11 mar 2026

Le dilemme: Invidiare un amico?

L'amore è un dramma, un'esperienza intensa e spesso traumatica, mentre l'amicizia, per definizione, sembra meno coinvolgente.

26 febbraio 2026 | 10:50 | 5 min di lettura
Le dilemme: Invidiare un amico?
Foto: Le Monde

L'amore è un dramma, un'esperienza intensa e spesso traumatica, mentre l'amicizia, per definizione, sembra meno coinvolgente. È questa la tesi centrale sostenuta da Eva Illouz, sociologa israeliana, nella sua riflessione pubblicata nel 2021 su Philosophie Magazine. L'autrice, nota per i suoi studi sulle emozioni e sul mercato dei sentimenti, sostiene che l'amore susciti una serie di reazioni intense, come la gelosia, l'ansia e la delusione, mentre l'amicizia sfugge a questi meccanismi. Secondo Illouz, l'amore richiede un consumo compulsivo di oggetti simbolici - romanzi, abiti, viaggi, prodotti per la cura della pelle - mentre l'amicizia, per sua natura, non genera tali dinamiche. Questo, a sua volta, ha portato a una sorta di devalutazione del rapporto amicale nel contesto emotivo contemporaneo, che Illouzza definisce persino una "conspirazione mondiale" per marginalizzare un legame considerato "sublime" ma non sufficientemente riconosciuto. La riflessione, sebbene stimolante, solleva domande fondamentali: in che modo la società ha trattato l'amicizia, relegandola al ruolo di "parent pauvre" delle relazioni affettive?

L'idea di Illouz si basa su un'analisi approfondita delle dinamiche emotive legate al sentimento d'amore e alla sua contrapposizione con l'amicizia. Secondo la sociologa, il dramma dell'amore deriva dalla sua natura "urgente" e "istrionica", che richiede un investimento costante e una gestione continua delle aspettative. L'amore, infatti, si accompagna a una serie di tensioni interne, come la paura di essere abbandonati o di non essere sufficientemente amati, che spesso si traducono in comportamenti compulsivi. Al contrario, l'amicizia, sebbene non priva di conflitti, si caratterizza per una maggiore stabilità e una relazione più equilibrata. Tuttavia, Illouz non nega l'esistenza di emozioni complesse all'interno dell'amicizia. Anzi, sottolinea che la gelosia, l'ambizione o l'invidia possono emergere in contesti di amicizia, ma sono meno visibili e meno sistematici rispetto a quelle legate al sentimento d'amore. Questo, però, non è sufficiente a giustificare la marginalizzazione dell'amicizia nel mercato dei sentimenti, un settore in cui l'amore sembra essere il prodotto principale.

Il contesto di questa riflessione si inserisce all'interno di un dibattito più ampio sul ruolo delle relazioni affettive nella società contemporanea. Negli ultimi anni, studiosi e filosofi hanno cercato di deconstruire i concetti tradizionali di amore e amicizia, mettendo in luce le loro complessità e i limiti della loro rappresentazione. Eva Illouz, in particolare, si distingue per la sua capacità di collegare le emozioni alle dinamiche economiche e sociali. Il suo lavoro sull'"economia delle emozioni" ha messo in luce come i sentimenti siano spesso commercializzati e manipolati, trasformando relazioni sincere in prodotti di consumo. L'amore, in questo senso, è diventato un bene di mercato, mentre l'amicizia, per sua natura più intima e meno visibile, è rimasta al di fuori di questa logica. Questo fenomeno, però, non è nuovo. Già Aristotele, nel IV secolo a.C., aveva riconosciuto la profondità dell'amicizia come legame tra individui virtuosi, ma aveva anche espresso una sorta di melancolia di fronte alla sua fragilità. La questione, quindi, non è solo filosofica, ma anche sociologica: in che modo la società ha riconosciuto o non riconosciuto il valore dell'amicizia?

L'analisi delle implicazioni di questa posizione richiede una riflessione su come la devalutazione dell'amicizia possa influenzare le relazioni umane. Se l'amore è diventato un prodotto di consumo, l'amicizia, al contrario, potrebbe essere un'alternativa meno visibile ma altrettanto significativa. Tuttavia, la sua marginalizzazione potrebbe portare a una mancanza di riconoscimento delle sue qualità. L'amore, per sua natura, genera drammi e tensioni, ma è anche un'esperienza che richiede un investimento emotivo intenso. L'amicizia, sebbene meno drammatica, potrebbe offrire un tipo di connessione diverso, basato su un'equità e una reciprocità più stabili. Tuttavia, se non viene riconosciuta come una forma di affetto legittima, rischia di essere trascurata, anche se non completamente priva di complessità. La critica di Illouz non è quindi solo una riflessione filosofica, ma un invito a riconsiderare il valore delle relazioni affettive in un contesto sociale in cui l'amore è diventato un prodotto di mercato.

La prospettiva futura di questa discussione potrebbe portare a una riconsiderazione del ruolo dell'amicizia nella società contemporanea. Se l'amore è diventato un prodotto di consumo, l'amicizia potrebbe rappresentare un'alternativa che, pur non essendo drammatica, è altrettanto importante. Tuttavia, per questo affermarsi, dovrà superare il pregiudizio sociale che la considera meno significativa. La sfida, quindi, è quella di trovare un equilibrio tra il riconoscimento delle complessità emotive dell'amore e la valorizzazione dell'amicizia come forma di connessione autentica. Solo in questo modo si potrebbe evitare una marginalizzazione che, pur non essendo esplicita, ha conseguenze profonde sulle relazioni umane. La riflessione di Eva Illouz, quindi, non è solo un'analisi critica, ma un invito a rivedere il modo in cui la società percepisce e valuta le diverse forme di affetto.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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