11 mar 2026

I Shakers: il mondo utopico vede un aumento dell'interesse moderno

La mostra "A World in the Making" al Museo ICA di Philadelphia presenta oggetti shakeriani, rivelando competenze tecniche e commerciali oltre al loro ruolo artigianale, in collaborazione con istituzioni come il Vitra Design Museum. Tra i pezzi esposti, pacchi di semi, scatole in velluto e un radio degli anni Venti, mentre artisti contemporanei reinterpretano le loro tradizioni per collegare passato e presente.

29 gennaio 2026 | 15:10 | 7 min di lettura
I Shakers: il mondo utopico vede un aumento dell'interesse moderno
Foto: The New York Times

La mostra "A World in the Making: The Shakers", che inaugura sabato al Museo d'Arte Contemporanea (ICA) dell'Università di Pennsylvania, presenta un'ampia selezione di oggetti materiali legati alla cultura dei Shakers, una setta utopica famosa per la sua vita comunitaria, il pacifismo, la castità e la preghiera estatica. L'esposizione, organizzata in collaborazione con il Vitra Design Museum di Germania e il Milwaukee Art Museum, si propone di superare la visione tradizionale dei Shakers come semplici artigiani che producevano mobili e cataloghi di stile, rivelando invece le loro competenze tecnologiche e commerciali. Tra gli oggetti esposti, si trovano pacchi per aziende di semi, scatole di sartoria in velluto e un radio degli anni Venti assemblato da componenti a distanza. La mostra, che comprende oltre 150 pezzi, si inserisce in un contesto più ampio di progetti ispirati ai Shakers, che spaziano dall'arte contemporanea a reinterpretazioni moderne delle loro tradizioni. L'evento segna anche l'arrivo negli Stati Uniti di un'inedita collaborazione tra istituzioni culturali e artisti, tra cui Amie Cunat, Christien Meindertsma e Reggie Wilson, i quali hanno reinterpretato elementi shakeriani attraverso un linguaggio contemporaneo. Questo approccio, che mescola il passato con il presente, ha suscitato un interesse crescente per la cultura shakeriana, non solo come simbolo di una tradizione artigianale ma anche come riferimento per questioni contemporanee come l'utopia collettiva e la sostenibilità. La mostra, inoltre, si colloca in un momento storico in cui il dibattito su temi come il multiculturalismo, la giustizia sociale e l'identità collettiva ha riacquistato un'importanza centrale, rendendo i Shakers non solo un'icona del passato ma anche un'ispirazione per il futuro.

L'esposizione si sviluppa attraverso una narrazione che unisce il patrimonio storico con le reinterpretazioni moderne, mettendo in luce l'abilità dei Shakers di adattare le loro tecniche e valori a contesti diversi. Tra i pezzi più significativi, si notano pacchi di semi destinati a clienti di aziende agricole, oggetti progettati per il comfort di membri anziani della comunità e un radio degli anni Venti realizzato tramite componenti acquistati a distanza. Questi elementi, che spesso sfuggono al comune immaginario del pubblico, rivelano una profonda comprensione dei bisogni umani e una capacità di innovazione. L'esposizione include anche opere di artisti contemporanei come Amie Cunat, che ha realizzato un'ampia stanza in cartone ispirata al modello di un'antica casa shakeriana, e Christien Meindertsma, che ha creato oggetti funerari tessuti in modo simile ai cestelli shakeriani e a quelli di popolazioni indigene. Reggie Wilson, invece, ha reinterpretato la danza estatica dei Shakers e le tradizioni del canto religioso afroamericano, creando un corto film che mescola passato e presente. Queste reinterpretazioni non solo testimoniano la versatilità dei Shakers, ma anche la capacità di trasmettere valori universali attraverso un linguaggio contemporaneo. La mostra, inoltre, ha incluso opere di sette artisti, tra cui una scultura in legno che evoca la tensione tra isolamento e comunità, un'installazione su un'antica casa shakeriana e un'opera che si concentra sull'importanza del lavoro collettivo come sacramento. Questa combinazione di elementi storici e contemporanei ha suscitato un dibattito tra storici, critici d'arte e visitatori, che hanno apprezzato l'approccio innovativo ma hanno anche sollevato domande sull'equilibrio tra riconoscimento storico e reinterpretazione moderna.

Il contesto storico dei Shakers, originariamente noti come United Society of Believers in Christ's Second Appearing, è fondamentale per comprendere l'importanza della mostra. Fondati da Ann Lee nel 1776, i Shakers si svilupparono in una comunità che privilegiava l'uguaglianza di genere, la collaborazione e l'auto-sufficienza. Nel loro apice, nel XIX secolo, contavano circa 5.000 membri, ma oggi ne rimangono solo due, con un terzo in prova da poco più di un anno. La loro cultura, caratterizzata da un estremo rigore e da una profonda spiritualità, ha prodotto oggetti che, sebbene semplici, sono diventati simboli di un'estetica moderna. Tuttavia, l'esposizione "A World in the Making" si distingue per aver spostato l'attenzione da semplici mobili a una visione più ampia della loro capacità di innovazione. Tra i pezzi esposti, ad esempio, si trovano oggetti di uso quotidiano come scatole per semi e cassette per la sartoria, che rivelano un'attenzione ai dettagli e una capacità di adattamento al mercato. Questo aspetto è particolarmente rilevante in un'epoca in cui la produzione artigianale sta riacquistando interesse, grazie a un crescente interesse per il valore del lavoro manuale e per la sostenibilità. La mostra, inoltre, riflette una tendenza più ampia in cui le istituzioni culturali si rivolgono a artisti contemporanei per rinnovare il discorso su temi storici, creando un ponte tra il passato e il presente. Questa strategia non solo arricchisce la comprensione del patrimonio shakeriano ma anche contribuisce a farlo risuonare in un contesto moderno, dove il concetto di utopia e di comunità diventa sempre più rilevante.

L'analisi della mostra rivela come i Shakers non siano solo un simbolo di una tradizione artigianale, ma anche un'ispirazione per questioni contemporanee. La loro capacità di integrare valori spirituali e pratici in ogni aspetto della vita quotidiana ha trovato eco in un'epoca in cui il dibattito su temi come il multiculturalismo, la giustizia sociale e la sostenibilità è al centro del dibattito pubblico. L'esposizione, inoltre, ha messo in luce il ruolo delle donne nei Shakers, un aspetto spesso trascurato nella narrativa storica. La setta, fondata da Ann Lee, aveva una visione progressista della parità di genere, un valore che ha trovato eco in figure come Rebecca Cox Jackson, una sarta afroamericana che ha fondato una comunità shakeriana a Filadelfia nel 1858. Questo aspetto è stato sottolineato anche da artisti come Kameelah Janan Rasheed, che ha realizzato due tessuti che riferiscono alle scritture di Jackson, rivelando una profonda connessione tra spiritualità e pratica. La mostra, inoltre, ha messo in luce l'importanza del lavoro collettivo come sacramento, un concetto che oggi è più rilevante che mai in un'epoca in cui le sfide sociali e economiche richiedono nuove forme di collaborazione. L'interesse per i Shakers non si limita al loro patrimonio materiale ma si estende anche ai valori che hanno incarnato, come l'equità, la solidarietà e la ricerca di significato comune. Questi valori, che i Shakers hanno espresso attraverso la loro vita quotidiana, sono oggi rilevanti in contesti dove il dibattito su temi come la giustizia e la sostenibilità è in crescita. La mostra, quindi, non solo celebra un passato, ma anche offre una prospettiva su come i valori shakeriani possano essere rilevanti per il presente e il futuro.

La chiusura della mostra "A World in the Making" segna un momento di riflessione su come il patrimonio shakeriano possa continuare a influenzare il dibattito culturale e sociale. L'evento, che si svolge in un contesto di crescente interesse per il valore del lavoro manuale e per la sostenibilità, ha riacceso il dibattito su temi come la comunità, l'equità e l'innovazione. La collaborazione tra il Museo dei Shakers di Chatham e artisti contemporanei ha dimostrato come la tradizione possa trovare nuovi spazi espressivi, creando un ponte tra passato e presente. Questo approccio ha anche ispirato progetti futuri, come il pop-up shop "Shaker Outpost" che venderà oggetti ispirati ai Shakers da artisti come Maira Kalman e Kiki Smith, e le due esposizioni iniziali del nuovo museo che saranno ospitate nel 2028. La mostra, inoltre, ha rafforzato il ruolo del Museo dei Shakers come luogo di studio e riflessione, non solo per la sua collezione ma anche per la sua capacità di adattarsi alle nuove esigenze culturali. L'interesse per i Shakers, infine, si estende a livello internazionale, con istituzioni come il Vitra Design Museum e il Milwaukee Art Museum che hanno contribuito a far crescere il dibattito su una cultura che, sebbene antica, continua a trovare spazio nel presente. Questo interesse non è solo un tributo al passato, ma anche un invito a riflettere su come i valori shakeriani possano essere rilevanti per le sfide del futuro, offrendo un modello di vita che unisce spiritualità, lavoro e comunità. La mostra, quindi, non solo celebra un'eredità, ma anche propone un'ispirazione per un'epoca in cui il concetto di utopia e di collaborazione sta diventando sempre più centrale.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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