento palestinese.
Le implicazioni di questa iniziativa sono profonde, sia per l'ambito educativo che per il contesto politico. Da un lato, le scuole di Hasan rappresentano una prova di resilienza e di capacità di recupero di una comunità devastata. Dall'altro, il progetto ha suscitato tensioni internazionali, con accuse di manipolazione del curriculum da parte di un'entità esterna. La questione del contenuto educativo è particolarmente sensibile, poiché l'Autorità Palestinese e Israele hanno entrambi sostenuto che i testi scolastici devono riflettere la propria visione storica e morale. Hasan, però, ha chiarito che le modifiche sono state fatte per garantire la sicurezza e la pace, non per sottomettere i ragazzi a una narrazione specifica. Questo approccio ha però alimentato sospetti di alleanze con Israele, nonostante Hasan abbia sottolineato che i donatori includono anche cittadini israeliani. La sua azione, quindi, si colloca in un contesto di conflitto non solo tra due nazioni, ma anche tra diverse visioni di identità e futuro per i palestinesi.
Il progetto delle Academies of Hope non è solo un atto di solidarietà, ma anche un tentativo di costruire un'alternativa al sistema educativo esistente. Hasan ha rivelato che, nonostante le minacce e le difficoltà, il suo lavoro ha avuto un impatto reale: i bambini che frequentano le scuole si sentono più al sicuro e più motivati a rialzarsi dopo le sofferenze. La sua esperienza ha anche dimostrato come la collaborazione tra enti internazionali e istituzioni locali possa generare risultati significativi, anche in contesti estremamente difficili. Tuttavia, il futuro del progetto rimane incerto. Hasan ha espresso preoccupazione per la possibilità che le scuole vengano colpite da attacchi israeliani, anche se ha rifiutato di specificare le misure di sicurezza adottate. In ogni caso, il suo lavoro rappresenta un esempio di come la speranza possa sopravvivere al caos, anche se solo per un momento. La strada per una pace duratura, però, richiederà molto di più, e le scuole di Hasan potrebbero essere solo una piccola parte di quel processo.
Fonte: The New York Times Articolo originale
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