11 mar 2026

Apnea del sonno spesso non diagnosticata nelle donne, sta cambiando

L'obstruzione del tratto respiratorio durante il sonno, detta apnea ostruttiva del sonno (OSA), sta emergendo come una condizione altamente complessa e spesso sottostimata, soprattutto tra le donne in fase di menopausa.

06 marzo 2026 | 12:01 | 5 min di lettura
Apnea del sonno spesso non diagnosticata nelle donne, sta cambiando
Foto: Wired

L'obstruzione del tratto respiratorio durante il sonno, detta apnea ostruttiva del sonno (OSA), sta emergendo come una condizione altamente complessa e spesso sottostimata, soprattutto tra le donne in fase di menopausa. La notizia si concentra su un aumento significativo del rischio di OSA in donne di età compresa tra i 30 e i 69 anni, con previsioni di un incremento del 65% nel numero di casi rispetto ai dati del 2020. Questo aumento, che coinvolge 30,4 milioni di donne negli Stati Uniti, segna una transizione da una percezione tradizionale di OSA come malattia prevalentemente maschile a una comprensione più ampia e diversificata. Lo studio pubblicato su The Lancet Respiratory Medicine sottolinea come la diagnosi e il trattamento siano spesso limitati a un modello stereotipato, trascurando le specificità del disturbo in donne che vivono cambiamenti ormonali e fisiologici. La ricerca evidenzia anche l'importanza di una maggiore sensibilità nella rilevazione e un'approccio personalizzato alle terapie, soprattutto in un contesto in cui il sistema sanitario globale registra un'alta percentuale di pazienti non diagnosticati.

L'OSA si manifesta quando il tratto respiratorio superiore si restringe o collassa durante il sonno, causando un calo di ossigeno nel sangue e un'interruzione momentanea della respirazione. Questo fenomeno, che può accadere a qualsiasi età, diventa particolarmente rilevante in donne che attraversano la menopausa, un periodo in cui i livelli di estrogeni e progesterone calano, riducendo la protezione ormonale sulle funzioni respiratorie. Secondo uno studio condotto su un campione di 1.886 donne diagnostiche, il rischio di OSA è notevolmente elevato in postmenopausa, con un incremento del 57% rispetto alle donne premenopausali, anche dopo aver considerato il peso corporeo. Le variazioni ormonali non sono l'unica causa: durante la menopausa, la distribuzione del grasso corporeo tende a concentrarsi nel collo e nella parte superiore del corpo, aumentando la pressione sul tratto respiratorio. Questo meccanismo, unito a una ridotta tonicità muscolare durante il sonno, crea condizioni favorevoli al collasso delle vie aeree. Le donne che vivono questa fase spesso non si accorgono dei sintomi, che possono confondersi con i segni della menopausa stessa, come sudorazione notturna o stanchezza cronica.

Il contesto di questa evoluzione della conoscenza risiede nel passaggio da una visione unidimensionale della malattia a un'analisi multidisciplinare che considera le differenze biologiche e ormonali. Per anni, l'OSA è stato associato principalmente a uomini anziani e sovrappeso, un'immagine che ha limitato la diagnosi e la ricerca. Tuttavia, lo studio recente sottolinea come il rischio aumenti non solo con l'età e l'obesità, ma anche in seguito a cambiamenti ormonali. La ricerca ha rivelato che la protezione ormonale, in particolare l'effetto degli estrogeni, gioca un ruolo cruciale nel mantenimento della funzione respiratoria. Quando i livelli di estrogeni scendono, la capacità del corpo di regolare il respiro si riduce, aumentando la probabilità di apnee. Inoltre, la menopausa è un periodo in cui l'apnea può essere più difficile da riconoscere, poiché i sintomi spesso non si presentano come la classica interruzione del sonno. Le donne possono lamentare insomnie, disturbi del sonno frammentati o sintomi come la frequente urinazione notturna, che possono essere attribuiti a condizioni diverse, come la debolezza della vescica. Questo contribuisce a un ritardo nella diagnosi e a un trattamento inadeguato.

Le implicazioni di questa evoluzione nella comprensione dell'OSA sono profonde, sia per la salute individuale che per il sistema sanitario globale. L'OSA non solo influisce sul sonno, ma è associata a una serie di complicanze, tra cui danni cardiovascolari, disturbi metabolici e un rischio aumentato di demenza e Alzheimer. Uno studio ha evidenziato che anche un numero limitato di apnee, come 15 eventi orari, può portare a un calo ripetuto dell'ossigeno, con effetti cumulativi sul corpo. La mancanza di trattamento può quindi accelerare la progressione di malattie croniche, rendendo urgente un intervento precoce. Inoltre, la ricerca ha iniziato a esplorare se la risposta alle terapie, come la CPAP (pressione positiva continua delle vie aeree), possa variare in base al sesso. Alcuni studi suggeriscono che i meccanismi di tolleranza al trattamento potrebbero essere diversi tra uomini e donne, con differenze nei marcatori di stress ossidativo. Questo apre la strada a un approccio più personalizzato, in cui le terapie vengono adattate alle specificità ormonali e fisiologiche di ogni paziente. Tuttavia, la mancanza di dati sufficienti su donne in età avanzata e durante la menopausa rimane un ostacolo, richiedendo un maggiore impegno nella ricerca clinica.

La conclusione di questa evoluzione nella comprensione dell'OSA è un'appello alla sensibilizzazione e alla riforma del sistema sanitario. La diagnosi precoce e la personalizzazione dei trattamenti sono diventate priorità, soprattutto per le donne che spesso non si riconoscono nei sintomi tradizionali. I ricercatori sottolineano la necessità di un'educazione sia a livello professionale che per i pazienti, con l'obiettivo di riconoscere i segni dell'apnea non solo come problemi del sonno, ma come indicatori di condizioni più gravi. La tecnologia, come gli algoritmi di regolazione della pressione in dispositivi CPAP, sta contribuendo a un trattamento più adattivo, ma la strada verso una completa personalizzazione è lunga. Per il futuro, la collaborazione tra scienziati, medici e pazienti sarà cruciale per affrontare le sfide legate a questa condizione, che continua a svelare nuovi aspetti del rapporto tra ormoni, salute e qualità della vita. La ricerca rimane un'arma fondamentale per migliorare la diagnosi e il trattamento, garantendo che nessuno venga escluso da un sistema sanitario che deve evolvere per rispondere a una popolazione sempre più diversificata.

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