Nuove insegne e cartelloni luminosi: residenti del centro avvertono non siamo a Las Vegas
Il Comune di Roma ha avviato un dibattito acceso tra le istituzioni locali e le associazioni di quartiere dopo aver presentato due nuovi regolamenti finalizzati a disciplinare gli impianti pubblicitari luminosi e le insegne commerciali.
Il Comune di Roma ha avviato un dibattito acceso tra le istituzioni locali e le associazioni di quartiere dopo aver presentato due nuovi regolamenti finalizzati a disciplinare gli impianti pubblicitari luminosi e le insegne commerciali. La normativa, che mira a semplificare le procedure per l'installazione di segnaletica e pubblicità, ha suscitato preoccupazioni significative tra residenti e movimenti cittadini. Le critiche arrivano da quattordici realtà, tra comitati di quartiere e associazioni, tra cui la sezione romana di Italia Nostra, che hanno espresso una "decisa contrarietà" al provvedimento. Le preoccupazioni si concentrano soprattutto sul centro storico, incluso nel Sito UNESCO, e sui quartieri della cosiddetta Città Storica, dove la normativa potrebbe alterare il decoro urbano e il paesaggio storico. Queste associazioni temono che le nuove regole permettano l'installazione di insegne sgargianti, cartelloni e schermi a led che potrebbero "invadere" le strade romane, mettendo a rischio la caratteristica unica del capoluogo.
Tra le principali contestazioni, si segnala la previsione del regolamento per la disciplina delle insegne di esercizio, che semplifica le procedure di autorizzazione attraverso una semplice segnalazione certificata di inizio attività (Scia), bypassando i municipi. Questo approccio, secondo i comitati, potrebbe ridurre il controllo sulle attività commerciali, a rischio di un aumento delle insegne luminose vicino a edifici storici. Inoltre, il regolamento permetterebbe di esporre schermi led con pubblicità e immagini in movimento nelle vetrine dei bar, un aspetto che suscita timori per l'impatto visivo sugli spazi pubblici. Allo stesso tempo, il provvedimento prevede l'autorizzazione di targhe luminose per case vacanze, b&b e studi professionali accanto ai portoni storici, un elemento che i residenti considerano incompatibile con la conservazione del patrimonio architettonico. Le associazioni hanno anche sottolineato che il regolmente non tiene conto delle esigenze di sicurezza e di rispetto per le strutture esistenti, mettendo in discussione la coerenza tra innovazione e tutela del territorio.
L'obiezione più forte arriva però dal regolamento sugli impianti pubblicitari, che prevede un aumento significativo delle superfici espositive. Mentre la comunicazione ufficiale del Campidoglio annuncia un taglio del 25% rispetto alle superfici attualmente autorizzate, i dati reali mostrano un incremento da 2200 metri quadrati a 6700 metri quadrati, soprattutto nel Sito UNESCO. Questo aumento, secondo i critici, potrebbe portare a un sovraccarico visivo che compromette la leggibilità delle strade e la fruibilità del paesaggio storico. I comitati si lamentano anche del fatto che il provvedimento permetterebbe l'installazione di pannelli led su paline, pensiline e servizi igienici, elementi che fino a oggi erano esclusi da qualsiasi normativa. Per i residenti, la transizione da impianti cartacei a schermi al led rappresenta un rischio per la conservazione dell'identità urbana, con un impatto negativo sulle zone già fragili per la sovrapposizione di segnaletica. La Rete di Associazioni per una Città Vivibile (RACV) ha espresso il timore che Roma non diventi un "Las Vegas" in un contesto storico e culturale unico, sottolineando l'importanza di un equilibrio tra modernità e tradizione.
L'opposizione non si limita alle associazioni: anche i municipi I e II hanno espresso preoccupazioni, richiedendo che nel Sito UNESCO non siano autorizzate targhe luminose né a 12 né a 24 volt. Queste richieste sono state accolte da alcuni enti di prossimità, che hanno chiesto al Campidoglio di recepire le osservazioni per evitare un danno irreparabile al patrimonio storico. Il sindaco Giuseppe Gualtieri, da parte sua, ha sottolineato l'importanza di un approccio che rispetti sia le esigenze economiche delle attività commerciali che la tutela del tessuto urbano. La tensione tra innovazione e conservazione si accentua, con il rischio di un confronto che potrebbe diventare un punto di rottura per la gestione del centro storico. Le associazioni, però, hanno ribadito che il dibattito non deve fermarsi alle proteste, ma deve portare a un confronto costruttivo tra istituzioni e cittadini per trovare un equilibrio che soddisfi le esigenze di tutti.
La situazione rimane in sospeso, con il Comune di Roma che dovrà valutare le osservazioni ricevute e decidere se modificare il testo dei regolamenti. La sfida è quella di trovare una soluzione che non comprometta l'identità storica della città, ma permetta di integrare nuove tecnologie senza stravolgere il paesaggio urbano. I residenti e le associazioni, però, non si arrendono: il dibattito è solo all'inizio, e le richieste per un'azione concreta sul piano delle normative e delle politiche di urbanistica continuano a crescere. L'obiettivo finale è un Roma che riesca a conciliare modernità e tradizione, senza perdere il suo carattere unico e il valore del patrimonio storico. Il futuro del centro storico, quindi, dipende da una decisione che tenga conto di tutti i punti di vista, evitando di privilegiare interessi economici a scapito della conservazione del territorio.
Fonte: RomaToday Articolo originale
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