11 mar 2026

La regina loba: Shakespeare con il peggior di lui

La produzione teatrale *La reina lloba* ha suscitato critiche per scelte scenografiche e artistiche che non riescono a coinvolgere il pubblico, nonostante l'intento di modernizzare il testo shakespeariano. L'ambiente teatrale elisabetiano, pur intenzionalmente riprodotto, appare vuoto e l'illuminazione e la musica non aggiungono profondità alla narrazione.

23 febbraio 2026 | 11:07 | 5 min di lettura
La regina loba: Shakespeare con il peggior di lui
Foto: El País

La produzione teatrale La reina lloba, diretta da Pau Carrió e ambientata all'interno del Teatre Nacional de Catalunya di Barcellona, ha suscitato un dibattito tra critici e pubblico per l'interpretazione moderna del testo shakespeariano Re Richart III. L'opera, in scena fino al 8 marzo, si presenta come un tentativo di riconciliare le radici storiche del dramma con una visione contemporanea, ma le scelte artistiche e scenografiche sembrano non riuscire a soddisfare le aspettative. La recensione, pubblicata su un quotidiano catalano, evidenzia una serie di critiche che toccano diversi aspetti della messa in scena, dal design del palcoscenico al lavoro degli attori. Il testo, rielaborato da Carrió, si svolge in un ambiente teatrale che imita gli spazi elisabetiani, con una tarima centrale, un muro di fondo a due livelli e spettatori seduti lungo i tre lati. Tuttavia, l'effetto visivo non riesce a compensare la scarsa densità scenica, che rende l'esperienza spesso fredda e distaccata. L'illuminazione, curata da Raimon Rius e Mireia Sintes, non è sufficientemente potente per enfatizzare la grandiosità del contesto, mentre la musica, interpretata da Ana Nicolás de Cabo, appare quasi come un elemento marginale, quasi un filo musicale che non aggiunge profondità alla narrazione. Questo mix di elementi sembra non riuscire a trasmettere l'emozione richiesta da un dramma tanto intenso, pur mantenendo un'atmosfera che non convince del tutto.

La critica si concentra soprattutto sulle scelte scenografiche, che vengono descritte come un tentativo di rievocare l'epoca elisabetiana ma che si rivelano troppo vuote. Il design del palcoscenico, disegnato da Sebastià Brosa, mira a riprodurre l'atmosfera di un teatro del XVI secolo, ma la mancanza di dettagli e l'assenza di una scenografia più ricca rendono l'ambiente visivamente povero. L'illuminazione, sebbene ben progettata, non riesce a creare un contrasto sufficiente tra le scene, e la musica, pur essendo ben eseguita, non si integra in modo significativo con la trama. Questi elementi, sebbene non siano la causa principale del fallimento della produzione, contribuiscono a un'esperienza teatrale che non riesce a coinvolgere appieno il pubblico. Anche i momenti di rivelazione del vestiario, progettati da Adriana Parra, non riescono a superare le aspettative. Sebbene i due momenti di drammaticità siano ben realizzati, la loro capacità di comunicare l'evoluzione del personaggio non è sufficiente a giustificare la loro presenza. La scelta di rappresentare la regina come una figura moderna, con un tocco di drag queen, sembra non riuscire a trovare un equilibrio tra il contesto storico e la visione contemporanea del personaggio.

Il contesto della produzione si colloca all'interno di una tradizione teatrale che ha sempre cercato di rinnovare l'interpretazione dei testi classici. Pau Carrió, noto per le sue rielaborazioni di Shakespeare, ha cercato di portare il dramma in un contesto più vicino al pubblico contemporaneo, ma le scelte artistiche sembrano non riuscire a soddisfare le aspettative. La produzione è parte di una serie di adattamenti che hanno tentato di riconciliare il patrimonio letterario con le esigenze del pubblico moderno, ma in questo caso, il risultato sembra non essere all'altezza. La scelta di utilizzare un palcoscenico che imita gli spazi elisabetiani, sebbene sia un'idea interessante, non riesce a creare un'atmosfera che coinvolga gli spettatori. Inoltre, la mancanza di un'immersione totale nella trama, unita a una scelta di attori che non sempre riescono a interpretare i ruoli con la necessaria intensità, sembra limitare il potenziale della produzione. Il testo, pur essendo rielaborato, non riesce a superare le critiche che riguardano l'interpretazione delle figure principali, specialmente quella di Maria Rodríguez Soto, che viene descritta come un'attrice che non riesce a trovare un equilibrio tra la corporeità moderna e la tradizione shakespeariana.

L'analisi delle implicazioni della produzione si concentra su come le scelte artistiche e scenografiche possano influenzare l'accettazione di un'opera teatrale. La mancanza di un'immersione totale nel contesto storico e la scarsa densità scenica sembrano essere i fattori principali che hanno limitato il successo della produzione. Sebbene il testo sia stato rielaborato in modo interessante, l'interpretazione degli attori non riesce a trasmettere l'emozione necessaria per rendere il dramma realmente coinvolgente. In particolare, la performance di Maria Rodríguez Soto, che interpreta la regina, non riesce a trovare un equilibrio tra la corporeità moderna e la tradizione shakespeariana, risultando in una rappresentazione che non convince del tutto. Al contrario, alcuni attori secondari, come Xavi Ricart e Pepo Blasco, riescono a emergere grazie a una recitazione più misurata, che contrappone la loro interpretazione a quella di personaggi come Josep Julien, il cui approccio sembra essere troppo esagerato. Queste differenze di interpretazione evidenziano la difficoltà di portare un testo classico in un contesto contemporaneo senza compromettere l'autenticità del messaggio.

La chiusura dell'articolo si concentra sui possibili sviluppi futuri della produzione e sull'importanza del contesto teatrale in cui è inserita. Sebbene la recensione sia stata negativa, la produzione ha il potenziale di diventare un punto di riferimento per le rielaborazioni di testi classici, soprattutto se riuscirà a trovare un equilibrio tra tradizione e innovazione. La scelta di adattare Re Richart III in un contesto moderno, pur non riuscendo a soddisfare le aspettative, apre nuove possibilità di esplorare il rapporto tra storia e contemporaneità. Inoltre, la produzione rappresenta un esempio di come le scelte scenografiche e artistiche possano influenzare l'accettazione di un'opera, anche se non sempre in modo positivo. Il successo o il fallimento della produzione potrebbe diventare un caso studio per futuri adattamenti, che dovranno trovare un modo per integrare le radici storiche con l'esperienza del pubblico contemporaneo. La recensione, pur critica, conferma l'importanza di un'analisi approfondita delle scelte artistiche e della capacità di un'opera di coinvolgere il pubblico in un modo significativo.

Fonte: El País Articolo originale

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