India cerca alleati lontani tra Trump e la Cina
India si trova in una posizione strategica tra gli sforzi del presidente Usa Donald Trump di riconfigurare l'ordine mondiale e la crescente influenza della Cina.
India si trova in una posizione strategica tra gli sforzi del presidente Usa Donald Trump di riconfigurare l'ordine mondiale e la crescente influenza della Cina. Nel tentativo di ridurre la dipendenza da entrambi i giganti economici, il governo indiano, guidato dal premier Narendra Modi, ha iniziato a riconsiderare le sue politiche commerciali, abbandonando una volta per tutte l'aversione al libero scambio. Questo cambiamento si è concretizzato in un serie di accordi commerciali con potenze medie come il Canada, l'Unione europea e il Regno Unito, che rappresentano un'alternativa significativa alle relazioni tradizionali con gli Stati Uniti. La notizia, resa pubblica nel gennaio 2025, ha visto Modi incontrare la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen a Nuova Delhi per annunciare un accordo commerciale che, se approvato, potrebbe rappresentare una delle mosse più importanti per l'economia indiana negli ultimi vent'anni. L'obiettivo è creare un mercato di due miliardi di persone e raddoppiare il volume delle esportazioni entro sei anni, nonché costruire un network internazionale per mitigare gli effetti di una potenziale recessione globale.
L'azione di Modi non è casuale. Negli ultimi mesi, l'India ha intensificato i contatti con paesi che non si trovano al centro del potere mondiale, ma che possiedono una posizione geografica o economica rilevante. Tra questi, il Canada, che ha sostenuto la sua politica di autonomia economica, e il Regno Unito, con cui ha sottoscritto un accordo commerciale nel 2024 dopo anni di blocco. Anche il Golfo, con gli Emirati Arabi Uniti e la Arabia Saudita, ha cercato di rafforzare i legami commerciali con l'India, un Paese che rappresenta un mercato di interesse crescente per i prodotti tecnologici e industriali. Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, in arrivo a febbraio, è stato accolto con attenzione, dato che il Brasile potrebbe diventare un partner chiave per l'India nell'ambito dei mercati emergenti. Questi accordi segnano un cambio di rotta rispetto al passato, quando l'India preferiva evitare legami troppo stretti con potenze esterne, soprattutto per non farsi coinvolgere in conflitti regionali.
Il contesto politico internazionale ha spinto l'India a cercare nuove alleanze. Il presidente Usa Donald Trump, con le sue tasse sulle importazioni, ha messo in difficoltà l'economia indiana, soprattutto nel settore manifatturiero, dove il 50% dei prodotti è stato sottoposto a dazi. Questo ha reso necessario un riorientamento delle politiche commerciali, non solo per ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti, ma anche per contrastare l'espansione della Cina, che ha acquisito un ruolo dominante nei mercati globali. L'India, con un'economia che si colloca tra i primi cinque del mondo, ha però una serie di limiti. Non possiede punti di controllo chiave nella catena di approvvigionamento globale, come la Cina nei minerali rari o il Giappone e i Paesi Bassi nei semiconduttori. Questo ha reso più complessa la sua strategia di crescita, specialmente nel settore tecnologico, dove la concorrenza con la Cina è intensa. La recente espansione cinese nel subcontinente, con la presenza militare in territori indonesi, ha ulteriormente accentuato la necessità di trovare nuovi alleati.
La decisione di avvicinarsi al Canada e all'Unione europea ha implicazioni significative per la geopolitica globale. L'India, da sempre considerata una potenza media, sta cercando di aumentare il suo peso nei meccanismi decisionali internazionali. L'accordo con il Canada, in particolare, rappresenta un passo importante, anche se non è privo di ostacoli. Nel 2024, i due Paesi avevano avuto un litigio diplomatico a causa della morte di un attivista sikh a Vancouver, che ha portato all'espulsione reciproca di ambasciatori. Tuttavia, il summit del G7 a Calgary nel giugno 2025 ha segnato un cambiamento di rotta, con Modi che ha partecipato al vertice su invito di Carney, il primo ministro canadese. Questo incontro ha rafforzato i legami tra i due Paesi, che ora mirano a creare una partnership economica duratura. La svolta è vista come un segnale di una politica estera indiana più aperta, in grado di rispondere alle sfide del presente e del futuro.
L'India sta inoltre cercando di mitigare gli effetti negativi delle sanzioni americane attraverso una serie di riforme interne. Sebbene le esportazioni verso gli Stati Uniti si siano ridotte del 30% nei primi mesi dopo l'applicazione dei dazi, l'economia indiana ha compensato con un incremento delle esportazioni verso altri mercati, specialmente in Asia e Europa. Il governo ha anche investito in settori chiave come l'elettronica, che non è soggetta ai dazi, e ha promosso l'industrializzazione locale per ridurre la dipendenza da fornitori esteri. La politica di "atmanirbhar" (autonomia) lanciata da Modi ha però visto un'accelerazione delle collaborazioni esterne, come dimostrano gli accordi commerciali recenti. Gli esperti riconoscono che l'India si sta muovendo verso una strategia più equilibrata, in cui la crescita economica e la sicurezza nazionale sono accomunate da una politica estera più dinamica. Se gli accordi con le potenze medie si concretizzeranno, potrebbero rappresentare un'alternativa significativa alle relazioni tradizionali con gli Stati Uniti e la Cina, aprendo nuove opportunità per l'India nel panorama globale.
Fonte: The New York Times Articolo originale
Argomenti
Articoli Correlati
Prezzi delle case segnano nel 2025 il maggiore aumento dal 2007 con +12,7%
4 giorni fa
Ayuso va a New York fra le tensioni fra Trump e Sánchez
4 giorni fa