Roland Huntford, storico che smonta miti dell'esplorazione polare, muore a 98
Roland Huntford, un giornalista e storico noto per le sue ricerche sull'estremo Nord e sull'eroismo dei viaggiatori polari, è morto il 23 gennaio a Cambridge, in Inghilterra, all'età di 98 anni.
Roland Huntford, un giornalista e storico noto per le sue ricerche sull'estremo Nord e sull'eroismo dei viaggiatori polari, è morto il 23 gennaio a Cambridge, in Inghilterra, all'età di 98 anni. La notizia della sua scomparsa è stata diffusa dall'Fram Museum di Oslo, un'istituzione dedicata alle esplorazioni polari, senza specificare il luogo esatto o la causa del decesso. Huntford, nato a Capetown in Sudafrica, è stato un esploratore di se stesso, dedicando gran parte della sua vita alla scrittura e alla ricerca storica. La sua opera più famosa, Scott and Amundsen, pubblicata nel 1979, ha sconvolto il mondo anglosassone, mettendo in discussione la mitologizzazione dell'esploratore Robert Falcon Scott e riscrivendo il racconto della competizione tra Scott e il norvegese Roald Amundsen per il Polo Sud. Questo libro, che è stato successivamente riletto come The Last Place on Earth, ha suscitato intense reazioni, tra cui accuse di censura da parte dei sostenitori dello scrittore inglese e un processo per diffamazione avviato dal figlio di Scott.
Huntford, conosciuto per la sua passione per il freddo e la sua familiarità con la cultura nordica, ha costruito la sua carriera su un'attenta analisi delle esplorazioni polari. Dopo aver vissuto 15 anni come corrispondente scozzese per il The Observer, un quotidiano britannico, ha approfondito le vicende di personaggi come Scott e Amundsen, svelando i lati oscuri delle loro gesta. La sua conoscenza del norvegese, acquisita durante gli anni trascorsi in Scandinavia, lo ha portato a indagare sull'epopea della competizione tra i due esploratori. Quando Scott, nel 1912, raggiunse il Polo Sud solo per trovare la bandiera norvegese già presente, la disillusione e la tragedia della sua squadra si sono trasformate in un simbolo della debolezza umana. Huntford ha però messo in dubbio la leggenda di Scott, sostenendo che l'esploratore aveva commesso errori strategici e che la sua decisione di morire con i compagni, anziché tornare in salvo, era un atto di egoismo. Queste accuse, però, hanno suscitato reazioni forti, tanto da portare a un processo e a un divieto di accesso agli archivi del Scott Polar Research Institute.
La competizione tra Scott e Amundsen rappresenta uno dei momenti più drammatici dell'epoca dell'esplorazione polare, un periodo in cui l'ingegno e la determinazione umana si scontravano con le severità del clima e della natura. Scott, pur essendo considerato un eroe britannico, ha visto il suo mito scricchiolare dopo la pubblicazione del libro di Huntford. La morte di Scott e dei suoi compagni, avvenuta a soli 11 miglia dall'ultimo approvvigionamento, è diventata un simbolo di coraggio e sacrificio, ma Huntford ha rivelato che la loro decisione di non ritornare a casa era frutto di una scarsa preparazione e di una mancanza di adattamento alle condizioni estreme. Al contrario, Amundsen, che aveva vinto la gara, è stato celebrato in Norvegia, ma negli anglosassoni è rimasto un'ombra. Questo dualismo tra celebrazione e dimenticanza ha costituito il fulcro della critica di Huntford, che ha cercato di riconoscere il merito di Amundsen e di smontare il mito di Scott.
Le implicazioni del lavoro di Huntford hanno riscritto non solo la storia delle esplorazioni polari, ma anche la percezione dell'eroismo e della leadership in contesti estremi. Il libro è diventato un esempio di come la storiografia possa rivedere le leggende e riconoscere i lati oscuri delle figure che erano state idealizzate. La reazione dei sostenitori di Scott, che hanno visto nell'opera di Huntford un attacco alla memoria di un eroe nazionale, ha evidenziato l'importanza della narrativa storica nel definire il senso di identità collettiva. Inoltre, il processo per diffamazione avviato da Peter Scott ha sottolineato come la storiografia possa essere un terreno di conflitto tra verità e mito. La scelta di Huntford di pubblicare un disclaimer nel libro, chiarificando la posizione del figlio di Scott, ha rivelato la complessità delle relazioni tra storia, famiglia e memoria.
La vita di Huntford, come le sue opere, è stata un'esplorazione di se stesso. Dopo aver studiato ingegneria a Londra e aver abbandonato l'università per la sua passione per la scrittura, ha viaggiato in Europa e si è dedicato alla narrativa. La sua carriera ha seguito un'orbita simile a quella dei personaggi che ha analizzato, con un mix di avventura, critica e ricerca. Ha scritto non solo su Scott e Amundsen, ma anche su Shackleton e Nansen, contribuendo a riconoscere l'importanza di esploratori che erano stati dimenticati. La sua morte segna la fine di un'epoca, ma il suo lavoro rimane un riferimento per chi cerca di comprendere il passato attraverso una lente più critica e umana. La sua eredità è nel modo in cui ha trasformato la narrazione storica, mettendo in discussione le leggende e riconoscendo i meriti di coloro che avevano vinto la gara, ma che erano stati trascurati.
Fonte: The New York Times Articolo originale
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