11 mar 2026

Goya: trionfo flamenco, freddezza Bad Gyal, emozione canzone Extremoduro

La cerimonia dei Goya a Barcellona si è rivelata un evento musicale complesso e discutibile, segnato da una mancanza di figure storiche e una selezione artistica non deludente. Il contributo del flamenco e alcuni momenti emozionali hanno dato un'eco positiva, ma non hanno compensato l'insoddisfazione generale.

01 marzo 2026 | 03:15 | 4 min di lettura
Goya: trionfo flamenco, freddezza Bad Gyal, emozione canzone Extremoduro
Foto: El País

La cerimonia dei Goya, svoltasi a Barcellona nella notte tra venerdì e sabato, si è rivelata un evento musicale complesso e discutibile, segnato da una mancanza di figure storiche della musica catalana e da una selezione di artisti che non ha soddisfatto le aspettative. La gala, che ha visto la partecipazione di cantanti giovani e rappresentanti di diverse generazioni, non ha registrato momenti memorabili, se non per alcune eccezioni. Tra i nomi assenti ci sono icone come Joan Manuel Serrat, Jaume Sisa, Lluís Llach e Quimi Portet, artisti che hanno lasciato un segno indelebile nella cultura musicale catalana. La scelta di ospitare la cerimonia a Barcellona, una città con un forte legame con la musica popolare, ha sollevato aspettative, ma le performance non hanno colpito come si sperava. Il pubblico, però, ha apprezzato il contributo del flamenco, interpretato da due artiste andaluse, Ángeles Toledano e Alba Molina, che hanno reso omaggio a una tradizione radicata nella regione. Questo aspetto ha dato un'impronta distintiva alla serata, pur se non è bastato a compensare i momenti di debolezza nella programmazione.

L'apertura della serata, prevista per il pubblico e per gli ospiti, ha visto la partecipazione di Joan Manuel Serrat, il più carismatico dei cantori catalani. Nonostante la sua assenza nel resto della serata, la sua presenza iniziale ha suscitato emozioni, ricordando il suo ruolo fondamentale nella musica spagnola. Tuttavia, la scelta di non includerlo nel resto della cerimonia ha lasciato un vuoto, che non è stato colmato da altri artisti. I presentatori, Rigoberta Bandini e Luis Tosar, hanno tentato di rendere omaggio alla canzone "Hoy puede ser un gran día", un brano che ha sempre evocato sentimenti di speranza e libertà. L'interpretazione, però, non ha raggiunto la profondità emotiva del testo originale. L'arreglo musicale, con un'orchestra verbenera, ha creato un contrasto tra il calore della canzone e la freddezza del suono, rendendo l'apertura un momento in cui la serata ha perso parte della sua forza.

Il flamenco, pur essendo un elemento distintivo della cultura spagnola, ha trovato un'eco speciale grazie alla performance di Ángeles Toledano e Alba Mol, due artiste che hanno riuscito a unire tradizione e modernità. Le due cantanti hanno interpretato "Tu mirá", una canzone che ha segnato la Transizione spagnola e che è diventata un simbolo di speranza. L'interpretazione, accompagnata da un coro infantile e da strumenti tradizionali e moderni, ha dato un'impronta unica alla serata. Tuttavia, non è bastato a rimediare al deficit di artisti catalani di punta, che avrebbero potuto dare una dimensione più profonda alla cerimonia. Alcuni nomi, come Sopa de Cabra, Els Pets, Sidonie e Manel, hanno rappresentato generazioni intermedie, ma non hanno raggiunto il livello di emozione richiesto da un evento di questo tipo. La mancanza di figure storiche come Serrat ha lasciato un'impressione di incompletezza, nonostante il contributo di artisti emergenti come Maria Arnal, Maria Rodés e Dan Peralbo i El Comboi.

La scelta di includere un omaggio alla rumba catalana, con il gruppo Arrels de Gracia, ha rappresentato un tentativo di valorizzare la tradizione musicale locale. La formazione, notata per la sua capacità di coinvolgere il pubblico in eventi festivi, ha avuto però un'occasione persa. L'incorporazione di Bad Gyal, una delle star della musica urbana spagnola, non ha creato un'armonia tra stili, rendendo la performance poco coerente. Al contrario, la scelta di reinterpretare canzoni di Extremoduro, con Belén Aguilera e Dani Fernández, ha dato un momento di emozione, grazie al ricordo dell'autore, Robe Iniesta, scomparso l'anno precedente. La sua voce, accompagnata da una banda, ha suscitato un applauso spontaneo, dimostrando quanto il pubblico apprezzi la musica di una band che ha segnato la storia della musica spagnola. Questi momenti, sebbene rari, hanno dato un'immagine diversa della serata, che non è riuscita a deliziare come si sperava.

La cerimonia dei Goya a Barcellona ha lasciato un'impronta mista, con momenti di forza e momenti di debolezza. La mancanza di artisti di punta ha reso la serata meno significativa, pur se il contributo del flamenco e di alcuni interpreti emergenti ha dato una dimensione artistica diversa. La programmazione, pur essendo ambiziosa, non ha colpito come si sperava, lasciando un'impressione di incompletezza. Tuttavia, il ricordo di figure come Joan Manuel Serrat e la capacità di alcuni artisti di unire tradizione e modernità hanno dato un'eco positiva alla serata. Per il futuro, ci sono spunti di riflessione: il ruolo della musica catalana nella scena spagnola e la necessità di includere nomi storici in eventi di questo tipo. La cerimonia, pur non riuscendo a soddisfare le aspettative, ha dimostrato che la musica spagnola è in grado di trovare nuovi spazi, anche se a volte la mancanza di figure chiave rimane un problema da affrontare.

Fonte: El País Articolo originale

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