11 mar 2026

Giorno del Ricordo: foibe e massacri

La tragedia delle foibe, un evento drammatico e cruento che ha segnato la fine della Seconda Guerra Mondiale e la nascita di nuove divisioni politiche e nazionali, è stato un tema di grande rilevanza storica e sociale.

10 febbraio 2026 | 13:06 | 4 min di lettura
Giorno del Ricordo: foibe e massacri
Foto: Focus

La tragedia delle foibe, un evento drammatico e cruento che ha segnato la fine della Seconda Guerra Mondiale e la nascita di nuove divisioni politiche e nazionali, è stato un tema di grande rilevanza storica e sociale. Il giornalista e storico Luciano Garibaldi, insieme a Rossana Mondoni, ha dedicato quattro libri alla memoria di questa tragedia, pubblicati dalle edizioni Solfanelli. Tra questi, "Venti di bufera sul confine orientale", "Nel nome di Norma", dedicato a Norma Cossetto, una studentessa triestina tra le prime vittime della violenza rossa, "Il testamento di Licia", un dialogo approfondito con la sorella di Norma Cossetto, e "Foibe, un conto aperto". Questi scritti hanno rivelato i sanguinosi eventi che seguirono la fine della guerra, quando le milizie jugoslave di Tito, guidate da Josip Broz, si vendicarono contro gli italiani, gettandoli nelle foibe, delle fenditure carsiche utilizzate come discariche. La memoria di questa tragedia, che coinvolse migliaia di vittime, rimane un tema dibattuto e ancora oggi suscita emozioni e riflessioni.

La tragedia delle foibe si svolse principalmente tra il 1943 e il 1945, quando la Jugoslavia di Tito, con il sostegno sovietico, si impadronì delle regioni italiane della Venezia Giulia, dell'Istria, della Dalmazia e del Fiume. Queste aree, precedentemente controllate dall'Italia, furono teatro di una violenza estrema, in cui gli italiani furono torturati, assassinati e gettati nelle foibe. La violenza fu alimentata da un odio radicato verso gli italiani, che venivano considerati nemici del popolo jugoslavo. La prima ondata di violenza esplose subito dopo la firma dell'armistizio italiano del 1943, quando i partigiani jugoslavi si vendicarono contro i fascisti che avevano amministrato queste regioni con durezza. Questo periodo segnò l'inizio di un'ondata di sangue, che si protrasse per anni, con migliaia di vittime. La memoria di questa tragedia, tuttavia, è rimasta confinata nel regno dell'oblio per decenni, a causa di divisioni politiche e nazionali.

Il contesto storico della tragedia delle foibe è radicato nella complessa situazione politica e sociale che seguì la fine della Seconda Guerra Mondiale. Dopo la caduta del regime fascista italiano nel 1943, il Paese si trovò in una fase di frammentazione, con il crollo delle Forze Armate e la divisione tra chi si schierò con gli Alleati e chi rimase fedele al fascismo. Nei Balcani, in particolare in Croazia e Slovenia, il crollo dell'esercito italiano fu seguito da un'occupazione jugoslava, guidata da Tito, che mirava a riconquistare territori precedentemente controllati dall'Italia. Questa occupazione fu accompagnata da una politica di repressione e violenza, che colpì soprattutto gli italiani, considerati nemici del popolo jugoslavo. La violenza si intensificò nel 1945, quando i partigiani jugoslavi, liberati dal controllo tedesco, si impadronirono di Fiume e dell'Istria, dando inizio a una serie di esecuzioni e deportazioni. La situazione si aggravò ulteriormente con l'ingresso delle truppe alleate in Italia, che portarono a un conflitto tra le forze jugoslave e gli Alleati, complicando ulteriormente la situazione.

L'analisi delle implicazioni della tragedia delle foibe rivela come questa storia abbia lasciato un'impronta profonda sulla memoria collettiva e sulle relazioni internazionali. La violenza esercitata dagli jugoslavi contro gli italiani ha creato divisioni durature, che si riflettono ancora oggi nei dibattiti politici e sociali. La memoria delle vittime delle foibe è un tema che divide, poiché alcuni contestano la narrativa ufficiale, mentre altri richiedono un ricordo più ampio e approfondito. La tragedia ha anche avuto conseguenze economiche e sociali, con migliaia di italiani costretti all'esodo, che abbandonarono le loro case e le loro proprietà, lasciando dietro di loro una devastazione. La situazione è stata ulteriormente complicata dall'incertezza politica e dagli accordi internazionali, come la Conferenza di Parigi del 1947, che determinò il confine tra Italia e Jugoslavia. Questi eventi hanno lasciato un'eredità complessa, che continua a influenzare il rapporto tra le nazioni e la percezione della storia.

La chiusura del tema delle foibe richiama l'importanza di un ricordo consapevole e rispettoso delle vittime, nonché la necessità di affrontare le divisioni storiche e politiche che ne derivano. La memoria delle vittime delle foibe e degli italiani costretti all'esodo è un tema che richiede un approccio approfondito, in grado di riconoscere le complessità del passato senza alimentare nuove divisioni. La ricerca e la pubblicazione di documenti, come quelli di Luciano Garibaldi e Rossana Mondoni, rappresentano un passo importante verso la comprensione completa di questa tragedia. Tuttavia, la strada verso un confronto costruttivo e un riconoscimento pieno delle vittime rimane lunga, poiché la memoria delle foibe continua a essere un tema dibattuto e sensibile. La ricomposizione delle relazioni tra le nazioni e la riconciliazione sono obiettivi che richiedono un impegno costante, in grado di superare le divisioni del passato e costruire un futuro più sereno e giusto.

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