11 mar 2026

Parallel.fbx: immagini IA si animano

Cristian Poddighe, noto come Parallel. fbx, è uno degli artisti digitali italiani più riconoscibili emersi nell'era dell'intelligenza artificiale generativa.

05 febbraio 2026 | 18:19 | 5 min di lettura
Parallel.fbx: immagini IA si animano
Foto: Repubblica

Cristian Poddighe, noto come Parallel. fbx, è uno degli artisti digitali italiani più riconoscibili emersi nell'era dell'intelligenza artificiale generativa. Il suo lavoro, caratterizzato da immagini che sembrano provenire da cinema, moda e pubblicità ma non appartengono a nessuno di questi ambiti, si distingue per un'idea radicale: creare un "cortocircuito visivo" che sfida le convenzioni dell'arte contemporanea. Poddighe ha realizzato un progetto esclusivo per un settimanale italiano, in cui le opere non sono semplici illustrazioni del testo, ma un sistema parallelo che richiede un'interazione attiva da parte dello spettatore. Questo approccio, che sottolinea l'importanza del contesto e del rapporto tra immagine e lettore, si contrappone al ritmo veloce dei social media, privilegiando invece la carta stampata per un'esperienza più lenta e riflessiva. Il progetto si basa su un QR code, un elemento che invita il pubblico a partecipare attivamente all'opera, trasformandola in un'esperienza multisensoriale anziché una semplice visualizzazione.

Il progetto di Poddighe nasce da un'idea radicata nella sua pratica artistica: l'arte contemporanea non deve solo essere osservata, ma vissuta. Le immagini, per lui, non sono statiche ma dinamiche, in grado di evocare emozioni e pensieri che si scatenano nel momento in cui lo spettatore interagisce con esse. Questo concetto si concretizza attraverso un lavoro che si basa sull'uso dell'IA generativa, un strumento che non semplicemente esegue istruzioni, ma produce risultati imprevisti e ambigui. Il processo creativo di Poddighe è quindi un dialogo tra l'artista e l'algoritmo, in cui l'errore e la slittamento (un termine che indica il distacco tra l'idea iniziale e il risultato finale) diventano parte essenziale del lavoro. L'artista spiega che l'IA non è uno strumento passivo, ma un sistema che "contraddice" l'idea umana di controllo totale, creando spazi per l'incertezza e la reinterpretazione. Questo approccio richiede una riconsiderazione del ruolo dell'autore, trasformando l'opera in un'esperienza collettiva piuttosto che in una proprietà individuale.

L'idea di Poddighe si radica in un contesto storico e culturale che va ben oltre l'era digitale. Negli anni 70, Harold Cohen sviluppò AARON, uno dei primi sistemi algoritmici capaci di produrre disegni autonomi, un precedente che ha influenzato le tecnologie di oggi. Tuttavia, Poddighe distacca la sua pratica dall'idea di un artista che comanda la macchina, preferendo un rapporto di collaborazione con l'IA. Questo è un concetto meno scontato rispetto al passato, soprattutto per chi proviene da un'educazione tradizionale nel design, dove la chiarezza e la funzionalità sono valori cardine. Poddighe ha studiato Graphic Design e Art Direction a Milano, ma nel corso della sua carriera ha scoperto che il mondo del design, pur essendo richiesto, non era sufficiente per esprimere la sua visione artistica. Ha quindi abbandonato l'idea di un controllo totale, accettando l'ambiguità e l'inefficienza come parte necessaria del processo creativo. Questo cambiamento ha permesso a Poddighe di esplorare nuove possibilità, in cui l'arte non è più un prodotto finito, ma un processo che evolve attraverso l'interazione tra l'artista, l'algoritmo e lo spettatore.

L'uso dell'IA generativa da parte di Poddighe ha implicazioni profonde sia per il mondo dell'arte che per la cultura contemporanea. L'arte algoritmica, nata prima dell'era dell'intelligenza artificiale come la conosciamo oggi, ha oggi trovato un nuovo sviluppo grazie al deep learning, che permette a modelli di imparare da enormi archivi di immagini. Questo ha portato a opere sempre più complesse e riconoscibili, ma anche a una sfida: come definire l'autorialità in un contesto in cui l'opera non è più un prodotto univoco, ma un risultato di interazioni multiple. Poddighe rifiuta l'idea di un artista che comanda la macchina, preferendo un approccio in cui l'IA non è uno strumento passivo, ma un partner che produce risultati imprevisti. Questo concetto si riflette nel suo lavoro, in cui l'errore e la slittamento diventano parte integrante dell'esperienza artistica. L'artista spiega che il suo lavoro non è mai intenzionale, ma nasce da un processo in cui l'algoritmo "risponde" con possibilità inattese, creando un'opera che non è mai definitiva, ma sempre in evoluzione.

La saturozione del presente, in cui le immagini si ripetono e si rimescolano senza mai essere realmente nuove, è un tema centrale nel lavoro di Poddighe. L'artista vede nell'opera un'esperienza che non cerca di mostrare qualcosa di nuovo, ma di far emergere quanto le immagini che ci circondano siano già dentro di noi. Questo concetto si concretizza attraverso il QR code, un elemento che invita il pubblico a interagire con l'opera, trasformandola in un'esperienza multisensoriale. Il progetto di Poddighe, inoltre, si colloca in un contesto in cui l'editoria si confronta con i ritmi veloci dei social media, privilegiando la carta stampata per un'esperienza più lenta e riflessiva. Questo approccio non solo rinnova il ruolo della rivista come spazio artistico, ma anche come luogo di riflessione culturale. L'arte di Poddighe, quindi, non è solo un'espressione creativa, ma un'analisi critica del presente, in cui l'opera non aggiunge una nuova immagine, ma cambia il modo in cui lo spettatore guarda ciò che ha già dentro. Questo concetto si riflette anche nel successo di Christie's, che ha organizzato la prima asta esclusivamente dedicata a opere generate con strumenti di IA, raccogliendo 728.000 dollari, un segnale di come l'arte algoritmica stia conquistando un posto nel mercato dell'arte contemporanea.

Fonte: Repubblica Articolo originale

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