La teoria del donut, una barchetta per raggiungere gli obiettivi della transizione ecologica
L'Università della Svizzera italiana (UNIL) ha lanciato un'indagine approfondita sull'impatto ambientale delle sue attività, rivelando un quadro preoccupante per la sostenibilità.
L'Università della Svizzera italiana (UNIL) ha lanciato un'indagine approfondita sull'impatto ambientale delle sue attività, rivelando un quadro preoccupante per la sostenibilità. L'analisi, condotta a livello locale e globale, ha evidenziato che l'università supera le soglie di tollerabilità per diversi parametri ambientali, tra cui la qualità dell'aria e l'impronta carbonica. La ricerca, presentata come parte di un progetto più ampio per la transizione ecologica, ha messo in luce un'importanza cruciale per l'istituzione, che deve adottare misure urgenti per allinearsi ai limiti planetari. L'obiettivo finale è raggiungere un equilibrio tra le esigenze sociali e la tutela dell'ambiente, in linea con il concetto del "donut economics" proposto da un gruppo internazionale di esperti. La sfida, tuttavia, appare complessa e richiede un impegno significativo da parte di tutti i settori universitari.
L'indagine ha rilevato che la qualità dell'aria sul campus principale dell'UNIL supera i limiti fissati dall'Organizzazione mondiale della sanità per un totale di 147 giorni nell'arco del 2023. Questo dato, che rappresenta un problema di salute pubblica, ha reso evidente la necessità di interventi mirati per ridurre le emissioni di inquinanti. Inoltre, lo stato della riviera locale, un elemento chiave per la valutazione ambientale, non rispetta i criteri di "buono stato" stabiliti. L'università dovrà quindi affrontare una serie di obiettivi di riduzione dell'impronta carbonica e della biodiversità, con un target di riduzione del 93% entro il 2050 per il primo e del 94% per il secondo. Questi numeri, pur elevati, riflettono la gravità del problema e la volontà di rivedere radicalmente le proprie pratiche.
Il "donut economics", un concetto introdotto da un laboratorio internazionale di studi, è diventato il riferimento principale per il progetto. Questo modello, che unisce la protezione ambientale con la garanzia di diritti sociali, ha guadagnato popolarità in diverse città e istituzioni, tra cui Grenoble e Valence in Francia. L'UNIL ha adottato questa visione per valutare non solo l'impatto sull'ambiente ma anche il rispetto dei "piani sociali", che comprendono salute, occupazione, istruzione, benessere degli animali e valori come autonomia e inclusione. L'analisi ha incluso un lavoro scientifico su una quindicina di parametri, con l'obiettivo di comprendere dove l'università si colloca rispetto ai limiti e quali azioni sono necessarie per entrare nel "donut".
Il contesto della ricerca si colloca all'interno di un dibattito globale sull'equilibrio tra crescita economica e sostenibilità. L'UNIL, come molti altri enti, si trova ad affrontare un'agenda che richiede un riorientamento delle proprie attività, non solo per rispettare gli accordi internazionali ma anche per rispondere alle aspettative delle comunità locali. L'impronta su altri aspetti, come il ciclo dell'azoto legato ai pasti consumati fuori dalle mense universitarie, rappresenta un'area di intervento complessa, poiché l'università non ha sempre il controllo su queste scelte. Questo ha evidenziato la necessità di collaborazione tra diversi settori, da quelli interni all'università a quelli esterni, per raggiungere gli obiettivi prefissati.
L'analisi delle conseguenze di questa transizione ecologica rivela una serie di sfide. La riduzione dell'impronta carbonica richiederà investimenti in tecnologie verdi, ottimizzazione dei trasporti e cambiamenti nella gestione energetica. Per quanto riguarda la biodiversità, l'università dovrà adottare strategie per proteggere gli ecosistemi locali e promuovere la conservazione della natura. Inoltre, il rispetto dei "piani sociali" implica un impegno a migliorare la qualità della vita degli studenti e del personale, nonché a ridurre gli sprechi in tutti i processi. La strada verso il "donut" non sarà facile, ma rappresenta un'opportunità per l'UNIL di diventare un modello di sostenibilità a livello globale. La prossima fase prevede la definizione di piani dettagliati e la collaborazione con esperti esterni per garantire che le azioni siano efficaci e misurabili.
Fonte: Le Monde Articolo originale
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