11 mar 2026

Scraps: la mostra di Alice Pasquini

Rosso20sette presenta la mostra "SCRAPS" di Alice Pasquini, che esplora la città come spazio di frammenti e memorie attraverso collage e materiali riciclati. L'evento, accompagnato da un testo critico, invita a riflettere su identità e storia invisibile.

02 marzo 2026 | 11:58 | 6 min di lettura
Scraps: la mostra di Alice Pasquini
Foto: RomaToday

Sabato alle ore 18.00, la galleria Rosso20sette arte contemporanea ha inaugurato la mostra personale SCRAPS di Alice Pasquini, un evento che ha visto la presentazione del lavoro dell'artista accompagnata da un testo critico firmato da Jacopo Gonzales. L'esposizione, che si svolgerà dal martedì al sabato dalle 11 alle 13 e dalle 14 alle 19, presenta una serie di nuovi lavori in cui frammenti di manifesti, collage e pittura si intrecciano per raccontare le figure emergenti dal paesaggio visivo della città. Questi elementi, attraverso un gioco di sovrapposizioni e stratificazioni, diventano dispositivi narrativi che invitano il pubblico a osservare e riflettere su spazi e storie invisibili. La mostra, nata come progetto espositivo autonomo, si presenta come un'esperienza immersiva in cui l'arte non si limita a rappresentare la realtà, ma la trasforma in un'interazione tra memoria e presente. L'interesse per la città come luogo di frammenti e ricordi è il filo conduttore dell'intera esposizione, un'idea che Jacopo Gonzales ha espresso in un testo di presentazione che sintetizza l'approccio curatoriale e l'essenza del lavoro di Pasquini.

La mostra si articola in due cicli distinti ma interconnessi, ciascuno dei quali esplora temi diversi ma complementari. Il primo ciclo comprende tele e disegni realizzati con pittura e collage, in cui il frammento stesso agisce come elemento strutturale. Carte ritagliate e campiture di colore si sovrappongono fino a rendere incerta la gerarchia tra fondo e figura, creando una superficie instabile in cui il confine tra elemento e contesto si dissolve. Queste opere, sebbene ispirate al décollage storico, si differenziano per un processo creativo che privilegia l'accumulo e la stratificazione, mettendo in discussione l'idea di origine e conclusione. L'artista, attraverso questa tecnica, non solo rielabora materiali esistenti, ma li trasforma in nuovi spazi visivi in cui l'immagine non è più un'entità definita, ma un'area di potenzialità. Il secondo ciclo, invece, è composto da segnali stradali dismessi, recuperati e dipinti, oggetti che hanno abbandonato la loro funzione originaria per diventare supporti pittorici. La loro forma, già codificata e riconoscibile, diventa un campo narrativo in cui l'intervento non cancella il passato, ma lo integra, generando uno scarto tra il significato imposto e la nuova scena che vi si inscrive. Questo processo di riattivazione degli oggetti trovati è un esempio della capacità di Pasquini di trasformare il quotidiano in un'esperienza artistica, in cui il pubblico non solo osserva, ma partecipa a una narrazione in continua evoluzione.

Il contesto dell'esposizione si colloca all'interno di una tradizione artistica che ha sempre privilegiato l'interazione tra materia e immaginario. Alice Pasquini, nata a Roma nel 1985, è nota per il suo interesse per i margini dello spazio urbano e per l'uso di materiali di scarto come strumenti di rielaborazione. La sua ricerca si inserisce in una corrente artistica che, attraverso l'uso di elementi quotidiani, esplora la relazione tra l'individuo e il contesto sociale. La mostra SCRAPS rappresenta un passo avanti in questa direzione, in cui l'artista non solo utilizza materiali riciclati, ma li trasforma in un linguaggio visivo che parla di memoria, identità e spazio. L'idea di frammento, che è al cuore del lavoro di Pasquini, non si limita a un'operazione di recupero, ma diventa un modo per rappresentare l'eterogeneità della città e la complessità delle relazioni umane. Questa prospettiva si riflette anche nel testo di Jacopo Gonzales, che sottolinea come ogni elemento esposto contenga una storia possibile, un'archivio di una moltitudine in cui il pubblico può riconoscere se stesso come presenza sospesa. L'esposizione, quindi, non è solo un'installazione artistica, ma un invito a riflettere su come la città, attraverso i suoi margini e i suoi scarti, custodisce una memoria collettiva in continua trasformazione.

L'analisi del lavoro di Pasquini rivela implicazioni profonde che vanno oltre il piano estetico, toccando aspetti culturali e sociali. La trasformazione dei materiali in elementi artistici non è solo un atto creativo, ma un processo di riconversione che mette in discussione i confini tra arte e vita quotidiana. L'uso di segnali stradali, ad esempio, sottolinea come gli oggetti di uso comune possano diventare portatori di significati nuovi, in un contesto in cui l'arte non si distacca dal mondo reale, ma lo rielabora. Questa visione si allinea con un dibattito più ampio sul ruolo dell'arte nel presente, in cui l'arte non si limita a rappresentare la realtà, ma ne diventa un'interfaccia. La mostra SCRAPS si colloca in questa prospettiva, proponendo un'esperienza in cui il pubblico non è un semplice osservatore, ma un partecipante a una narrazione in costruzione. La superficie instabile delle opere, la sovrapposizione di materiali diversi e l'interazione tra spazio pubblico e privato richiamano la complessità delle relazioni umane, in cui ogni elemento ha un peso e una funzione. Questo approccio non solo amplia il linguaggio artistico, ma anche la sua capacità di interagire con il pubblico, creando un dialogo tra l'opera e chi la osserva.

La chiusura dell'esposizione si accompagna a un'attenzione particolare ai progetti futuri e alle prospettive che emergono da questa iniziativa. La mostra SCRAPS non si limita a un evento espositivo, ma apre la porta a un dibattito più ampio sul ruolo dell'arte nella rappresentazione dello spazio urbano e della memoria collettiva. L'interesse per i frammenti, per i margini e per i materiali di scarto riflette una tendenza crescente nell'arte contemporanea, in cui l'attenzione si sposta dal valore intrinseco dell'opera a quello del processo creativo e del contesto sociale. L'esperienza di Rosso20sette arte contemporanea, con la sua capacità di mettere in dialogo artisti e pubblico, rappresenta un esempio di come l'arte possa diventare un mezzo per esplorare questioni complesse. La mostra, con le sue opere che evocano storie non dette e spazi invisibili, invita il pubblico a osservare il mondo attraverso una lente diversa, in cui ogni frammento ha un peso e una storia. Questo approccio, che unisce creatività, riflessione e interazione, potrebbe ispirare nuove iniziative artistiche e culturali, in un contesto in cui l'arte continua a svolgere un ruolo centrale nella società.

Fonte: RomaToday Articolo originale

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