11 mar 2026

Navi e compagnie petrolifere evitano canale di Ormuz, greggio crolla del 10% in operazioni bilaterali

Chiusura del Golfo di Ormuz scatena aumento del 10% del prezzo del petrolio, portandolo a 80 dollari al barile, in un contesto di tensioni tra Iran, Stati Uniti e Israele. La situazione mette in crisi le economie asiatiche, dipendenti da questa rotta, con rischi di escalation e impatti globali sul mercato energetico.

01 marzo 2026 | 17:26 | 5 min di lettura
Navi e compagnie petrolifere evitano canale di Ormuz, greggio crolla del 10% in operazioni bilaterali
Foto: El País

Il cierre del passaggio strategico del Golfo di Ormuz, attraverso il quale transita il 20% del petrolio consumato a livello mondiale, è diventato una realtà concretizzata nel contesto di un conflitto geopolitico che vede contrapposti l'Iran, gli Stati Uniti e Israele. La decisione di chiudere la via marittima, controllata dall'Iran, non è stata formalmente annunciata, ma le navicelle e le aziende petrolifere stanno già evitando la zona, cercando alternative per il trasporto delle risorse. Questo scenario ha già causato un incremento del prezzo del petrolio del 10%, portandolo a 80 dollari al barile nel mercato OTC, con proiezioni di ulteriore salita quando i mercati regolamentati apriranno i loro canali. L'evento si colloca in un contesto di tensioni crescenti tra le potenze regionali, con almeno 150 navi petrolifere bloccate nelle vicinanze del passaggio, secondo le informazioni fornite da Reuters. La situazione ha messo in crisi l'industria petrolifera e la logistica marittima, con conseguenze immediate sulle economie asiatiche, che dipendono fortemente da questa rotta per le importazioni di petrolio.

Il crollo del controllo sull'accesso al Golfo di Ormuz rappresenta un'arma economica potente per l'Iran, che per la prima volta si sta confrontando con una crisi di questa portata. Le minacce precedenti, come quelle lanciate a giugno scorso dopo l'attacco degli Stati Uniti alle installazioni nucleari iraniane, avevano già causato un incremento del prezzo del petrolio vicino ai 80 dollari al barile. Tuttavia, il cierre del passaggio è diventato una realtà a causa della dura offensiva militare lanciata dagli Stati Uniti e Israele contro Teheran. Le aziende di trasporto marittimo, come Hapag-Lloyd e Maersk, hanno annunciato la sospensione del transito attraverso il passaggio, motivata da preoccupazioni di sicurezza. Inoltre, la Marina iraniana ha emesso avvisi notturni a bordo delle navi, vietando l'accesso al Golfo di Ormuz. Questo ha portato a un'ondata di interruzioni delle operazioni da parte delle aziende petrolifere e dei trasportatori, con conseguenze immediate sulle economie asiatiche, che dipendono per il 66% del loro consumo di petrolio dalle risorse del Golfo Persico e del Golfo di Ormuz.

Il contesto geopolitico che ha portato a questa situazione è radicato in un conflitto durato mesi tra l'Iran, gli Stati Uniti e Israele, con il rischio di un impatto drammatico sulle rotte commerciali globali. L'Iran, che controlla la costa meridionale del Golfo di Ormuz, ha sempre utilizzato il cierre del passaggio come una minaccia tattica, ma questa volta sembra essere diventata una realtà. La tensione è stata alimentata da attacchi militari e operazioni di intelligence, con il rischio di un'escalation che potrebbe coinvolgere altri attori regionali. La situazione ha messo in pericolo non solo le operazioni di trasporto, ma anche le infrastrutture petrolifere, con almeno due navi che hanno subito attacchi nella costa dell'Oman. Questo scenario ha reso evidente la dipendenza globale dal Golfo di Ormuz, che rappresenta una via di transito vitale per il gas naturale liquefatto, soprattutto per il Qatar, il secondo maggiore esportatore al mondo. La chiusura del passaggio ha quindi implicazioni non solo per il petrolio, ma anche per il gas, con conseguenze economiche e geopolitiche diffuse.

L'analisi delle conseguenze di questa crisi svela un quadro complesso, in cui la domanda globale di petrolio e gas si confronta con la riduzione della capacità di fornitura. L'Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEP) e la Russia hanno deciso di aumentare la produzione, incrementando di 206.000 barili al giorno la quota prevista per aprile, un passo che potrebbe mitigare parzialmente l'incremento dei prezzi. Tuttavia, gli analisti sostengono che l'effetto di questa decisione sarà limitato, poiché molti produttori sono al limite della capacità produttiva, con l'unica eccezione dell'Arabia Saudita. Inoltre, l'incremento potrebbe richiedere l'accesso alle riserve strategiche, un'opzione che potrebbe essere considerata solo in caso di emergenze estreme. La riduzione del flusso di petrolio attraverso il Golfo di Ormuz ha reso cruciale il ruolo delle riserve, anche per gli Stati Uniti, il principale produttore al mondo, che non ha intenzione di liberare le sue riserve strategiche nonostante la crisi. Questo scenario evidenzia la fragilità del sistema globale di approvvigionamento energetico e la vulnerabilità delle economie che dipendono da rotte strategiche come il Golfo di Ormuz.

La prospettiva futura di questa crisi dipende da diversi fattori, tra cui la capacità delle potenze regionali di trovare soluzioni diplomatiche e la stabilità del mercato energetico globale. L'incremento dei prezzi del petrolio potrebbe portare il barile Brent a superare i 100 dollari, con impatti significativi sull'economia mondiale, soprattutto per i paesi importatori. L'India, il secondo maggior importatore di petrolio al mondo, sta cercando alternative al petrolio proveniente dal Golfo, ma la Russia si presenta come un'opzione complessa a causa delle sanzioni internazionali. La Cina, che ha aumentato le sue riserve di petrolio in modo prevedibile, potrebbe giocare un ruolo chiave nel mitigare l'impatto della crisi, ma la sua dipendenza da fonti esterne rimane un fattore di rischio. La normalizzazione del trasporto attraverso il Golfo di Ormuz potrebbe richiedere mesi, con la possibilità di ulteriori attacchi e tensioni che potrebbero aggravare la situazione. In questo contesto, il ruolo delle organizzazioni internazionali e delle potenze regionali nel trovare un equilibrio tra sicurezza e stabilità energetica diventa cruciale per il futuro globale.

Fonte: El País Articolo originale

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