Nuovo modo per creare un rifugio isolato: comprare un villaggio intero
Jason Lee Beckwith e sua moglie hanno intrapreso un viaggio di ricerca immobiliare che li ha portati da San Diego, in California, a luoghi remoti come la montagna di Palomar, il deserto di Joshua Tree, il Portogallo e la Spagna.
Jason Lee Beckwith e sua moglie hanno intrapreso un viaggio di ricerca immobiliare che li ha portati da San Diego, in California, a luoghi remoti come la montagna di Palomar, il deserto di Joshua Tree, il Portogallo e la Spagna. Dopo aver venduto la loro struttura ricettiva, i due hanno iniziato a cercare proprietà per l'ospitalità, ma il loro interesse si è spostato gradualmente verso aree abbandonate e poco popolate. La decisione decisiva è arrivata quando Beckwith ha letto un articolo su un villaggio abbandonato in Spagna, completo di chiesa, scuola, bar e piscina. Questo momento, descritto come un "prima e dopo", ha segnato l'inizio di un progetto ambizioso: l'acquisto di una proprietà in rovina vicino al confine con il Portogallo. Il costo dell'acquisto è stato di 310.000 euro, con una stima di 7 milioni di euro per la ristrutturazione. Beckwith, un ex imprenditore californiano, ha rivelato che il processo è stato un "roll of the dice", ma ha trovato soddisfazione nel viaggio verso un futuro diverso. La scelta di un villaggio abbandonato non è solo un investimento immobiliare, ma un tentativo di riconoscere il valore di spazi dimenticati che potrebbero trovare nuova vita grazie a una visione innovativa.
Il fenomeno dell'acquisto di villaggi abbandonati non è limitato a Beckwith. In tutta Europa, migliaia di piccoli centri abitati sono stati abbandonati nei decenni, a causa del trasferimento della popolazione verso aree urbane in cerca di lavoro e opportunità. In Spagna, Portogallo e Italia, la "desertificazione rurale" è diventata un tema politico e sociale, con interi paesi venduti per meno di un milione di dollari. Questi luoghi, spesso caratterizzati da architetture uniche e contesti naturali incontaminati, attirano investitori e imprenditori che vedono in loro un'opportunità per creare spazi turistici e aziendali. La società Campfire, ad esempio, ha organizzato retreat aziendali in villaggi abbandonati, tra cui Pisseloup in Francia, mentre Elvira Fafian, proprietaria del sito Aldeas Abandonadas, ha registrato un aumento del 70% delle vendite destinate al turismo e alle attività commerciali. La domanda, però, non si limita agli acquirenti privati: aziende e fondi d'investimento stanno cercando di convertire queste aree in luoghi di lavoro, relax e sperimentazione.
L'abbandono di queste comunità non è un fenomeno casuale, ma il risultato di un'evoluzione economica e sociale. Negli ultimi decenni, la migrazione verso le città ha reso molte aree rurali inospitali, con popolazioni ridotte al minimo e infrastrutture in disuso. In Spagna, ad esempio, il villaggio vicino a Huesca, venduto per circa 3 milioni di euro, rappresenta un caso emblematico. Tuttavia, l'acquisto di una proprietà non è sempre semplice: in alcuni casi, la proprietà è divisa tra diversi eredi o proprietari, complicando il processo. Timur Negru, fondatore di AffordiHome, ha osservato che la crescente domanda di queste aree è legata a tre tendenze: l'accesso facilitato a internet in aree remote grazie a tecnologie come Starlink, la fuga dalle metropoli sovrappopolate come Barcellona o Firenze, e l'alto costo del real estate negli Stati Uniti che spinge gli acquirenti a cercare alternative. Questi fattori hanno creato un mercato in crescita, con clienti che vanno dai venture capital ai fondi d'investimento.
La conversione di questi villaggi in spazi utilizzabili non è però priva di sfide. La ristrutturazione richiede ingenti risorse finanziarie e un'organizzazione precisa. Nuno Constantino, un imprenditore portoghese, ha sottolineato che il costo principale non è l'acquisto della terra, ma la riconversione degli edifici, un processo che può diventare un "incubo". Il caso di Aldeia da Pedralva, un villaggio ristrutturato in Portogallo, mostra come la trasformazione possa portare a successi: il complesso, acquistato per 5 milioni di euro, include un ristorante, un caffè, 38 camere e un'area d'accoglienza. La capacità di gestire un'intera comunità rurale, però, richiede una collaborazione con le autorità locali e un'attenzione ai bisogni della popolazione. Alcuni critici, come Giancarlo Dall'Ara, un professore italiano, hanno espresso preoccupazioni per il rischio di "Disneyfication", cioè la trasformazione di luoghi rurali in spazi commercializzati. Dall'Ara ha sviluppato un modello per evitare sviluppi eccessivi, ma il dibattito continua tra chi vede nella riconversione un'opportunità economica e chi teme la perdita dell'identità locale.
Il futuro di questi villaggi dipende da come le aziende e gli investitori li integreranno nel contesto moderno. La domanda di spazi remoti, adatti a meeting aziendali e vacanze lontane dalle metropoli, sembra in aumento, grazie a una cultura di lavoro remoto e alla ricerca di esperienze autentiche. Johannes Hoyos, fondatore di Campfire, ha sottolineato che il fascino di un villaggio risiede nella sua natura comunitaria e nel contatto con l'ambiente. Per lui, la scelta di un luogo come un villaggio abbandonato rappresenta una "controazione" alla frammentazione della vita moderna. Tuttavia, il successo dipende anche dal bilanciamento tra innovazione e conservazione. Se i progetti di riconversione riusciranno a mantenere la caratteristica originale delle aree rurali, potranno diventare un modello per il turismo sostenibile. Altrimenti, rischiano di diventare semplici curiosità immobiliari, senza un impatto significativo sulla comunità locale. La transizione da villaggi abbandonati a spazi vitali è un processo complesso, ma potrebbe rivelarsi un'opportunità per riconoscere il valore di luoghi dimenticati e riconnetterli al presente.
Fonte: The New York Times Articolo originale
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