Madrid non rinnova il comitato per gli aborti oltre la 22ª settimana, incumplendo i propri termini
La Comunidad de Madrid ha lasciato cadere il comitato clinico responsabile della decisione sull'aborto per cause mediche al di fuori della settimana 22 di gravidanza da almeno un anno, senza averne rinnovato la composizione.
La Comunidad de Madrid ha lasciato cadere il comitato clinico responsabile della decisione sull'aborto per cause mediche al di fuori della settimana 22 di gravidanza da almeno un anno, senza averne rinnovato la composizione. Questo organismo, che opera in base a una ordinanza del 2023, era previsto per avere una validità di tre anni, ma il termine scaduto il 30 gennaio 2024 non è stato rispettato. Il comitato, composto da esperti, è incaricato di valutare casi complessi come gravidanze patologiche o interruzioni terapeutiche per gravi rischi per la salute della madre o malformazioni fetiche gravi. La mancanza di un rinnovo ha suscitato preoccupazioni legali e critiche politiche, poiché la normativa prevede che i membri siano sempre in carica e non possano essere obiettori di coscienza. La questione ha acceso un dibattito tra il governo regionale e il Ministero della Salute, che ha avanzato accuse di inadempienza e ha avviato un procedimento legale per la mancata istituzione di un registro interno degli obiettori di coscienza.
L'assenza di un comitato funzionante ha reso difficoltosa la gestione di casi urgenti, come quelli di aborti terapeutici necessari per salvare la vita della madre o prevenire gravi malformazioni fetiche. Secondo i dati del governo regionale, nel 2025 il comitato aveva rifiutato il 34% delle richieste di interruzione del parto per malformazioni gravi, con un totale di 13 rifiuti e 25 approvazioni fino a ottobre 2024. La mancanza di un organo attivo ha portato a critiche da parte di avvocati e associazioni, tra cui José Antonio Bosch, che ha sottolineato come il ritardo nella rinnovazione contravvenisse al diritto e potesse comportare responsabilità giuridiche. Bosch ha ricordato i ritardi storici nella gestione del comitato, che era stato nominato nel 2011 e aveva dovuto rinnovarsi nel 2013 ma non lo fece fino al 2015, e il successivo comitato, nominato nel 2015, aveva scaduto nel 2019 senza rinnovo fino al 2023. Questi ritardi, secondo Bosch, mettono in discussione la capacità dell'amministrazione di garantire il rispetto delle norme.
Il contesto legale e politico si intreccia con la riforma del 2023, che ha rafforzato il divieto di obiezioni di coscienza per i membri dei comitati clinici. Il Ministero della Salute ha insistito per anni sulla necessità di un registro interno degli obiettori, concepito come strumento di gestione interna e non come elenco pubblico. Questo registro, che il governo regionale ha rifiutato di istituire, è visto come essenziale per verificare la compatibilità dei membri del comitato e garantire il diritto all'aborto volontario. La posizione del governo di Madrid, guidato da Isabel Díaz Ayuso, è stata criticata da oppositori, tra cui il PSOE e Más Madrid, che hanno accusato il governo di ostacolare il diritto all'aborto e di creare un sistema burocratico complesso per le famiglie in difficoltà. Le fazioni politiche sostengono che la mancanza di un registro interno renda inefficace la protezione dei diritti, poiché non è possibile verificare se i membri del comitato siano compatibili con il loro ruolo.
Le implicazioni giuridiche e le conseguenze della situazione si fanno sentire nel dibattito tra il governo regionale e il Ministero della Salute. Il ministero ha presentato un ricorso contenzioso-amministrativo nel dicembre 2024, accusando Madrid di non aver rispettato l'obbligo di istituire il registro degli obiettori, un'obbligazione prevista da una legge organica riformata nel 2023. Il protocollo per il registro era stato approvato nel dicembre 2024 dal Consejo Interterritorial del Sistema Nazionale di Salute, con il consenso di tutte le regioni, tra cui Madrid. Tuttavia, il governo regionale ha rifiutato di attivarlo, nonostante il voto favorevole. Questa mancanza, secondo le fonti ministeriali, ostacola la verifica di incompatibilità e compromette la capacità di garantire il diritto all'aborto in modo efficace. La posizione del governo di Madrid, che ha sottolineato l'impegno a non perseguire chi pratica o non pratica l'aborto, è stata contestata da oppositori, che vedono nella sua inazione un tentativo di indebolire il sistema di supporto per le donne in situazioni critiche.
La situazione si evolve nel contesto di un conflitto legale e politico che potrebbe avere conseguenze significative. Il governo di Madrid, pur riconoscendo l'importanza del diritto all'aborto, ha rifiutato di adottare misure che potrebbero essere viste come invasive. L'opposizione, invece, sostiene che la mancata istituzione del registro e la mancata rinnovazione del comitato costituiscano un'incapacità di garantire il rispetto delle norme e di supportare le donne in difficoltà. La questione potrebbe arrivare davanti ai tribunali, dove si deciderà se il governo regionale dovrà rispettare le disposizioni legali. La tensione tra le istituzioni e il dibattito pubblico sottolineano come la gestione del diritto all'aborto sia un tema sensibile, che coinvolge diritti individuali, diritti delle donne e il rispetto delle normative. Il futuro di questa vicenda dipende da come le istituzioni saranno in grado di conciliare le esigenze legali e le responsabilità sociali, senza compromettere i diritti fondamentali delle donne.
Fonte: El País Articolo originale
Articoli Correlati
Sembra umano, parla e sente dolore: paziente che allena medici a Roma
4 giorni fa
Apnea del sonno spesso non diagnosticata nelle donne, sta cambiando
4 giorni faPeinado: la maggior parte dei collezionisti non hanno un Lamborghini
4 giorni fa